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11/04/2005

Corpi Estranei III – Tra le foglie, nelle fratte

di Enrico Bianda, alle 10:25

Ho ritrovato in questi giorni una pagina di Alias di qualche mese fa, che avevo lasciato da parte; e una recensione di Emanuele Trevi, un critico che scrive benissimo e che leggo sempre, alle prese con un volume dedicato alla storia della fotografia pornografica a cura di Ando Gilardi. Mi aveva molto colpito, per l’incipit, che portava il lettore a svolazzare in luoghi che conosco bene, che tutti credo conoscano bene.

Una panoramica sensibile e intima nei luoghi della memoria, lungo le autostrade, da bambini per fare pipì, oppure lungo i sentieri appena fuori la città, per le colline, in zone d’ombra, accanto a cancelli chiusi per sempre, sotto le foglie bagnate. Ci avvicinavamo, un po’ vagamente, e gettavamo uno sguardo in basso, per cogliere anche solo un frammento di pagina…

Ma lascio a Trevi, ringraziandolo, il piacere dello svelamento.

Si tratta di un’usanza di cui non sono mai riuscito a capire la motivazione, né dal punto di vista antropologico, per così dire, né da quello di psicologia individuale. Ma non sarò certo il solo ad averne conservato la memoria. Comunque sia, nei primi anni settanta, bastava aggirarsi per qualunque non- luogo urbano (ancora non si chiamavano così, ma già come luoghi, erano assolutamente “non”), e guardare a terra, per trovare un tipo particolarissimo di immondizia. Nei parcheggi semivuoti, negli squallidissimi cortili sul retro delle scuole, nei settori più incolti dei giardini pubblici (le famose “fratte”), in tutti gli spiazzi desolati dove la città sembrava finire per fare sazio a chissà cosa, svolazzavano nei mulinelli di vento, o giacevano gonfi di umidità, innumerevoli e multicolori frammenti stracciati delle mitiche riviste zozze di quei tempi: “Le Ore”, “Cronaca italiana”, “Caballero”.


  • Corpi Estranei IV – Tempo da perdere
  • Corpografie [III]
  • Corpi disabitati
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