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07/03/2005

La città è un blog politico

di Santa Di Pierro, alle 21:13

[Per chiudere il tema Polis, che ci ha accompagnato per alcuni mesi, una stimolante riflessione di una cara amica di Webgol, putroppo non provvista di blog e quindi non linkabile (ma non è detto che sia un difetto). Un punto di vista esterno e appassionato; a modo suo sincretico. Presto il nuovo tema, poco ponzato e molto rischioso. as]

Bambini Rom, foto di Enrico BiandaLa città è stata da sempre l’epifania della simbologia del potere politico: i palazzi dei più ricchi, le chiese dei potenti, le strade delle industrie. Ma anche: le piazze del popolo, i mercati, le strade di periferia. Tutta la polis è politica.
Originalidad es volver a la origen – diceva Antoni Gaudì. Originalità vuol dire tornare all’origine. Muovendosi dunque dal punto d’origine della politica – polis, città, politica – è possibile che venga elaborato, in modo embrionale e originale l’idea di un partito politico partendo proprio dalla percezione dello spazio urbano?
Una storia locale, una di quelle storie che sta ai margini della validitĂ  restituita dalle scienze sociali, sembra confermare questa ipotesi.

Premessa: se lo spazio urbano crea coscienza politica e consideriamo la blogosfera uno spazio pubblico e comune, allora i blog possono essere considerati a pieno titolo uno luogo politico? E’ solo un’equazione da dimostrare e una piccola storia tutta da raccontare.

Il fatto: dodici ragazzi, tra i nove e i tredici anni, figli dei commercianti della strada principale del centro storico di una cittadina del meridione, hanno dato origine ad un progetto di identità sociale e politica partendo dalla percezione dello spazio urbano come contenitore attivo. Stanchi di non poter giocare per strada all’aperto a causa del traffico, hanno fondato un prototipo di partito politico con tanto di elezioni, regole, valori e proposte con le quali hanno coinvolto il Palazzo di Città ad un ripensamento dello spazio pubblico: quello di chiudere al traffico la piccola strada durante la bella stagione e solo per alcune ore perché fosse permesso loro di giocare senza il pericolo delle auto in corsa.

Postilla: le strade vengono chiuse al traffico per motivi diversi: periodi di grande afflusso di passanti, feste cittadine, ricorrenze particolari. Non per il gioco. Le cittĂ  non sono – e questo è certo – a misura di bambino. Ma cosa succede se i ragazzi percepiscono di avere un diritto? Cosa succede se queste necessitĂ  vengono condivise? Cosa succede se la strada, la piazza, i luoghi a disposizione dei cittadini divengono filtro tra le esigenze personali e quelle collettive?

L’antefatto: essere giovani figli dei commercianti di questa antica strada significa dover passare tutti i lunghi pomeriggi estivi chiusi nell’angolo di uno dei negozi, o, se va bene, a casa di qualcuno. Ma i ragazzini di queste parti non hanno ancora perso l’abitudine di giocare per strada, di utilizzare la città come contenitore di socialità. Baby-sitter, computer e play-station a parte, c’è ancora qualcuno che preferisce la vecchia partita di pallone con le cartelle come pali della porta. Sono ancora molti i bambini che preferiscono il cinque-schiaccia, nascondino, il fazzoletto, l’uomo-ghiaccio, guardie e ladri. Giochi per i quali servono ampi spazi.

Il fatto/2: I ragazzi del “Club di via Tupputi”, come gli stessi giovani iscritti lo chiamano ignorando la vocazione politica che li contraddistingue, hanno fatto rispettare le regole che neanche i vigili urbani hanno mai avuto la convinzione di voler fare. Una volta ottenuta la chiusura del traffico della strada, infatti, alcuni automobilisti, eludendo completamente le regole del codice stradale, avevano preso l’abitudine di spostare le transenne e circolare ugualmente proprio mentre i bambini si divertivano a scorazzare all’aperto sotto lo sguardo dei genitori. Forti della loro appartenenza al club, i ragazzi hanno piantonato i limiti della strada assicurandosi che le transenne non venissero più spostate, hanno chiamato i vigili perché ci fosse qualcuno che multasse le infrazioni ed hanno scritto lettere al sindaco perché si adoperasse a garantire una strada più pulita. Un specie di comitato di quartiere i cui rappresentanti, poco più che dodicenni, sono stati spinti non da una simbologia politica prestabilita cui aderivano, ma dalla semplice osservazione oggettiva di avere una strada che per alcuni motivi veniva occasionalmente chiusa al traffico; la loro esigenza di gioco-crescita era un’occasione altrettanto giusta? Si potevano mediare le esigenze della città e dei cittadini?

Dettagli: La sede del partito è all’interno del portone di casa della nonna di uno di loro ma già si parla di chiedere al comune un locale che sia più funzionale anche per i pomeriggi invernali.
Per entrare nel club bisogna fare una prova di coraggio, una di abilità e l’altra di sfrontatezza (tipici rituali dei gruppi “di passaggio”, di fatto si passa da semplice bambino a bambino iscritto al club); se non si rispetta il regolamento si rischia di essere espulsi; le elezioni segnano brevi legislature di circa due settimane e si tengono il sabato (perché è il giorno in cui hanno meno compiti); non c’è una frequenza obbligatoria, tuttavia troppe assenze non giustificate sono l’anticamera della perdita della tessera.

Digressioni: questa è una piccola storia di polis-politica in cui i protagonisti dicono di non aver mai seguito nessun suggerimento dagli adulti. Per loro questo fa parte di un grande gioco. Cosa succederebbe se questi ragazzi scoprissero di avere a disposizione un gioco altrettanto serio come un blog?

Equazioni: possiamo quindi dire che se lo spazio urbano percepito come contenitore di necessità, diritti e doveri assume un valore politico primordiale, un pentolone in cui possono ribollire le idee e in cui convergono i dettagli di quella che diventa, o non diventa, una precisa identità e coscienza politica, allora anche tutto quello che assomiglia ad uno spazio pubblico – virtuale – come internet (una città?) e come i singoli blog (una piazza?) possono avere un forte uso politico inconsapevole quando è spontaneo, e strategico quando è voluto?


  • La cittĂ  digitale è una rete sociale
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  • La città ritrovata
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  • Un commento al post “La cittĂ  è un blog politico”

    1. aitwan
      marzo 10th, 2005 10:47
      1

      Red Apple come la grande mela.
      Con molta attenzione ho letto il “pezzo” di Red Apple e concordo in pieno per quanto descritto. Aggiungerei, e non per polemica, che il sud rappresenta ancora un grande contenitore per l’infanzia, dove i ragazzini fanno della strada il luogo comune di crescita. Al contrario del nord, dove il proliferare di palestre ed altri contenitori sociali permettono un’aggregazione completamente differente. Se è vero che i valori della crescita dei teen ager prendono spunto da ciò che i genitori riescono ad offrire, è anche vero che gli educatori del sud debbono affrontare tematiche differenti rispetto a quelli del nord.
      Complimenti a Red Apple per la disamina.
      aitwan – 10/03/2005

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