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Post scritti nel giugno, 2005

30/06/2005

Timing

di Antonio Sofi, alle 14:02

Comincio a pensare che mi difetti drammaticamente quello che si chiama il giusto timing. Dopo più d’un mese dalla fine del neuweb, mi sono accorto di avere altre cartelle di foto. Le ho messe tutte qui – il caro vecchio meglio tardi che mai può valere anche in questo caso.

Cambiato anche l’header, dopo il running Sergio, un paesaggio assolato, opera di emmegi, caro amico e maestro di arte tridimensionale (che per webgol ha già prodotto uno splendido filmato in 3d di una nave maltese, e un koan 3d sulle arti marziali).

Nei prossimi giorni, finita la preannunciata pausa, si riprende (con quale tema ancora non si sa, dovevamo decider ieri a pranzo, ma lo spaghettino con le cozze non aiuta la riflessione).

23/06/2005

Parrucchiere Mullet Cevoli Manila (mischiare a piacimento)

di Antonio Sofi, alle 15:08

Un allegro veloce miscuglio.

*Hair*

I commenti al bel post di Santa Di Pierro su Nuccia e le altre parrucchiere del sud rischiavano di diventare, come acutamente sbagliava Fabrizio, luogo riservato alle sole donne: «le quali possono ritrovare, miscelati, il profumo della madeleine proustiana e quello pungente dell’acido per permanenti».
E invece, toh, ecco delle belle storie al maschile, giusto a dimostrare che non ci sentiamo inferiori a nessuno quanto a vanità tricotiche.

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21/06/2005

Freud, Nuccia e le parrucchiere

di Santa Di Pierro, alle 11:46

[Foto di Santa Di Pierro]
Nuccia, foto di Santa Di PierroDevo alla parrucchiera il mio stato confusionale e un impressionante calo dell’autostima. Lo devo a lei e alla sua passione per i tagli alla moda desunti direttamente dai cataloghi che le spediscono da Milano – perché lì se ne intendono di moda.

Faccio io? – chiede lei appena mi accomodo sulla sedia. Sventurata rispondo sì, ogni tanto è piacevole sapere che qualcun altro sta scegliendo per me. Sono lì tranquilla e fiduciosa, mentre lei, Pinuccia detta Nuccia, armeggia tra le mie ciocche bagnate. Le tira su, osserva, taglia, scala, sfoltisce, modella. E parla. Pinuccia detta Nuccia è la parrucchiera di fiducia della mia famiglia, colei che ha visto crescere generazioni di ciocche del mio nucleo parentale in linea femminile.

Ora, però, devo esorcizzare un istinto tricocida nei confronti suoi e del suo taglio alla milanese. Un taglio che dopo il primo shampoo ha assunto una forma ingestibile. Ora non faccio altro che pregare affinché i capelli crescano in fretta. Devo rimediare al risultato di una micidiale miscela: la mia debolezza e la voglia di creatività di Pinuccia detta Nuccia, parrucchiera di provincia.

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16/06/2005

Dolore che vieni dolore che vai

di Proserpina, alle 12:48

[foto di Proserpina]
Corpiabbracci, foto di Proserpina– Disturbo?
– No, tranquillo, sto solo cercando di suicidarmi.

Quando Air mi si avvicina sono con il polso sinistro vicino alla lampada, armeggiando con l’altra mano.
No. Non mi sto suicidando sul serio, quello che tento di fare questa sera è fotografare le mie vene. Il mio sangue. Sto, ovvero, tentando di fotografare il dolore.

Air l’ho conosciuto un paio d’anni fa. Evito di raccontarvi i particolari, vi sia chiaro comunque che è la persona imprescindibile della mia vita. Quella che il giorno in cui sparirà mi avrà sulla coscienza per sempre. E’ la mia minaccia. Io lo chiamo Air, anche se un nome ce l’ha, ma non complichiamo le cose.

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15/06/2005

Carenature

di Antonio Sofi, alle 22:23

Visto che io non riesco a trovare tempo per scrivere (e andrà avanti, credo, fino a fine mese), il caro vecchio bianda pare essersi infrattato nelle verdi valli sguizzere, do fondo ai miei jolly di riserva in draft.

[A proposito della sguizzera, ho scoperto, con stupore sincero da monogamo marittimo, che da quelle parti, d’estate, fanno il bagno nei fiumi – nei fiumi! – cioè in affari con le rapide tipo questo (la foto è mia). Nei fiumi, ci credo a stento. Tra l’altro leggende ticinesi raccontano del bianda che surfa rimbalzando di pietra in pietra sul petto carenato, con atteggiamento di scherno verso i pavidi che non si ci provano – o era la sardegna?), da quando l’ho scoperto, insomma, m’è venuto una specie di lamento interno da gatto che non riesce ad acchiappare una mosca.]

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10/06/2005

Ancora ballano

di Webgol, alle 09:59

Chi ̬, in fondo, che sta, ora, al Cavalllino? Chi ̬ che racconta, chi balla, chi beve Рchi ̬ che ricorda? Dai commenti a questo post, due versioni della stessa storia, di giovani danze e carabinieri sardi di stanza a Torino. La meraviglia dei commenti ai post narrativi, grazie davvero, ad opera di Effe e di Mauro.

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09/06/2005

Sui commenti ai post narrativi

di Antonio Sofi, alle 09:56

Certe volte basta un esempio e le cose si fanno più chiare (ma chi era che diceva il contrario, che se si fa un esempio è la volta che non ci si capisce più nulla? Marcello Marchesi, possibile?).

Tu pubblichi un racconto su un blog. Bene.
Può piacere o non piacere. Benissimo.
In più su un blog puoi spesso commentare. Fantastico.
O no?

Commenti o solitudine letteraria
La questione dei commenti su un post “narrativo” è controversa.
E ci sono buone ragioni per sostenere opinioni antitetiche sull’argomento. Commenti sì, commenti no sono entrambi ragionevoli.

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08/06/2005

La dama del cavallino bianco

di Enrico Bianda, alle 08:00

Si rimane incantati ascoltando una storia, una storia rara, che ci fa sprofondare nel tempo, indietro di un millennio, indietro solo di trent’anni.
Mi sono già appropriato di storie d’altri, rubate all’ascolto corsaro, digerite, ripensate di notte, ad occhi chiusi, e poi la mattina che già sono diverse, quasi nostre.

dancingQuesta storia comincia tra la fine del 1969 e la fine del 1974.
La città è Torino, il protagonista un carabiniere.
Vent’anni, poco più. La passione per il ballo.
Lo immagino, a vederlo oggi, cinquant’otto anni a smaneggiare l’aria con le braccia in alto, balli sardi, balli latinoamericani, un commento da fermo al busto di una ragazza che si muove sulla pista.
Sono passati trent’anni, e ancora, una volta fermo, torna quel ricordo, quel periodo di vita torinese, tra la caserma e Viale Francia e la stazione di Porta Nuova. Due blocchi di centro città, due balere: il Cavallino bianco e il Cavallino rosso. L’appuntamento il giovedì e il sabato sera. Dalle nove di sera alle quattro del mattino. Ballare di fila, senza interruzioni, con un’orchestrina che suonava dal palco, appena una chitarra una basso una batteria e una tastiera. Niente voce.
Musica per ballare, madame.

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06/06/2005

Riemersione

di Antonio Sofi, alle 15:49

Riemergo per un attimo, non è passata la tempesta, non odo augelli far festa (astenersi battute). Giusto per tener traccia di uno speciale su “L’informazione ai tempi della rete” uscito domenica 5 giugno su “L’Articolo“.
Vi trovate una intervista a Giuseppe Granieri del bravo Antonio Montanaro, e un mio breve pezzo su blog e audience.
Ora che scrivo il sito de L’articolo pare essere irraggiungibile, ma i link dovrebbero essere quelli giusti.
Sull’argomento colgo l’occasione di segnalare, a mo’ di ghost track, la tesina di Antonio Montanaro sul’argomento.

01/06/2005

Ehm

di Antonio Sofi, alle 13:46

Ci scusiamo per l’interruzione. Le trasmissioni riprenderanno il più presto possibile (sempre sognato di scriverlo). Questa volta la lentezza, più che una scelta programmatica, è, come si dice?, giocoforza (un gioco di forze, e la forza del gioco). Sorry. :)