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10/06/2005

Ancora ballano

di Webgol, alle 09:59

Chi ̬, in fondo, che sta, ora, al Cavalllino? Chi ̬ che racconta, chi balla, chi beve Рchi ̬ che ricorda? Dai commenti a questo post, due versioni della stessa storia, di giovani danze e carabinieri sardi di stanza a Torino. La meraviglia dei commenti ai post narrativi, grazie davvero, ad opera di Effe e di Mauro.

Ogni Settimana (dal punto di vista di lei)
di Effe
Ero il marito (dal punto di vista del marito)
di Mauro Gasparini
Ogni settimana.
Era così – senza patto, senza promessa, ma era così.
Lo trovavo sempre ad aspettarmi là, al Cavallino.
Un ragazzo giovane. Troppo giovane. Per fortuna.
Mio marito sapeva. Non diceva nulla.
Anche con lui non c’era stata parola.
Era così.
Ne avevo bisogno.
Di sfinirmi, di dimenticarmi, di staccarmi da quel desiderio di lontananza che mi tormentava.
Senza quel ballo, lo so, avrei abbandonato tutto, avrei chiuso la porta
di casa, una mattina, stringendo la solita borsa della spesa – e non
sarei tornata più.
Avrei trovato un altro modo, un’altra via, per il mio desiderio.
Invece, così, le note mi inchiodavano, il vorticare mi appagava, il
sogno mi portava lontano senza necessità di scomparire per sempre.
E’ durata qualche anno.
Non so che fine abbia fatto, quel ragazzo. Non sapevo nulla di lui. Non volevo sapere nulla. Non era lui, era il mio desiderio.
Un giorno, mio marito ha chiuso la porta di casa, stringendo la solita borsa per l’ufficio, e non è tornato più.
Io sono rimasta ad aspettarlo.
Lui si è portato via anche il mio desiderio di lontananza.
ci sono delle notti, nelle quali mi sveglio di botto con la muffa della colpa che mi cammina sul collo. per respirare devo uscire dal sonno più svelto di come me ne sono andato di casa, ma la paura di non farcela è ogni volta la stessa.
di giorno va meglio, non mi sembra nemmeno di averla portata tutte quelle volte a ballare ai cavallini.
ce la portavo per odio, per il rancore, perché sapevo che tutta quella fregola di consumare le scarpe insieme al suo carabiniere muto era la prova provata del fatto che non mi amava più. delle volte me ne andavo ai cessi e mi permettevo quel digrignare di denti che in sala tenevo inchiodati con la fetta di limone della tassoni. stavo lì delle ore, l’occhio fisso su quel culo parlante che si prometteva ad un altro. cento sabati e centodue giovedì.
quanto ci ho messo a capire che quella rabbia era il paravento dietro al quale avevo nascosto la mia mancanza d’amore, quanto per stanare il ruffiano della mia vigliaccheria.
e vigliacco lo sono stato fino in fondo. vigliacco a sperare con la testa che lei sarebbe tornata da sola a ballare, mentre col cuore le inchiodavo la vita in soggiorno.
butto fuori un altro respiro e provo a perdonarmi, provo, mentre il ragazzo del bar insiste che questo bicchiere di bianco non sa di muffa.

  • La notte degli stati viventi. Qualcosa succederà (forse)
  • Corpi Estranei IV – Tempo da perdere
  • Gaspar rulez
  • Nel settembre del ’43 non avevo ancora compiuto due anni…

  • 6 Commenti al post “Ancora ballano”

    1. Enrico
      giugno 10th, 2005 10:26
      1

      stavo per dirtelo… pubblica in parallelo i due contributi…
      mah… che fai scrivi?
      ciao
      e.

    2. polenta
      giugno 10th, 2005 10:58
      2

      era dallo slalom parallelo fra thoeni e stenmark che non mi commuovevo così…

    3. Effe
      giugno 10th, 2005 11:16
      3

      com’è vero che in ogni storia ci sono cose che non si sanno

    4. A X E L L
      giugno 10th, 2005 22:39
      4

      OT>
      Linkato…
      ;-)

    5. Henry
      giugno 14th, 2005 11:41
      5

      Bello.

    6. manu
      giugno 15th, 2005 11:49
      6

      ah, codesto signor effe ci darà soddisfazioni… me lo sento! :-P

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