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21/06/2005

Freud, Nuccia e le parrucchiere

di Santa Di Pierro, alle 11:46

[Foto di Santa Di Pierro]
Nuccia, foto di Santa Di PierroDevo alla parrucchiera il mio stato confusionale e un impressionante calo dell’autostima. Lo devo a lei e alla sua passione per i tagli alla moda desunti direttamente dai cataloghi che le spediscono da Milano – perché lì se ne intendono di moda.

Faccio io? – chiede lei appena mi accomodo sulla sedia. Sventurata rispondo sì, ogni tanto è piacevole sapere che qualcun altro sta scegliendo per me. Sono lì tranquilla e fiduciosa, mentre lei, Pinuccia detta Nuccia, armeggia tra le mie ciocche bagnate. Le tira su, osserva, taglia, scala, sfoltisce, modella. E parla. Pinuccia detta Nuccia è la parrucchiera di fiducia della mia famiglia, colei che ha visto crescere generazioni di ciocche del mio nucleo parentale in linea femminile.

Ora, però, devo esorcizzare un istinto tricocida nei confronti suoi e del suo taglio alla milanese. Un taglio che dopo il primo shampoo ha assunto una forma ingestibile. Ora non faccio altro che pregare affinché i capelli crescano in fretta. Devo rimediare al risultato di una micidiale miscela: la mia debolezza e la voglia di creatività di Pinuccia detta Nuccia, parrucchiera di provincia.

La prima parrucchiera che ricordo è la signora Maria. Aveva il suo Da Maria in un locale a piano terra nel vecchio quartiere dove sono nata. La signora Maria era bionda tinta ed io ero poco più di una bambina. Erano i primi anni ’80, mi ricordo ancora quella piccola stanza divisa dalla cucina da un tenda a strisce di plastica colorate: bastava attraversare quella strana tenda ed eri o nella sua cucina o nel suo negozio.
La figlia più grande preparava il caffè per le clienti e tra odori di shampoo, lacca, acidi per la permanente e aroma di caffè si consumavano intere sedute di terapie di gruppo, sapientemente orchestrate da lei, dalla Signora Maria. Io e Antonella, la mia amica di giochi, entravamo dalla porta d’ingresso del negozio, rubavamo i bigodini rossi e gialli dal cestello, attraversavamo la tenda magica e la cucina per uscire poi, correndo, dalla porta del retro sempre aperta.

Il punto è che la parrucchiera, specie nel Sud Italia, non è mai solamente una parrucchiera.
Fa i capelli e fa le veci. Degli analisti freudiani, dei giornalisti, dei confessori. Sono maestre di intrighi e di femminismi, le parrucchiere.

[Foto di Santa Di Pierro]
Forrbici, foto di Santa Di PierroAnche se a questo punto urge fare una distinzione. Tra i coiffeur per signore del Nord e quelli del Sud, tra piccoli e grandi centri, tra città e paese.

Ho vissuto a Milano alcuni anni.
E a Milano, per esempio, ho sentito dire vado dal parrucchiere anche se poi chi lava e taglia i capelli è una donna. Oppure vado da Jean Luis David, come se poi non si trattasse di un franchising con saloni senza un’identità precisa, dal design essenziale e freddo. Posti in cui devi scrivere il nome sul foglietto d’attesa.

Al Sud no. Se devi annunciare che stai andando da una parrucchiera la chiami col suo nome di battesimo. Il negozio, infatti, non avrà mai un’intestazione astratta, come ad esempio Il paradiso dei capelli oppure Centro Benessere Capelli. Sarà sempre, invece, il nome proprio della parrucchiera: da Maria o da Mary, da Giusy oppure semplicemente Angela. La scelta di attribuire il nome proprio al negozio crea le premesse per un rapporto di fiducia personale tra la cliente e la titolare.

Una donna, così, non dirà mai vado dal parrucchiere, ma vado da Mary, da Angela. O da Nuccia, appunto. Quasi a dire a casa di, perché il clima che crei con la tua lei di fiducia è un rapporto d’amicizia, di pettegolezzo, di intimità. Un conforto sotto l’egida di un’acconciatura.

A Milano puoi trovare i quick service creati apposta per la donna che lavora e dedica la pausa pranzo all’acconciatura settimanale. Senza perdere troppo tempo in chiacchiere, ti fanno una messa in piega in una ventina di minuti. Il tutto a prova d’orologio.
Al Sud no. Quando la moglie dice al marito vado da Nuccia, da Angela o da Maria, il marito sa che la moglie non tornerà prima di due ore. E che si potranno sfiorare le tre ore se è sabato o il giorno dopo c’è qualche festa canonica.

Nelle grandi città, infine, si possono trovare veri e propri saloni di bellezza del capello, dove ti fanno la manicure mentre aspetti sotto il casco che il colore si fissi sulle 250 ciocche sapientemente impacchettate nella carta stagnola, dove ti propongono acconciature così complesse che un ingegnere si confonde. Spesso però l’ambiente è impersonale, la chiacchiera scarna.

In provincia, invece, il ruolo della parrucchiera è di quelli socialmente utili. Esagero? Forse, ma spesso un taglio di capelli in una donna è riflesso di qualcosa di molto più profondo di una semplice esigenza estetica. Quasi tutte le donne, per esempio, almeno una volta nella vita hanno deciso di tagliarsi i capelli per dare un taglio netto ad una storia d’amore finita male. Una specie di cambiamento radicale, un gesto tra il pubblico e il privato. Convincersi e insieme comunicare agli altri che, da quel momento, sei una persona nuova, più forte.

La parrucchiera, specie nei piccoli centri, ha contribuito nel tempo all’evoluzione del gusto, della moda. Ha svecchiato l’idea di bellezza della donna di paese. Anche perché, la parrucchiera, la donna del Sud, la vuole aggiornata. E la professionista del capello di provincia frequenta corsi a Bologna o a Milano, per imparare nuove estetiche dell’apparire.

Loro, le parrucchiere di paese, non vedono l’ora di tornare a casa per applicare le tecniche apprese. Ma questo, ovviamente, non possono farlo sulle signore. Il target preferito è costituito da ragazze o giovani donne che non hanno ancora rinunciato all’idea che le cose non possono cambiare con un semplice cambio di look.

Appena una giovane figura femminile varca la soglia del negozio, la titolare e le sue assistenti in pochi attimi riconoscono la sagoma in controluce, processano i precedenti, sanno se vive fuori casa o è stanziale, per esempio. Nel primo caso, infatti, ci sono buone possibilità che sia più aperta a nuove esperienze estetiche. O magari sanno anche che la poveretta sta passando un momento, come dire, di passaggio (lo sanno perché la zia, l’amica, la nonna, la mamma e la sorella della vittima sono già andate nei giorni precedenti a farsi i capelli). A questo punto si lanciano uno sguardo d’intesa tra di loro e sorridono.

E su questa consapevolezza la parrucchiera infierisce. Arriva subito la proposta più o meno esplicita di un bel taglio fresco e giovane. Basta con questi capelli lunghi, basta con questi tagli corti che non hanno forma, basta ad aver paura di mostrarsi intraprendenti.
Non ti preoccupare, mia cara, faccio io.

Ed eccola, la moglie di Figaro, che si isola dal chiacchiericcio, si concentra e si sfoga finalmente sulla sua cliente ideale: indecisa, giovane, idealista. Ci vuole un taglio scalato, certo, molto scalato, sì, poi con questa bella fronte, è evidente, quello che ci vuole è un taglio che metta in risalto lo sguardo. Lo sguardo. In breve ti convinci che lei ha ragione e che il tuo aspetto può, deve, migliorare. Tra le sue mani la tua testa sembra perfetta. Paghi soddisfatta, esci a testa alta e fiera. Ma è tutto un trucco: al primo shampoo casalingo la testa non sarà più come prima.

Ci hai creduto, che le cose potessero cambiare con un bel taglio, un po’ di gel e un colpo di phon. Forse è questa la cosa importante: averci provato e creduto. Il resto appartiene ai cataloghi di moda e a chi crede che andare dalla parrucchiera di fiducia sia soltanto un semplice gesto di vanità.


  • Parrucchiere Mullet Cevoli Manila (mischiare a piacimento)
  • Lost in Lost
  • M’è dolce questo narrar. Paolo Rumiz e il nuovo feuilleton giornalistico
  • Quando la città trattiene il respiro

  • 29 Commenti al post “Freud, Nuccia e le parrucchiere”

    1. Melanzina
      giugno 7th, 2007 14:08
      1

      Girovagando qua e là nella “blogosfera” mi sono imbattuta in un post scritto ormai due anni fa da una personcina di mia conoscenza e di cui non avevo avuto notizia. Io l’ho trovato piacevole e arguto, ve lo consiglio: Freud, Nuccia e le parrucchiere

    2. mariocri
      giugno 21st, 2005 12:36
      2

      Molto bello! Mi sembrano i racconti di mia moglie (e delle mie sorelle, cugine etc.etc famiglia lunga) :)
      ciao, mario

    3. chiara
      giugno 21st, 2005 12:49
      3

      Tutte credo hanno avuto una signora Maria, parrucchiera dell’infanzia, col negozio diviso con una tenda dalla cucina. Io che pure vivo in provincia ce l’ho avuta, e per me ancora il parrucchiere (uso il maschile perché si tratta di un uomo) è spesso e volentieri vogolia di cambiare, di dare un taglio ad un periodo della mia vita per iniziarne uno nuovo.
      Le cose non cambiano con un bel taglio, è solo un’illusione, ma è sempre qualcosa, e aiuta, almeno a me.
      I tuoi capelli ricresceranno, e comunque dopo due o tre sciampi imparerai a gestirli :)
      Ciao, splendido post.

    4. gomitolo
      giugno 21st, 2005 13:21
      4

      Molto, molto bello. Grazie.

    5. Santa
      giugno 21st, 2005 14:51
      5

      mariocri:grazie;
      chiara: i capelli, a fatica, stanno ricrescendo. Ora riesco a fare persino le treccine alla pocaontas…e per il momento quando ho voglia di dare un taglio netto a qualcosa provo a bere un bicchiere di vino in più e a riderci su. Parucchiera, per ora, vade retro!:-)
      gomitolo: :-))

    6. fabrizio
      giugno 21st, 2005 19:29
      6

      ………uhm, capisco che trattasi di commento per sole donne, le quali possono anche ritrovare, miscelati, il profumo della madeleine proustiana e quello pungente dell’acido per permanenti… ma, qualora un ex-giovane tricoleso si imbatta in questo post dal titolo ‘freud, nuccia e le parucchiere’ cosa può pensare di sé stesso che dal parrucchiere ci va il lunedì o la domenica? (perchè ormai ci pensa da solo con la macchinetta?… che non può più contare sull’illusione della novità o del ‘taglio netto’ col passato? o che il taglio è stato così netto che bisognerà reincarnarsi per riprovarci? :-)che le confidenze ed i pettegolezzi se li deve raccontare da solo? o forse che deve solo ringraziare Bruce Willis o Vialli finché dura???)

    7. santa
      giugno 21st, 2005 20:25
      7

      Fab, non mi dire che nei tuoi ricordi pre-tricolesione non hai immagini di barbieri e spezzoni di discorsi surreali tra uomini?quelli tutto calcio e foto rubate alle riviste gossip/hard?

    8. maria
      giugno 21st, 2005 22:14
      8

      Un quadro veramente perfetto e reale di tutti i parrucchieri del sud. Ma io ci metterei anche quelli del nord, se non capiti come dici tu da jean luis david. Io ho con il mio un rapporto di amore-odio: ci vado da 40 anni, lo odio quando non mi accontenta e lo apprezzo quando sono fuori casa e non ne trovo uno uguale. Brava. Maria.

    9. fabrizio
      giugno 22nd, 2005 11:37
      9

      … io avevo un barbiere iscritto a scientology…….. un tipo molto sui generis….. ed ho detto tutto… :-)
      comunque posso confermare quello che dici sulla base di quanto raccontatomi da amiche e madre… tutto sacrosanto…..

    10. stefano
      giugno 22nd, 2005 11:57
      10

      Originale e simpatica. Continua il viaggio di Santa nei meandri del sud profondo, alla ricerca di un sociale forse altrove perduto. Dopo “La controra”, “Nuccia …” aggiunge fisicità alla ricerca. Qui il rapporto è più intimo perché prevede un contatto fisico, non solo con i luoghi deserti di un cortile o di una via nel primo pomeriggio, ma con un “officiante” che prende contatto col tuo corpo (con i capelli in questo caso) e opera una trasformazione. Ma soprattutto è “naturalmente abilitato” a stabilire questo contatto da una conoscenza per via madrilineare che crea un contesto confidenziale. Corretto l’accostamento a Freud (ma anche allo shampoo di Gaber, se il problema è “dare un taglio” col passato). Tutta la vita sociale è un rito, anche quella “desocializzata” della metropoli. Tutto sta a percepirli, questi riti, e indagarli. Se si ha la curiosità dell’antropologo! Continui, vero?

    11. stefano
      giugno 22nd, 2005 12:01
      11

      … dimenticavo. 10 e lode per le foto!!!

    12. santa
      giugno 22nd, 2005 14:59
      12

      Maria: hai ragione, alla fine il rapporto è di quelli vincolanti e di dipendenza piena! Nonostante mi lamenti sempre delle sue interpretazioni sulla base di miei tentativi di spiegarle il taglio che vorrei, la mia parucchiera è quella e non la cambio. Forse proprio per tutti quei valori aggiunti di “umanità” e confidenza di cui noi, donne del sud italia, non possiamo fare a meno…o quasi.

    13. santa
      giugno 22nd, 2005 15:01
      13

      Stefano: grazie…e sì…continuo, continuo…:-)

    14. polenta
      giugno 22nd, 2005 15:28
      14

      Grazie per questo bellissimo giro gratis nei miei ricordi (mio padre faceva il parrucchiere…)
      Mi auguro anch’io che tu continui!

    15. snaporaz
      giugno 22nd, 2005 19:25
      15

      Eccomi.
      Anch’io figlio di parrucchiere al quale il racconto di santa ha risvegliato i ricordi, le atmosfere. Il ricordo degli odori così caratteristici di lacche e tinture. Grazie Santa.
      Il negozio “Nino Coiffeur” era in centro, grande e luminoso. Non condivideva lo spazio con la cucina; in questo c’era un retro dove si allestivano le tinture ed un atrio scoperto dove si tenevano i tanti teli ad asciugare. Per me ragazzino quell’atrio, il laboratorio ed il portico sul quale si affacciava il negozio erano lo spazio per giocare con gli amici, il retro dove nascondermi, inventare mondi e fare i compiti.
      Delle clienti ne ricordo alcune che pur venendo spesso si stupivano sempre di me. Toccandomi la faccia e pretendendo baci sulle loro guance tremendamente incipriate dicevano: Ma guarda come sei cresciuto: che bel ragazzino. Forse speravano in uno sconto perché non sono né bello né alto. Altre invece erano molto riservate, altezzose, severissime. Mi guardavano dall’alto e sembravano sempre contrariate dalla mia presenza intorno. Stringevano la borsetta sul petto e venivano spesso in compagnia di una figlia, muta, che faceva compagnia al cappotto mentre loro passavano ore sotto il casco. Vederle spettinate tra le mani di mio padre era una specie di rivincita. C’era uno strano casco di gomma con i buchi dai quali far uscire i capelli per fare la tintura che rendeva quelle facce severe sicuramente più alla portata della “psicoanalisi” che mi faceva compagnia nei giochi da retrobottega. Studio per diventare dentista: chissà come guarderò i miei pazienti.

    16. Santa
      giugno 22nd, 2005 19:49
      16

      Snaporaz:innanzitutto grazie per il tuo commento e per il tuo ricordo personale molto bello. Una valida integrazione al mio sguardo esterno.
      Hai sollevato un punto di vista interessante: noi guardiamo loro, le parrucchiere/i. Ma come ci guardano e come giudicano loro le nostre manie da “prigioniere dell’apparire”?

    17. edi
      giugno 27th, 2005 22:36
      17

      splendido post. Ricordo le tragedie dal parrucchiere di mamma, che non sapeva assolutamente tagliarmi i capelli e dal quale mi ostinavo a tornare: finché un giorno non mi tinse per sbaglio di arancione, scioccandomi per sempre. :-)

    18. santa
      giugno 28th, 2005 19:06
      18

      Edi:
      di arancione!!??Non so se sia peggio un taglio o una tinta sbagliata..mah!chissà!?!

    19. edi
      giugno 29th, 2005 17:09
      19

      stanno a pari merito, cara Santa. Soprattutto se hai sedici anni e stai per andare a una festa in cui c’è l’Omino che Ti Piace. ;-)

    20. Santa
      giugno 29th, 2005 19:39
      20

      evabbè, edi…allora questa parrucchiera è da segnalare al telefono rosa!

    21. santa
      giugno 29th, 2005 19:39
      21

      evabbè, edi…allora questa parrucchiera è da segnalare al telefono rosa!

    22. Giorgia
      giugno 30th, 2005 16:56
      22

      …bello! Ironico e incisivo!!
      Brava T!!!

    23. Giorgia
      giugno 30th, 2005 16:56
      23

      ..dimenticavo…belle anche le foto!!! :-))

    24. NICO DE GREGORIO
      gennaio 23rd, 2006 10:20
      24

      IO HO AVUTO UN RAPPORTO TERRIBILE COL BARBIERE, VISTO CHE DA PICCOLO NON CI VOLEVO MAI ANDARE E TUTTI MI SCAMBIAVANO PER UNA FEMMINUCCIA.COL PASSARE DEGLI ANNI LI HO VOLUTI SEMPE PIU’CORTI ED ORA LI PORTO ALLA NAZISKIN.VI ASSICURO CHE SONO COMODISSIMI SIA D’ESTATE CHE D’INVERNO.

    25. angy
      settembre 1st, 2007 17:11
      25

      carinissimo il tuo racconto santa…ti parla una che che le parrucchiere del piccolo paese in cui abita,che a giuducare dal cognome che porti,non dovrebbe essere lontano dal tuo,se le è girate tutte.e continuo a cambiare…adesso prendo pullman,treno e vado fuori paese a sperimentarne altre.sono una perfezionista,odio le asimmetrie…insomma dovrei imparare a tagliarmeli io i capelli credo.solo cosi’sarei contenta forse.anche dei miei errori.

    26. Lella
      ottobre 19th, 2007 01:15
      26

      non puoi fare altro che fare un salto su capelli di fata ;)

    27. Flavia
      gennaio 5th, 2008 00:36
      27

      Ciao, passavo di qui, domani mattina ho appuntamento dal parruchiere…
      Sono una trentina d’anni (abbondanti) che vado dal parrucchiere (prima mi ci portava la mamma e decideva lei come e quando e comunque a volte ne uscivo piangendo)… e sono una trentina d’anni che sono terrorizzata: esco SEMPRE con la stessa tua sensazione di disastro totale.
      Esiste un parrucchiere che non abbia manie di grandezza ma voglia semplicemente aggiustare un po’ il taglio e non farmi uscire come una pazza e soprattutto passare mesi per imparare a pettinarmi e quando finalmente imparo è l’ora di tagliarli di nuovo?
      ESISTE EH, ESISTE?
      Se si vado ovunque da lui/lei, attraverso la penisola in lungo e in largo isole comprese e ci vado (tanto lo faccio 3-4 volte l’anno)… giuro!

    28. Giamp
      aprile 16th, 2008 09:51
      28

      Affidati a chi a in se l’espressione dell’innamorato. Quel misto di passione ed amore per le donne. Diffida da chi ha l’espressione del ci penso io perchè…
      Perchè a volte cercherà di trasformarti solo per una sfida e quindi non cercherà di tirar fuori il bello che c’è in ognuno di noi.
      Amor amor amor

    29. Maria
      febbraio 17th, 2011 23:10
      29

      Articolo visionario che inquadra in maniera veramente perfetta e reale tutti i parrucchieri del sud. Fantastico.

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