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Post scritti nel aprile, 2005

30/04/2005

Sel-fish

di Antonio Sofi, alle 15:48

Il titolo forse lo capisco solo io, involuto com’è – ma mi diverto con poco.
Veloci segnalazioni di piccole letture, autocentrate e non, casomai viveste nell’unico posto in Italia dove non c’è il morbido sole che c’è.

*il déjà vu è un sacripante!*
Casomai, appunto, vorreste essere altrove. Che è il tema monografico del terzo numero di sacripante! (piccolo e con il punto esclamativo, c’è da ricordarselo ogni volta), rivista metamorfica (metà no, mi verrebbe da dire come il groucho di dylan dog) e piena di tanti bei pezzi da leggere, così tanti che il cor nella scelta si spaura. Tra i tanti c’è anche una mia piccola ossessione. Si chiama Déjà vu e parla di un pensiero ricorrente, di un cartello appeso fisso alle pareti del risveglio: «Quando quello che vivi, senti, provi ti sembra di averlo già visto, sentito, provato; quando vedi un gatto che passa due volte dalla stessa porta, nello stesso modo, con lo stesso miagolio, stai attento. Potrebbe essere una trappola.»

*Webgol su BlogItalia*
Maria Cristina Di Luca, aka Criscia ha scritto una fin troppo gentile recensione del caro vecchio webgol su BlogItalia. Grazie.

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28/04/2005

Sono quello che divoro, e da cui mi astengo

di Enrico Bianda, alle 15:09

Tutto quello che fa bene al mio corpo.
E poi tutto quello che fa male al mio corpo.

vol au ventVorrei dirlo, scriverlo, raccontarlo, elencarlo, sussurrarlo a qualcuno che in silenzio annoti, ricordi, e conservi in un cassetto, in sottili e fitti appunti su un quadernetto, una moleskinfagia attenta e rara, fatta di attacchi compulsivi di voracità intellettuale e rigetto bulimico.

Annotare per ricordare quello che voglio adesso e quello di cui non potrò più fare a meno, oppure segnare con attenzione tutto quello che so che fra poco non potrò più avere e di cui il mio corpo si nutre e si è nutrito per anni.
Sono quello che divoro ma sono anche quello da cui mi astengo, mi disegno all’interno dello spazio sociale che abito attraverso le smorfie all’odore pungente di bruciato catramato che esala dalla cucina della mensa che qualcuno tra queste pagine ha già incontrato.

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27/04/2005

Corpi disabitati

di Esther Grotti, alle 19:22

Di lavoro tocco corpi.
Non sono concubina, né prostituta, né trucco i morti prima dell’ultimo saluto.
Toccando, ascolto vite scorrere sotto le mie dita, universi sommersi con cui entro in contatto, silenziosamente.
Una comunicazione diretta, ancestrale, per niente prosastica, ossuta e morbida, sanguigna e benefica di linfa.
Ascolto, e ancora mi meraviglio.
Da qualche tempo, tocco corpi abitati che desiderano antetempo una spoliazione, una distanza.
Corpi affogati nel grasso, che il mondo è pericoloso e le barriere devono essere ben spesse, se non si vuole soffrire.
Corpi erosi, svuotati, trasparenti che quasi ne puoi spiare i moti interiori.

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26/04/2005

Corpofagie

di Antonio Sofi, alle 10:55

Alcune corporee segnalazioni al volo, in attesa di tempi migliori (in realtà volevo scrivere di Baccini & Dolcenera, come esempio fragoroso e idealtipico di rapporto amoroso da commedia dell’arte, in cui un corpo somatizza e s’affloscia e l’altro, come preciso pendolo, avvicina e allontana con atavico e crudele istinto – ma sarebbe cosa lunga e articolata)

*In corpore scrivo*
Francesca Mazzucato dà alle digitali stampe Corporeità dell’oggi: fra arti visive, merci e letteratura, i fondamenti della letteratura erotica nel contemporaneo. Una cavalcata generosa da Segal a Nimmo, dai blog a Cantat, da Gina Pane ai Corpi Castorama. Con tredici storie finali con tanti piccoli corpi narrativi depurati da stereotipi, disseminati nelle cose che accadono come molliche di pollicina (al femminile, al femminile). Da seguire con spirito saltellante. Edito in e-book scaricabile da kultur virtual press.

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22/04/2005

Non so rinunciare ad un pasto gratis

di Mauro Gasparini, alle 01:51

[Posso dire che quest’uomo ha un grande talento e che meriterebbe altro che webgol? Posso dirlo? Come dici? L’ho detto? Ah. Buona lettura. as]

[Madame, shut up, by drjoanne]
Madame, shut up, photo by drjoanneS’inarca, è lì lì per venire, ma non riesce a dare sfogo alla voce che le rimbalza violenta nel petto. Ho la bocca stanca, le spalle indolenzite, già da qualche minuto è diventata una questione tecnica. Un piccolo sforzo e ci siamo, eccola, sguish! Il medio nel culo, su, fin dove arriva, lei ricade sul letto da dove era volata, ansima, ho bisogno d’aria, rotolo via cercando di non soffocare, un pelo incastrato tra le tonsille.

Sul comodino ci sono le sigarette che fanno ciao ciao con la manina, ma si aspetta che fumi solo quando vengo, così adesso sarà lei ad occuparsi di me. Ripiego sulla mezza Guinness sopravvissuta ai ripetuti attentati subiti nell’impeto del primo approccio; scivola densa nella gola e si porta via anche il pelo. Come ho fatto a pensarla un ripiego?

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20/04/2005

Gioco dell’oca papalina

di Enrico Bianda, alle 18:26

ratzingerBenedetto Lino.
E’, mi pare, la sintesi cronologica dei nomi dei papi, da Lino eletto nel 68 a Benedetto XVI, eletto ieri. Il Corriere, visto che siamo a fare rassegna, pubblica una doppia pagina notevole, ricca e succulenta, per chi, come me, alla fine se ne frega di chi è Papa, e anzi matura qualche speranza (almeno adesso ci siamo liberati dei papa-boys, anche se ieri ho visto giovani impazziti che incrociavano tra le dita rosari e crocifissi inneggianti a Ratzinger).

La doppia pagina fatta a poster, che consiglio a tutti di ritrovare, è quella che ci mostra come in un infinito ed estenuante gioco dell’oca, i 265 volti dei papi che nei secoli, anzi nei due millenni si sono succeduti.

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19/04/2005

Habemus papam on line

di Antonio Sofi, alle 20:01

Prima pagina di www.vatican.vaMi unisco a Loredana Lipperini nel fare pubbliche lodi a Wikipedia, l’enciclopedia libera, collaborativa e multilingue (ecc. ecc. lo sappiamo tutti).

Velocemente è on line una biografia ipertestuale del nuovo Papa Benedetto XVI (anche in inglese).

Ovviamente ampi dossier sui due più grandi giornali on line (il Corriere con la solita, efficace, prima pagina in edizione straordinaria; la Repubblica che ha un bella galleria di screenshoot dei giornali on line stranieri): subito la foto (dalla tv, suppongo), l’audio e il video (Repubblica, ora che scrivo – 20.10 – mi sembra abbia solo l’audio), le tappe di una vita, e via dossierando.

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18/04/2005

Corpus non datur, ovvero del corpo assente

di Lorella Cedroni, alle 08:48

[È davvero un enorme piacere pubblicare questo pezzo di Lorella Cedroni, che mi onora da tempo della sua amicizia e dei suoi consigli. Lorella Cedroni insegna Scienza Politica all’Università La Sapienza di Roma e si occupa, tra le altre mille cose, di comunicazione politica e tematiche di genere. as]

Corpus non datur.
C’è un grande assente in questo dibattito sul referendum che riguarda la legge 40 sulla fecondazione assistita: il corpo. Per l’esattezza: il corpo della donna.
Si parla di embrioni, di materia vivente (o inerte), di esseri umani, di persone, individui, soggetti, ma non si parla di corpi.
Tra fede e ragione, etica e diritto, vita e morte, il corpo è obliterato. Tertium non datur.

E non è per caso che si tratti proprio del corpo della donna.
Il suo corpo quando non mercificato o non corrispondente a quell’immagine stereotipata della donna volitiva e sensuale, da vedere e da godere, sempre giovane e carina, tutta sesso, casa e chiesa, allora non esiste.

In questo dibattito il corpo della donna è diventato tabù, ridotto a contenitore da riempire, una machina allegorica e barocca, in cui innestare materia vivente per generare vita.
Questa obliterazione è aberrante.

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15/04/2005

Corpografie [III]

di Francesca Mazzucato, alle 18:10

[Corpografie precedenti: donna/amante, nel buio/s’annulla]

Corpo in viaggio.
Di che colore è un paese? No seriamente, di che colore è? Può essere grigio o anche arancione, può avere colori di Provenza, pesanti sfumature del Tirolo. In viaggio. Assaggio di treni che puzzano, di stantuffi, di vesti rosate da bambine perbene, di pacchi appoggiati da saltare a piedi pari. Corpo rannicchiato. Tu accanto. Tu sdraiato approfitti di assenze non previste. Crediti, premi, mi sfiori, non voglio, di che colore, avanti, gingilli con cui masturbarsi i nervi, i tuoi libri, i tuoi oggetti, anche la tua mano, mi tocca ma piano, mi tocca come non voglio, con perbenismo, da grande Kermesse, con autismo da Convention, nel letto improvvisato di un vagone con i buchi, la carrozza del menefreghismo.

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14/04/2005

Corpi Estranei IV – Tempo da perdere

di Enrico Bianda, alle 16:00

Le fratte me le ricordo. Le fratte ci sono ancora in realtà, ma non le frequento più. Non che prima le frequentassi, ma la strada era diversa, la città era diversa, e avevamo più tempo da perdere.

Le fratte erano molte cose, un cancello chiuso, di ferro, molto alto che nascondeva un giardino inselvatichito. Una curva di una stradina ombrosa di campagna, dove il vento portava le foglie a morire definitivamente. Una siepe di bossolo infestata da pidocchi neri lungo il mare in Versilia, piantata chissà come tra l’asfalto grosso misto a pietrisco ed una striscia di terra secca e crepata dal sole. Il cortile di un palazzo eppena fuori il centro della città, terra smossa e sassi, uno stenditoio in acciaio e filo di plastica slentato. Una curva di un quartiere residenziale, appena sotto una collina, dove si parcheggia facilmente e tra un preservativo usato ed una siringa da insulina svolazza appesantita una pagina di carta patinata.

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13/04/2005

Bello dentro

di Gianni Cossu, alle 09:34

[Hung, photo by Kren]
hung, by kren– Ho inghiottito lo specchio, dottore. No, non scherzo. Non sente che voce stridola? Tutto per colpa di quello stupido starnito. E’ fastidioso e anche la u s’inceppa, ogni tanto. Proprio la vocale che uso di più, maledizione.
– Non dica sciocchezze. Cosa c’è, mi dica, una tonsillite? Apra la bocca… oh cazzo, ma che ha fatto?
– Mi guardavo a fondo dottore, oltre l’esteriorità del mio corpo. Sono un po’ narciso.
– Devo mandarla al piano di sopra, mi dispiace, dal mio collega, al tredicesimo piano.
– Sì, ma prima mi estragga questa roba dalla gola o mi metto a ololare come un lopo, come in lapo… vabbè ha capito.
– E’ più urgente che lei vada su. Venga l’accompagno.

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11/04/2005

Corpi Estranei III – Tra le foglie, nelle fratte

di Enrico Bianda, alle 10:25

Ho ritrovato in questi giorni una pagina di Alias di qualche mese fa, che avevo lasciato da parte; e una recensione di Emanuele Trevi, un critico che scrive benissimo e che leggo sempre, alle prese con un volume dedicato alla storia della fotografia pornografica a cura di Ando Gilardi. Mi aveva molto colpito, per l’incipit, che portava il lettore a svolazzare in luoghi che conosco bene, che tutti credo conoscano bene.

Una panoramica sensibile e intima nei luoghi della memoria, lungo le autostrade, da bambini per fare pipì, oppure lungo i sentieri appena fuori la città, per le colline, in zone d’ombra, accanto a cancelli chiusi per sempre, sotto le foglie bagnate. Ci avvicinavamo, un po’ vagamente, e gettavamo uno sguardo in basso, per cogliere anche solo un frammento di pagina…

Ma lascio a Trevi, ringraziandolo, il piacere dello svelamento.

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09/04/2005

Corpografie [II]

di Francesca Mazzucato, alle 08:00

[Corpografie precedenti: donna/amante]

Corpi nel buio.
Barcollanti, ancorati alla terra, corpi nel buio vi muovete al sicuro, vi stringete le mani siete corpi antropomorfi, corpi del domani, corpi senza identità conosciute, corpi nel buio preferite angiporti ad antiche volute a cattedrali barocche, corpi con nocche rovinate da pugni malpresi, corpi ripresi a morsi lasciati andare i segni, lenite le tumefazioni, corpi di metalliche esibizioni anche falliche anche a pezzi che irritano, a lame che infliggono qualcosa simile a punizioni, corpi nel buio dall’apparenza ladroni, briganti dalla speranza impaziente, corpi nel buio a scovare i brillanti dal niente.

Diott(r)ica: La chanson des vieux amants, di Antonio Sofi
Diott(r)ica: La chanson des vieux amants,
foto di A. Sofi

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08/04/2005

Il buio, una guardia svizzera, un flash inaspettato

di Antonio Sofi, alle 09:51

foto di lettore su repubblica.itAncora sulla morte del papa, e sulle foto.
Un evento così speciale, una partecipazione così massiccia (come è anche in casi di crisi, di emergenza, o di impatto trasversale sulla vita delle persone) genera
inevitabilmente flussi di informazione diffusa.
Che altri direbbero rumore.
Che in altri tempi sarebbe rimasto chiacchiera da bar, e che ora, grazie ad alcune convergenze tecnologiche (internet, ovviamente, ma anche la popolarizzazione delle tecniche fotografiche) emerge, in qualche modo, come informazione. Perchè si fa pubblica, e trova accoglienza (se ne accorge anche Sergio) nelle home page di siti quali La Repubblica e Il Corriere (ma anche per esempio L’Avvenire). I quali, per esempio, pubblicano gallerie di foto mandate dai lettori.

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05/04/2005

Ciò che hai negli occhi non basta più

di Antonio Sofi, alle 15:17

foto al papa con il telefonino, fonte: corriere.itC’è una immagine, tra le tante di questi giorni, che non riesco a togliermi dalla testa.
Che si è insediata da qualche parte nel mio cervello e da quella piccola trincea mnemonica fa a mitragliate per ottenere la mia attenzione.
Una immagine tra le tante, di questi giorni che hanno segnato la morte di Giovanni Paolo II. Una immagine – ma forse sarebbe meglio dire molte immagini: diverse eppure simili.
Di persone che scattano foto al corpo morto del papa.

Alcune foto sono sinceramente stranianti.
Decine e decine di mani alzate, sguardo fisso al display a cristalli liquidi, telefonino o digitale in pugno al passaggio del catafalco portato a spalla dai sediari. Decine e decine di mani alzate.

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