31/03/2005
Corpografie (I)
di Francesca Mazzucato, alle 09:23
[Iniziamo un piccolo gioco corpografico con Francesca Mazzucato, che credo davvero non abbia bisogno di alcuna presentazione - e che, tra le altre mille cose, cura un bel blog proprio sui corpi. Corpografie sono brevi ritratti sensuali, tipologie di corpi sussurrati. Accompagnati da miei scatti, della serie Diott(r)ica, perchè il desiderio è sfalsato, e le cose desiderate sono doppie, e una è sempre sfocata. as]
Corpo di donna.
Fluttuante sinuoso, dobbiamo parlare, lasciati toccare, l’ho fatto per te, vestito lanciato, seno scoperto, capezzolo appuntito cibo intrecciato alle gambe, alla pelle, profumo di magnolia, incensi, una storia dei sensi nelle mani che toccano emozioni che bloccano, polpose sorelle di frutta attentamente pelata le cosce, e poi la lingua che si avvicina alle mie, che lentamente sale e segue l’Antica Strada del Sale, corpo di donna corpo di esploratrice i peli mordicchiati alla radice e intanto io l’aspetto, l’aspetto e la blocco, il piacere un rintocco, ritardare lo sblocco.



La tecnologia modifica la percezione dello spazio e del tempo, ma senza non avrebbe molto senso vivere. Non perché necessaria, ma perché irrinunciabile. Non mi lamento, ma una chiacchierata recente con Massimiano Bucchi, sociologo della salute, mi ha aperto, se non spalancato all’improvviso scenari alla Ballard o alla Cronenberg. Non mi spingo alla fantascienza sfrenata e storicizzata, ma almeno un Douglas Adams potrebbe aiutarci. La nostra vita sarebbe animata e abitata in pianta stabile da ibridi. Anzi.
C’è il viso iconizzato di Rocco Siffredi che scruta da in mezzo alle gambe di una ragazza quanto di più intimo vi possa essere.
Credo che webgol (cioè noi due, Antonio e Enrico) abbia un particolare talento nell’andare in cortocircuito dissonante con qualsiasi ipotesi, più o meno condivisa, di agenda pubblica.
La città è stata da sempre l’epifania della simbologia del potere politico: i palazzi dei più ricchi, le chiese dei potenti, le strade delle industrie. Ma anche: le piazze del popolo, i mercati, le strade di periferia. Tutta la polis è politica.
“Sono un geografo”, disse il vecchio signore. 


