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15/03/2005

Corpi

di Webgol, alle 13:02

occhio destraCredo che webgol (cioè noi due, Antonio e Enrico) abbia un particolare talento nell’andare in cortocircuito dissonante con qualsiasi ipotesi, più o meno condivisa, di agenda pubblica.
Dopo alcuni mesi di Polis (politica + città), la smettiamo qui, e proprio quando le elezioni regionali entrano nel vivo.

Corpi è il nuovo tema, è il risultato di vari compromessi tra declinazioni più marcate.
Nel tempo della velocità, della globalizzazione cognitiva, di una virtualità spesso citata a sproposito, il corpo diventa una specie di fardello identitario, spesso dimenticato, considerato ininfluente, scacciato alle periferie del nostre priorità; quindi incluso a forza, ma come eviscerato della sua tridimensionalità inevitabilmente imperfetta, ridotto a standard di bellezza, di forma – piatto come una foto ritoccata. Come tolto di vita.

Spesso le immagini di corpi che ci restano nella mente, e che scolpiscono la percezione che abbiamo del momento che viviamo, sono immagini di immobilità: corpi fulminati e ritratti. [Ci sono i corpi che come i marinai di Elliot, mangiati dal mare e dai gabbiani, stanno gonfi sulla battigia, con il costume della vacanza, fiori di loto in un fermo immagine paradossale]. Non riusciamo a coglierne la dinamicità, il movimento, la trasformazione. Eppure proprio sul corpo passa e si scrive la nostra storia. Cambiamo, ci vestiamo, corriamo, ci muoviamo, mutiamo, abbellendoci, smagrendoci o ingrossandoci, inanellandoci e tatuandoci. Il nostro corpo parla per noi, spesso, e racconta di come e di cosa siamo diventati.

La moda, i tatuaggi, la chirurgia estetica, i manifesti politici con il faccione del candidato, il sesso, l’erotismo, internet, la pornografia, il voyerismo, il gesto e la posa, la fotografia. Un dualismo che difficilmente ci riesce di risolvere, di cogliere: è il movimento a definire il nostro tempo, eppure restiamo incantati davanti alla fissità di corpi immobili, bloccati dalla morte, oppure fissati in un’eterna giovinezza fatta di botulino e silicone, oppure invisibilizzati da un mondo che si vorrebbe solo e sempre connesso.

occhio dxGià qualche settimana fa ci fermavamo a riflettere, con una provocazione in realtà ripresa da un atteggiamento speculativo del Nouvel Observateur, su quelli che possiamo considerare i nuovi miti della contemporaneità, considerato che i classici miti su cui aveva lavorato Roland Barthes hanno subito gli effetti del tempo e sono stati sostituiti da altri luoghi della produzione di senso per le comunità di appartenenza. Oggi – ci fa notare sempre il N.O. – occorre che ci si soffermi su miti che apparentemente si sottraggono ad una valutazione attenta: se noi, un po’ provocatoriamente ci soffermammo sulla doppia penetrazione, oggi, con più cautela, scorriamo quelle pagine e troviamo voci interessanti, sulle quali vorremmo approfondire il discorso: la pornografia, Kate Moss, il piercing, il preservativo, il grasso, Matrix (o della rappresentazione del corpo), la depressione. Tutti luoghi profondamente ancorati ad un’idea di corpo in trasformazione, che ci mostrano il corpo come spazio per l’immagine, dove radicalizzare l’ibridazione, dove uomo, corpo, mondo, tecnologie parlano – spesso non capendosi – ma comunque dando luogo a prodotti dell’immaginario che trasformano progressivamente il nostro rapporto con lo spazio e con il linguaggio.
Qualche piccola progetto di rubrica c’è già – il resto (è il bello di avere un blog e non dover aver già tutto preparato) verrà blog facendo.

Lasciando lo spazio, magari, anche alle nostre piccole manie o nevrosi, cercando di tracciare un minimo e incompleto quadro di quello che ci circonda e ricorda questo tema – in modo obliquo, mettendo insieme alto e basso (porno e sociologia, per dire: e bisogna capire cosa è l’uno e cosa è l’altro), cose serie ed emerite stupidaggini.
Più le seconde che le prime, come al solito.


  • Corpi disabitati
  • Corpografie [II]
  • Lo spazio de-flagrante
  • Corpi Estranei IV – Tempo da perdere

  • 6 Commenti al post “Corpi”

    1. Emmegi
      marzo 16th, 2005 21:50
      1

      Il corpo dell’essere allo specchio, non solo lo specchio fisico ma lo specchio che trafigge le membra, che affonda nella mente, si contorce e si distende.
      Corpo carnale e metafisico, corpo come scultura, come rappresentazione della finzione.

    2. Svaroschi
      marzo 17th, 2005 11:21
      2

      Ecco, appena ho accennato dell’argomento a un mio amico lui comincia col mantra (pro-tesi di laurea): “David Cronenberg, David Cronenberg”

      Vado, lo squarto e torno (con qualche osservazione intelligente, stavolta).

    3. Antonio
      marzo 17th, 2005 12:10
      3

      grazie emmegi, ti aspettiamo, è chiaro…
      Svaroschi: aspettiamo anche te, con un po’ di squartume, è ri-chiaro ;)

    4. Bakis
      marzo 17th, 2005 15:30
      4

      Giuro non lo faccio apposta ad essere autoreferenziale, ma recentemente ho pubblicato un pezzo (che nelle intenzioni voleva soltanto essere un gioco) proprio sul rapporto tra il corpo e il virtuale, su quanto di noi è materiale e quanto viene solo raccontato.

      Non so se sia perfettamente in tema, credo di si: comunque sarebbe stato il mio commento a questo post.

    5. francesca
      marzo 18th, 2005 12:10
      5

      Bel post. Ho creato una community o come si dice proprio sul tema dei corpi, del corpo e dei suoi feticci sull’aggregatore. Tema che ossessiona e interessa anche me. Spero vi possa interessare. A me interessa molto il modo obliquo, alto e basso con cui svilupperete il tema. Il mio è molto più monotematico e forse ossessivo. A presto.

    6. enrico
      marzo 20th, 2005 11:01
      6

      gina pane con antonio l’abbiamo potuta ammirare, una sola esperienza però, al MART di Rovereto, dove per altro abbiamo avuto modo di confrontarci, ma sopratutto di essere confortati, sulla scelta del tema, che già maturava in noi…
      devo dire che la PANE, rispetto ad altri – forse meno storicizzati, resta capace, o è stata capace, di penetrare realtà, il materiale, la carnalità, mentre altri, che dopo e grazie a lei si sono confrontati con quelle esperienze, hanno fatto un lavoro più intellettualistico speculativo che altro.
      almeno questo è quello che ho sempre percepito.
      ma ci torneremo, spero, anche a proposito della bellissima esposizione Il bello e la bestia.

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