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13/03/2005

Op, ops, oplalĂ 

di Antonio Sofi, alle 21:58

*Op*
Ho alzato il capino dal sudato monitor, ed era giĂ  buio (ben mi sta a procrastinare sempre qualsiasi cosa sia procrastinabile). Mi sono rimboccato le virtuali maniche e ho deciso di dare una rispolverata al vecchio caro OP, curato dal vecchio e caro Bianda, in vista della riapertura del corso Sociologia dell’opinione pubblica. Una cosina fatta velocemente, partendo dalla base di webgol, ovviamente. E, miracolo, finalmente sono apparsi due pezzi di Alessandro Chiappetta e Alessandro OrrĂą, che, misteri di movable type, proprio non volevano saperne di mostrarsi. Anzi ci scusiamo con loro per aver fatto “scadere” un po’ le loro riflessioni.

*Ops*
Intanto, giĂ  che c’ero, prima di rituffarmi ecc. ecc., ho deciso di pensare un po’ a cosa fare della mia vita.

Forse 43 cose (43 things) sono un po’ poche (o troppe?), ma l’idea è graziosa, sebben un po’ deboluccia: un social software basato sugli obiettivi da raggiungere (massimo 43, appunto), e chi li raggiunge può decidere di aiutare gli altri a farlo.

Ci ho giocato qualche minuto e queste sono le mie prime 11 “things to do” (eh, sì, la foto è di qualche anno fa, ma non ne avevo altre qui). Non so se dovrei stupirmi, ma ad oggi sono l’unico a volere le seguenti due cose:

Find my first sent e-mail, lost in some back-up or forever
(ieri ho cercato tra vecchi back-up e sono arrivato solo fino a ottobre 1998, mi mancano due anni, saranno in qualche dischetto smagnetizzato)
Eat less “lampredotto”
(che, come sa bene chi mi conosce, è uno tra i miei cibi preferiti, ma su questo desiderio temo rimarrò desolatamente solitario, senza gruppi d’aiuto, per la gioia dei lampredottari fiorentini)

Per altro, ho anche letto un po’ di rumours, proprio su 43 things.
Salon, per esempio, l’8 Febbraio, scriveva:

The Web site, which is produced by a start-up that calls itself “The “Robot Co-Op,” is a place where visitors can confide their hopes, dreams and goals and connect to other people with the same aspirations. To all outward appearances it looks as if it is yet another grass-roots Web start-up. But it’s actually funded primarily by Amazon, although neither Amazon nor the Robot Co-op wanted users of the site to know that — at least not yet.

Salon, in pratica, lascia intendere che il profilo ottenuto attraverso la lista dei 43 desideri di ogni utente di 43 things possa servire ad Amazon come traccia per offerte promozionali tarate alla bisogna.

Io vado controcorrente. Se Amazon, la prossima volta che mi connetto, mi offre di acquistare un libro su “Usi e costumi del lampredotto dall’antichitĂ  ad oggi“, io applaudo, apro il portafogli, e compro.

*OplalĂ *
Domani il nuovo tema: cosine divertenti, altrochè (buone per lo sputtanamento definitivo, insomma)


  • NetTv. Parla come magni, ops: mangi.
  • I Beatles flashati, i Metallica pure
  • Cose che non succedono. Confessioni, storie, case.
  • Hai vinto tu. Ora basta però. La strana storia del videomessaggio meno visto della storia di B.

  • 8 Commenti al post “Op, ops, oplalĂ ”

    1. Effe
      marzo 14th, 2005 11:06
      1

      non si dovrebbero dire pubblicamente, certe cose.
      Tutta questa moda del coming out, ma perché?
      Se si hanno delle tare, nasconderle, si dovrebbe.
      Il lampredotto, dico.

    2. Bakis
      marzo 14th, 2005 11:23
      2

      Che idea carina questa delle 43 things!
      Vado a giocherellarci in attesa del nuovo tema..!

    3. Bru
      marzo 15th, 2005 00:46
      3

      Eheh vedo che hai giocato anche tu con 43T.
      Concordo, carino ma “debole”. Ancora devo capire cos’è che rende “forte” un SoSo. Mi verrebbe da dire la possibiltĂ  di conoscere belle donne, ma allora perchĂ© Orkut non funziona un granchĂ© (ed è pieno di brasiliane) e flickr sì?

    4. iri
      marzo 15th, 2005 14:56
      4

      1)una volta ho scritto un articolo sul lampredotto per la mia rubrica “cucina da strada”. ma non so neanche che sapore e aspetto abbia. miracoli di google.
      2)la mia prima mail risale al ’98. a un tizio conosciuto in chat che si faceva chiamare william blake, mi parlava di wim wenders e mi mandava poesie. scritte da lui, diceva, finchĂ© ho scoperto che erano testi di vecchie canzoni di guccini.

    5. enrico
      marzo 15th, 2005 15:33
      5

      anto,
      header fantastico,
      unico!
      a domani

    6. Antonio
      marzo 15th, 2005 17:45
      6

      effe: lo sai lei perchè, herr, ma avanza (quantomeno) un lampredotto ;
      Bakis: dov’è il tuo? non nasconderlo ;)
      Bru: anche io me lo chiedo… la mia impressione è che 43 things ci giochi per un po’ e poi non sai piĂą che fare – ecco perchè deboluccia. Concordo su flickr ;) provo ad abbozzare una teoria – almeno lì c’è la possibilitĂ  di capire, attraverso le foto, se uno/una ha talento e/o carattere.
      Iri: onta e ludibrio su di te, scrivere del lampredotto senza averlo mai provato! Guccini, poi, è un vecchio trucco. ;)
      Enrì: ero sicuro che ti sarebbe piaciuto, così come sono sicuro piaccia solo a te ;)

    7. carnefresca
      marzo 15th, 2005 20:51
      7

      sbagliato, questo header piace da morire anche a me;-)
      stratoferico.

    8. Proserpina
      marzo 16th, 2005 17:21
      8

      Enrì, Antò e Carnefrè: e che ‘zzo di gusti!
      :D

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