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16/06/2005

Dolore che vieni dolore che vai

di Proserpina, alle 12:48

[foto di Proserpina]
Corpiabbracci, foto di Proserpina– Disturbo?
– No, tranquillo, sto solo cercando di suicidarmi.

Quando Air mi si avvicina sono con il polso sinistro vicino alla lampada, armeggiando con l’altra mano.
No. Non mi sto suicidando sul serio, quello che tento di fare questa sera è fotografare le mie vene. Il mio sangue. Sto, ovvero, tentando di fotografare il dolore.

Air l’ho conosciuto un paio d’anni fa. Evito di raccontarvi i particolari, vi sia chiaro comunque che è la persona imprescindibile della mia vita. Quella che il giorno in cui sparirà mi avrà sulla coscienza per sempre. E’ la mia minaccia. Io lo chiamo Air, anche se un nome ce l’ha, ma non complichiamo le cose.

Air si siede sul letto accanto a me, dice che vuole parlarmi.
– Dimmi pure – gli dico io, continuando ad armeggiare con la digitale e il polso. – Hai finalmente capito che sono la donna della tua vita? – lo anticipo, sperando che quell’espressione sobria che s’è portato appresso presupponga un discorso serissimo come la nostra vita assieme.
– Ho da scrivere un pezzo, ma non so da dove cominciare – mi dice lui, distruggendo ogni mia speranza.
Ecco la faccia funebre. Non sa come fare e chiede aiuto a me.
Smetto l’impresa di fotografare il sangue e il subbuglio che ho dentro, e mi volto.
– E di che cosa parla questo pezzo?
– Del dolore.

Ora, voi dovete sapere che io sono una donna incapace di provare il dolore. Una donna che sta passando i suoi migliori anni nel tentativo di capire cos’è il dolore, di comprenderlo. Una donna che della sofferenza ha fatto conquista, che coccola le ferite e alimenta le malinconie, e sorride e si fa beffe del dolore che riesce a provare.

– Il dolore? Lo vieni a chiedere a me?
– Sì, a te.
– Iniziamo dal principio. Per cosa devi scrivere, quanto lungo, e soprattutto a chi è indirizzato il pezzo?
Lui sbuffa. Crede sempre che io debba sapere subito tutto, come se non valga la pena stare lì seduto vicino a me, sul mio letto eternamente disfatto, e sforzarsi di dirmi di cosa si tratta.
– Devo parlare del dolore del corpo, per uno speciale sul corpo.
Non mi torna qualcosa. – Devi parlare del dolore in uno speciale sul corpo?
– Sì, sei diventata scema?
No, caso mai scemo lo è diventato lui, Air. Se lo speciale ha come centro il corpo, perché a me chiede di parlargli del dolore?
– Sì, certo – riprende lui nel bel mezzo dei miei pensieri – a te può sembrare illogico, però è un gran problema. Se bastasse parlare del corpo in quanto corpo sarebbe semplicissimo. Ma parlare del dolore del corpo non è la stessa cosa. Tu, ad esempio, come definiresti in tre parole, e solo tre!, il dolore del tuo corpo?
Ci ha messo 19 secondi a fregarmi. Li conto sempre. Di solito ha una media di 36, ma oggi ha battuto ogni record. Mi legge nei pensieri e poi non vuole neanche accettare che sia io la donna della sua vita.
– Tre parole – inizio a mordermi un labbro – tre parole… le prime che mi vengono in mente sono: incontrollato, localizzato – Ma non finisco di parlare che giĂ  mi interrompe.
– Cazzate.
Quando fa così lo amo. Ma tanto. Solo che non posso dirglielo, se un giorno dovessi esordire a metà di un discorso con “ti amo”, sverrebbe dalla paura. In fondo non vuole ancora accettare che io sia la donna della sua vita. Figuriamoci tutto il resto.
– Vero – torno indietro nei miei pensieri che è una meraviglia.
– Non è incontrollato, perchĂ© tu puoi somatizzare qualsiasi cosa e quindi provocarti determinati dolori, volontari, in precisi momenti. Questo esclude anche imprevedibile, perchĂ© tutti i dolori che puoi provare esistono. Io escluderei anche impossibile, figurati incontrollato.
– E posso anche controllare un dolore – continuo io – la mente è un’arma potentissima. Anche localizzato è una falsa affermazione, perchĂ© il dolore del corpo può essere anche totale, in diversi casi, soprattutto quando strettamente collegati con uno stato psicologico.
– Andiamo avanti, Mì – mi dice lui. Quando mi chiama Mì, che è solo un risparmio di sillabe del mio nome, so che sto per cacciarmi in una miriade di guai.
– Andiamo a farci un caffè – rispondo.
– Il caffè, fa male al corpo?
– Allo stomaco, se eccessivo o se intollerato.
– Allora il dolore al corpo può essere volontario. Abbiamo corpi volontariamente dolorosi. Ti fa male troppo caffè, Mì. Che ne dici di un cioccolato?
– Fa male a te.

corpiabbraccio, foto di ProserpinaIn cucina ho due giorni di piatti da lavare. Lui neanche se ne accorge, si siede, tira fuori un taccuino, una matita e inizia a scrivere.
– Senti – gli dico – vuoi capire cos’è il dolore per il corpo, quando il corpo prova dolore o come il corpo prova dolore?
Alza la testa e mi fissa con uno sguardo illuminato. E’ fatta, penso io, ha capito che mi vuole per sempre vicino a lui. Corpo a corpo.
– Partiamo dall’ultima. Come prova dolore il corpo?
Ha capito un emerito… è meglio che mi rassegni, questa sera sarà molto dolorosa.
– Il corpo prova dolore con segni evidenti, ferendosi. O lo prova con segni interni, con malesseri solo provabili, non visibili. I feel, hai presente?
– Andiamo avanti. Quando prova dolore il corpo?
Ora, vorrei rispondergli. Ora prova dolore il mio corpo se non mi accarezzi subito, se non mi dici che hai capito che sono io che vuoi accanto a te, e che se un giorno dovessi dirti quel che non si dice, non andrai via.
– Il corpo prova dolore quando subisce dei traumi esterni, ma lo prova anche quando ha reazioni interne.
– Parlami di quest’ultime.
“Hai presente quando tu mi presenti una tua donna, o quando mi dici una bugia che scopro in 7 minuti, o quando io provo quella sensazione di nausea e soffocamento quando tu non sei con me, quel senso di debolezza che mi fa piegare sulle ginocchia, e girare la testa quando ti vedo? Ecco, quello è il dolore fisico, che nasce dallo psichico”.
– Ci sei?
– Sì sì – mi risveglio. Devo smetterla con certi pensieri.
– Allora?
– Allora un dolore psichico che si ripercuote sul corpo può essere la gastrite nervosa. O la nausea. Lo stress provoca dolori corporali. Anche l’ansia, la tachicardia.
– Ma non c’è ferimento.
– A livello esterno penso che l’unica causa di evidenti conseguenze sul corpo di agitazioni interne siano i brufoli.
– Sei agitata tu?
Ecco, ricomincia a prendermi in giro.
– No. Il brufolo che ho sulla guancia è colpa della cioccolata.
– Peggio.
Chiedermi perché mangio cioccolata è eccessivo, vero? Peccato. Avevo già pronta la risposta: perché ho bisogno di affetto. Del tuo affetto.
– Infine.
– Infine cosa?
– L’ultimo parametro del dolore del corpo. Cos’è.
– Questo non lo so.
– Scarsona.
– Dimmelo tu cos’è, allora.
– Sei tu quella che deve aiutarmi, mica io.
– Ma tu sei quello che deve scrivere il pezzo. Cos’è il dolore del corpo?
– Quando non sei vicino a me e sento la tua mancanza?
Ora potrei morire e sarei la donna piĂą felice del mondo.
– Il dolore del corpo è una mancanza?
– Il dolore del corpo è un eccesso.
Mi ha già fregato di nuovo. 7 secondi, ormai migliora a vista d’occhio.
– Facciamo una cosa? – azzardo furbetta.
– Paura di te…
– Io ti faccio male e tu mi dici cosa provi, come lo provi e soprattutto cos’è che provi.
Almeno un po’ di esitazione in questi casi è da copione. Non si può subito accettare una proposta del genere. Ma questo qui che ho di fronte è Air, mica un marcantonio qualunque (che si sa, sono solo uomini sottili, ed io che me ne faccio?)
– Ci sto.
Mi alzo, gli prendo le mani, avvicino il mio corpo al suo, la mia bocca a sfiorargli il collo, una mano che gli accarezza la schiena, l’altra che gli sferra un pugno in piena pancia, mentre sussurro “se non ti muovi a convincerti che sono la donna della tua vita, me ne vado”.
Lui cade a terra in ginocchio, mi guarda e mentre striscia verso il bagno lo sento biascicare: “ahia”.


  • Davanti al dolore degli altri
  • Corpi disabitati
  • Ultimo Amore
  • Per favore non mordermi sul collo /3. La manutenzione di un dolore artificiale.

  • 15 Commenti al post “Dolore che vieni dolore che vai”

    1. Santa
      giugno 16th, 2005 19:36
      1

      Dolore/cultura: il dolore è una percezione mnemonica. La qualitĂ  e la quantitĂ  di questa percezione dipende da come siamo stati educati, dipende dalle “latitudini culturali”.

      Dolore/natura: che esso sia fisico o – passami il termine – spirituale, il dolore è uno strumento che il corpo usa per segnare il limite; può lasciare un segno sul corpo o una traccia nella memoria. Come l’amore, no?

    2. Proserpina
      giugno 16th, 2005 20:15
      2

      Il dolore dell’amore è quello che fa piĂą male.
      Indelebile (nel corpo e nella mente ho cicatrici del mio amore).

    3. OrlandoFurioso
      giugno 16th, 2005 22:56
      3

      Il dolore piĂą grande è sentire nella propria testa il bulimico ticchettio delle lancette dell’orologio
      Tic Tac Tic Tac Tic Tac ti.c ta.c t.i.c t..a..c
      t….i……c t…………..a…………….c
      ………………………………………..

    4. carnefresca
      giugno 17th, 2005 01:54
      4

      love sucks.

    5. mauro
      giugno 17th, 2005 11:32
      5

      la vocazione al dolore si sostanzia anche nella scelta del partner. indubbiamente quel tizio le darĂ  delle soddisfazioni in materia.

    6. antonio
      giugno 17th, 2005 11:38
      6

      lo so che trivializzo, e nanche in romantiche direzioni, ma non fa piacere neanche dover cancellare centinaia di spam nei commenti e nei trackback (peraltro poi mi sbaglio nella fretta, e ora ho cancellato per sbaglio quello vero di qua, pros puoi rimetterlo che mi piacciono quelli veri?) ;)

    7. Pros
      giugno 17th, 2005 11:42
      7

      Ah! Che dolore! ;)
      SarĂ  fatto, sfidando i segni del destino…

    8. Pros
      giugno 17th, 2005 11:58
      8

      Mauro: ho scoperto a mie spese che l’amore vero è quello che ti fa male, che si muove e ti travolge, e da cui cerchi di proteggerti inventando ogni scudo possibile, anche il peggiore, anche il piĂą vile. Però l’amore ha vita propria, non dipende dalle nostre decisioni razionali. E quando decidi che vuoi andare via, lui ti si attacca addosso e non ti lascia piĂą.
      Ma il bello dell’amore è che si misura con il dolore: fino a quando soffri per una persona, anche avendola distante, anche non avendola piĂą, vuol dire che l’amore è sempre vivo.
      Continuo a guardarmi le vene, a fotografarmi il dolore, a vederci inciso Air, ma con il suo vero nome.

    9. One hour photo
      giugno 17th, 2005 20:27
      9

      La foto gioca il ruolo piĂą importante secondo me perchĂ© gestisce tutta la sfera sentimentale e trasmette l’emozione del testo senza renderlo didascalico. è un’accostamento perfetto.

      L’amore? certo che fa male se no nonsarebbe tale.

    10. Effe
      giugno 20th, 2005 11:02
      10

      il dolore fa scrivere buone cose, però.

    11. barbara
      agosto 1st, 2005 15:48
      11

      Il dolore è il vero tabĂą della nostra societĂ . Tutti dobbiamo essere belli, sani e apparire felici … nessuno vuole vedere o sapere del dolore, quello acuto dell’amore negato, quello sordo dell’incomunicabilitĂ  tra genitori e figli, quello ancestrale che ogni tanto, ciclicamente ti sale agli occhi in calde lacrime.
      barbara

    12. Mitch
      agosto 4th, 2005 12:49
      12

      Daccordissimo con Barbara.

      Basta navigare su internet e rendersi conto di quanto la gente abbia bisogno sempre di + di scrivere e parlare di sè in maniera + vera. Dolore, problemi e felicità appunto.

      Essere brillanti logora, essere se stessi è piĂą interessante…

    13. verusca
      dicembre 9th, 2005 22:43
      13

      L’amore credevo di conoscerlo,non sono riuscita ad essere amata …ma il dolore sono certa di conoscerlo…
      mi dilania

    14. verusca
      dicembre 10th, 2005 14:50
      14

      Sognavo l’amore,immaginavo che lui mi venisse incontro e mi facesse un’inchino…ma non ho visto mai i suoi occhi,impossibile quindi leggerne
      l’enorme falsitĂ 

    15. verusca
      dicembre 19th, 2005 15:03
      15

      …il modo per oltrepassare il dolore dovrebbe essere,avere la capacitĂ  di non cacciarlo e di viverlo fino in fondo,cercando di capire quale messaggio ti vuole dare…a volte però manca il coraggio,il coraggio di vedere la realtĂ  per quella che è,
      comunque non sono daccordo con il fatto che l’amore possa essere misurato vedendo il dolore che comporta…voglio continuare a credere che l’amore vero fĂ  bene non male…e continuo anche a credere che chi ci ama veramente ci protegge dal dolore e chi non ti vuole per ciò che sei ,
      sicuramente non ti merita…propongo a me stessa una cosa…voglio imparare ad amarmi da sola,così da non dover dare tutta questa infinita importanza
      a qualcun’altro,stò tentando,se ne avrò dei benefici ve lo farò sapere…auguratemi buona fortuna!

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