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Post scritti nel luglio, 2005

29/07/2005

A tavola con Montalbano

di Antonio Sofi, alle 00:16

Andrea CamilleriFinalmente ho trovato un po’ di tempo per leggerlo, ed è stato tempo ben speso. Si tratta di un saggio di Gianfranco Marrone, che insegna semiotica all’UniversitĂ  di Palermo.

Il saggio si intitola “Intorno alla tavola del Commissario Montalbano“, e si può scaricare in pdf dalla pagina che raccoglie alcuni tra testi e abstract di Marrone.
Il saggio è una raffinata analisi semiotica dell’universo gastronomico generato nei vari media da Salvo Montalbano, celebre personaggio dello scrittore siciliano Andrea Camilleri.

La lettura cade a puntino. O a fagiolo. O a ciliegina (sulla torta).

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27/07/2005

Urbanistica negoziata

di Luca Zaniol, alle 14:57

Il sasso, piccolo piccolo, gettato nel proverbiale stagno, ha fatto rimbalzare una serie di appunti (su una proposta di legge di riforma urbanistica) dalle parti di un architetto che ci legge.
Si chiama Luca Zaniol, ed è quello che io chiamo un architetto umanista.
Mi ricorderò sempre di una frase che mi disse lui, tanti anni fa (a me, figlio di architetto): “una casa deve semplicemente essere costruita attorno ad un uomo. E non deve accadere che un uomo si trovi a dover entrare in uno spazio che non è pensato per accoglierlo.” Sembra semplice, vero? Aggiungendo poco dopo che “le case, spesso, non sembrano progettate per essere riempite e vissute.”
Oggi Luca Zaniol disegna case pensando a tutte queste cose. Lo so. E spesso ci ritroviamo a discutere di questi argomenti. Lo ringrazio; e aspettando altre sue preziose indicazioni, qui sotto le sue prime riflessioni. eb

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25/07/2005

Dall’emergenza alla resilienza: sono solo bombaroli

di Antonio Sofi, alle 00:54

sharm.jpgIl capo dell’UnitĂ  di Crisi del ministero degli Esteri, Elisabetta Belloni, aveva un compito difficile nella gestione dell’emergenza seguita alla strage sul Mar Rosso. Il reimpatrio, le liste infinite, i morti, i dispersi. Il volto tirato di chi non dorme da molte ore, come nota Alberto Mattone su la Repubblica, sceglie comunque, davanti alla solita selva di microfoni, parole intrise di umanitĂ  e competenza. Penso alle parole e come sia complicato, in questi casi, scegliere quelle giuste. Penso all’emergenza, alla crisi; alle situazioni critiche, agli stati d’emergenza. Penso anche che noi italiani siamo imbattibili durante le emergenze; meno nell’evitarle – o nel prevenirle.

Ma che significa emergenza? O crisi? Le parole sono importanti. UnitĂ  di crisi è il nome della sezione del ministero degli esteri diretta da Elisabetta Belloni. Scrivevo, subito dopo il primo attentato alla metropolitana londinese, come, da quelle parti, vi sia invece una unitĂ  di Resilienza (resilience). C’è una bella differenza tra unitĂ  di crisi e unitĂ  di resilienza. L’idea stessa di resilienza porta con sè la promessa di un impegno costante nel tempo; e una unitĂ  di resilienza si preoccupa di costruire quanto piĂą possibile preventivamente quella elasticitĂ  che, come da definizione, predispone all’impatto di una emergenza critica. Il termine infatti rimanda alla capacitĂ  di un sistema di resistere e reagire ad urti improvvisi e destabilizzanti.

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20/07/2005

100!

di Antonio Sofi, alle 22:17

headerartNel mettere il nuovo header, margherite, gentile omaggio del caro amico giac (a proposito auguri!), mi sono accorto che, con la conta degli header (sì, quei cosi che stanno sopra questo post, con su scritto webgol, e che cambiano ogni tot umorale) è arrivata fino al numero 100 (cento). In due anni e mezzo. Cento header (sempre quei cosi lì).

Dopo rapida conversazione internazionale (eh, la Svizzera) con Enrico, decidiamo di festeggiare l’accaduto. Una sorta di omaggio ai coraggiosi che ci leggono.

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19/07/2005

Il grande tuffo

di Enrico Bianda, alle 15:20

[Rathauscafe by idogu]
Rathauscafe by idoguQueste giornate calde, questa domenica in particolare, con la luce forte, l’aria calda e le cicale che non ero più abituato a sentire, anche i treni passano più lentamente, lungo la ferrovia che corre a fianco il fiume.

Guardo i vagoni arrivare da dietro la curva, poco prima dello sferragliare si sente un’elettricità nell’aria, quasi uno schizzo d’acqua lontano, e sono i cavi elettrici che si agitano all’arrivo del treno. Se poi è un merci, passa lentamente senza fermarsi mai, solo vagoni scuri e corrono verso la città, oppure si perdono in su, risalendo il Valdarno.

Appena sotto la stazione si intravede una scaletta, nascosta tra i rami di alberi che salgono dal fiume. Un accesso pressoché inviolabile, salvo armarsi di machete e provare a sfidare quella parte di selvaggio che si riprende le rive dei nostri fiumi.
Sotto, appena ai piedi della piccola scala in ferro arrugginita, un po’ traballante, scorre l’Arno. O almeno quello che rimane del fiume in questi caldi mesi estivi. Tutto sommato è un fiume che se la cava ancora bene. Scorre piano, marrone, di un cupo antico e immobile, non lascia che si veda il fondo, e fa bene. Ma almeno qualcosa scorre, una parvenza d’acqua, una vicina rapida mi rassicura sulla presenza liquida. Altrove, riali, torrenti, fiumi o rigagnoli si asciugano, inesorabilmente. Li trovi nascosti e secchi tra le foglie, in un gorgo verde rigoglioso, traccia delusa dell’acqua.

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10/07/2005

Nonluoghi e resilienza (una gran bella parola)

di Antonio Sofi, alle 19:26

londonmap.gifGabriele Romagnoli su Repubblica di oggi, in un lungo pezzo dal titolo “La nostra paura quotidiana” accenna al fatto che i nonluoghi, sui quali scrivevo nei giorni scorsi, sono i posti nel quale la paura del terrorismo alberga. Ovviamente concordo (forte dei distinguo giĂ  fatti) e cito:

Le sedi in cui il nuovo terrore si è depositato sono principalmente i non luoghi, gli spazi dove non si vive, si transita: gli aeroporti, i mezzi di trasporto, i locali pubblici. La guerra convenzionale ti viene a colpire dove sei, bombarda le abitazioni, entra a fucile spianato “casa per casa”. Questo terrorismo (questa guerra non convenzionale) ti colpisce dove passi. La minaccia ti segue, ti accompagna. In questo modo la paura, letteralmente, ti paralizza. Induce a non muoverti per sentirti al sicuro. […] La valenza stessa dei non luoghi muta.

Non muoversi per sentirsi al sicuro.
Se ti muovi spesso troverai metrò, grattacieli che solleticano le nuvole e attirano gli aerei, stazioni affollate che ti connettono ad altrove.
Attaccare i nonluoghi è cercare di minare le fondamenta della modernità.
E minare le fondamenta della modernitĂ  non passa (è questa l’intuizione delle nuove forme del terrorismo) attraverso la distruzione di monumenti famosi, pregni di storia, ormai simboli invecchiati e statici, buoni al massimo per cartoline e fotografie di prammatica; e nemmeno attraverso il tentativo (equiparabile) di attentare alla vita di personaggi famosi, autoritĂ , leader nazionali.

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08/07/2005

Sotto casa

di Antonio Sofi, alle 20:08

londonmap.gif Nei commenti al post in cui azzardavo una riflessione sull’attentato di Londra e sui nonluoghi come simbolo e insieme tallone d’achille delle cittĂ  moderne, mi ritrovo quattro opinioni diverse. Pur non avendo alcuna propensione al sono-d’accordo-con-tutti, sono d’accordo con tutti. Qualcosa di sensato – una percentuale di validitĂ  ermeneutica – ci può essere nell’idea dei nonluoghi, ma solo una percentuale, appunto; affascinante come tutte le spiegazioni semplici, che appaiono non fare una piega, quando la piega è invece nel fatto che tutto è invece dannatamente complesso, irriducibile ad una spiegazione lineare (e rassicurante). Riprendo quei primi quattro commenti, ringraziando chi ha reagito alla mia provocazione.

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08/07/2005

La prima, il punto debole, la seconda cosa

di Antonio Sofi, alle 12:26

londonmap.gifAppena ho saputo degli attentati alla metropolitana di Londra (quando ancora si parlava di sovraccarichi energetici: mi chiedo, visto che con informazioni insufficienti è azzardata qualsiasi spiegazione, e visto che non è la prima volta in casi simili, se sia ingenuità, scaramanzia o tentativo di insabbiamento, nel caso in cui la cosa si risolva con pochi danni), la prima cosa che ho pensato è stata che si trattava, quantomeno in teoria, di un ennesimo nonluogo.
Una metropolitana: dopo i grattacieli a New York, e la stazione a Madrid.

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06/07/2005

GiĂą le mani

di Raffaele Palumbo, alle 09:04

[Con saggia – e inevitabile – lentezza, un primo piccolo grande rimbalzo; mi riferisco alla legge sulla riforma urbanistica, ora al senato: quella che non si sa se è una bufala, un rischio vero, una esagerazione, una innocua prassi fatta legge. E’ di Raffaele Palumbo, caro amico e diretĂąr di Controradio, storica attivissima radio toscana. Il pezzo è uscito il 6 Luglio per la rubrica “Senza Filtro”, sull’UnitĂ  – Firenze. Grazie. as]

E’ stata approvata alla Camera – nel silenzio piĂą assoluto – la riforma urbanistica firmata dal forzista Maurizio Lupi, che di fatto permetterĂ  ai proprietari fondiari di scrivere i nuovi piani regolatori.
Come è possibile? Semplice: i Comuni dovranno contrattare i piani regolatori e le varianti con tutti i soggetti economici interessati, dai costruttori ai proprietari.

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05/07/2005

Paesaggio totale

di Enrico Bianda, alle 21:50

urbanisticaTutto tace. Al momento. Non demordiamo. Qualcuno in realtà ci ha aiutato, ha scovato i documenti. Mi ricordo le parole di Sciascia, sussurrate, immagino, alle orecchie attente di Enrico Deaglio… Leggere delle carte e guardare delle facce…
Questa riforma, così, di primo acchito, mi viene di pensarla come una delle tante predisposte, e soprattutto realizzate, ad hoc, guardando diritto negli occhi di chi commissiona, di chi domanda, di chi ordina.
Si finisce per esserne ossessionati.
Ci pensiamo e ripensiamo. Ho ritrovato qualche appunto, preso nei mesi passati, curiosando, osservando.
Riguardano la nozione stessa di paesaggio. Perché a trasformarsi non sarà solo il tessuto urbano, e quindi anche sociale e culturale. Ma sarà, appena fuori dalle nostre città, anche il paesaggio, l’ordine sottile, mandato a memoria, delle nostre coscienze. La linea e il confine comunitario dell’esperienza.

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04/07/2005

Le mani sulla cittĂ 

di Enrico Bianda, alle 11:38

Allora. E’ passata sotto generale silenzio, e anche io ho dovuto lasciar passare qualche giorno, chiedendo in giro tra amici e parenti se ne avessero sentito parlare. E’ una nuova proposta di riforma. A me pare grave, parecchio, sarà una mia mania, un’ossessione, come mi dice un’ amica, con le periferie e le città e su queste pagine abbiamo avuto modo di parlarne spesso.
Di che cosa si tratta (e scusate il tema a freddo quando tutti vi aspettavate qualcosa di fresco e lieve, come l’estate che ci ha agguantato).

Alla Camera dei Deputati, qualche giorno fa, esattamente il 28 giugno, è stata presentata una proposta di riforma urbanistica che in sostanza porta i poteri immobiliari a ridisegnare il complesso dell’impianto urbanistico delle nostre città (lo so, già lo facevano, e vedremo come, ma almeno avevamo i piani regolatori a calmare l’impeto speculativo).

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