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18/04/2005

Corpus non datur, ovvero del corpo assente

di Lorella Cedroni, alle 08:48

[È davvero un enorme piacere pubblicare questo pezzo di Lorella Cedroni, che mi onora da tempo della sua amicizia e dei suoi consigli. Lorella Cedroni insegna Scienza Politica all’Università La Sapienza di Roma e si occupa, tra le altre mille cose, di comunicazione politica e tematiche di genere. as]

Corpus non datur.
C’è un grande assente in questo dibattito sul referendum che riguarda la legge 40 sulla fecondazione assistita: il corpo. Per l’esattezza: il corpo della donna.
Si parla di embrioni, di materia vivente (o inerte), di esseri umani, di persone, individui, soggetti, ma non si parla di corpi.
Tra fede e ragione, etica e diritto, vita e morte, il corpo è obliterato. Tertium non datur.

E non è per caso che si tratti proprio del corpo della donna.
Il suo corpo quando non mercificato o non corrispondente a quell’immagine stereotipata della donna volitiva e sensuale, da vedere e da godere, sempre giovane e carina, tutta sesso, casa e chiesa, allora non esiste.

In questo dibattito il corpo della donna è diventato tabù, ridotto a contenitore da riempire, una machina allegorica e barocca, in cui innestare materia vivente per generare vita.
Questa obliterazione è aberrante.

Nessuna donna, nessun uomo ha posto l’accento su quell’unico punto nevralgico del discorso che è la sperimentazione su corpi viventi (umani), sessualmente selezionati: le donne. Sono le donne, infatti, ad essere cavie (e vittime) di questa sperimentazione che le sottopone a cure ormonali i cui effetti non sono (tutti) immediatamente visibili, che impone ai loro corpi stress defatiganti (mortificanti) a cui seguono gestazioni (spesso) interrotte. E, paradossalmente l’istinto di maternità si frange sulle soglie della mortalità, della nostra umana finitezza, dei nostri limiti psicofisici che continuiamo a non voler accettare.

Giovanni Sartori sulle pagine del Corriere della Sera (sabato 16 aprile, si può leggere qui) è tornato a parlare, con il suo consueto tono laico manicheo, sempre proteso tra fede e ragione, ancora una volta, dell’embrione (appunto!).
Ma questa volta lo ha fatto richiamando la “dottrina del corpo e dell’anima” di San Tommaso che Umberto Eco sull’Espresso del 17 marzo scorso riassumeva così:

Dio introduce l’anima solo quando il feto acquista, gradatamente, prima anima vegetativa e poi anima sensitiva. Solo a quel punto, in un corpo già formato, viene creata l’anima razionale (‘Summa Theologiae’, I, 90).

Ecco il punto: un corpo formato. L’anima ha bisogno di un corpo per “installarsi”. E anche chi crede nell’esistenza dell’anima non può fare a meno di considerare dignitosamente il corpo.

Quando andavo a catechismo mi dicevano che il corpo è la casa dell’anima e che quindi bisognava mantenere integro questo rifugio. Oggi lo scientismo assoluto – anche di quegli scienziati che si professano cattolici – ha profanato il corpo – la casa dell’anima – e qui non è questione di privacy, con buona pace di Francesco D’Agostino, Presidente del Comitato di bioetica. Sul Supplemento “Io Donna” del Corriere della Sera della scorsa settimana (8 aprile), egli ha infatti introdotto il concetto-principio di diritto dell’embrione, parlando addirittura di privacy.

Queste sono assurdità, si dirà, perché l’embrione non è una persona, ma “semplicemente” vita. Già, è vita! E come poter pensare questa vita sganciata dal corpo della donna!
Non serve qui dilungarci per appurare se l’embrione o il feto siano da considerarsi persone e, come tali, titolari di diritti. Basterà solo ricordare che l’embrione e il feto sono vita – e non materia vivente – incorporata (appunto) al corpo della donna. E che la vita umana è (anche) vita animale! E’ vita e basta. E questo dovrebbe essere sufficiente – senza perderci nei meandri di ragionamenti intellettualistici – perché tale “diritto”, come noi umani lo chiamiamo, possa essere rispettato in tutte le sue forme.

Sono pertanto dell’idea che andare a votare – per tornare ai nostri fatti mondani – possa essere l’unico modo per far sentire che esistiamo in corpo (ed anima).


  • Lo sconfinamento nel corpo
  • Bozze di sceneggiature al femminile
  • Corpografie (I)
  • Corpofagie

  • 4 Commenti al post “Corpus non datur, ovvero del corpo assente”

    1. nadia70
      aprile 18th, 2005 14:14
      1

      Su certi temi, le posizioni meno estremiste e più equilibrate sono spesso quelle delle donne che al di là delle convinzioni specifiche portano con se il ricordo, la memoria o anche solo, non so se si può dire così, la consapevolezza corporea di certe cose.
      Andrò a votare come dimostrazione pubblica del fatto che ho un corpo, non sono solo parole in bocca ad altri. :-)) Nadia

    2. carnefresca
      aprile 18th, 2005 14:32
      2

      non c’è argomentazione dottrinaria in materia incapace di portare a contraddizioni, e contro la contraddizione non c’è auctoritas, non c’è legge, non c’è contingenza che possa: è contraddittoria e basta. il motivo è semplice, non può lo Stato prendere il posto della coscienza di nessuno. questo è un limite invalicabile. posto questo è contraddittorio fare si che un embrione che svilupperà malformazioni deve essere impiantato per poi poter essere abortito. così come è contraddittorio bloccare la ricerca sulle cellule staminali sul presupposto che si sopprime una vita ‘potenziale’, anche se ciò può portare a salvare vita attuali. vorrei ci si potesse fidare della coscienza di una persona che diventa genitore, che decide cosa fare del proprio corpo e del proprio sangue. perchè di corpo e sangue si tratta, non di principi, dottrine, o burocrazie statali.
      grazie per questo articolo, un esempio raro di lucidità e onestà intellettuale.

    3. Angelo
      aprile 19th, 2005 11:16
      3

      Il corpo contenitore, incubatrice, non è un’invenzione della Legge 40 ma è un tratto essenziale della fecondazione artificiale.
      E’ la logica conseguenza della separazione tra concepimento e atto sessuale, tra riproduzione e sessualità.
      L’elemento maschile e quello femminile sono del tutto ‘decorpizzati’, ridotti a provette da mescolare. E visto che non ancora riusciamo a far sviluppare feti in ambienti artificiali, ancora per un po’ avremo bisogno del corpo femminile.
      Non per molto …

    4. saltino
      aprile 19th, 2005 12:57
      4

      Avete provato a scendere per la strada ed a chiedere ai passanti? Il risultato vi sorprenderebbe? Fate un tentativo… poi tornate qui e ne riparliano tutti insieme, da dietro le tastiere. La gente non capisce neanche di che cosa stiamo discutendo, come dovrebbe votare?

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