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11/02/2005

Polis in viaggio VIII – Pascale off e la manutenzione della borsa casetta

di Enrico Bianda, alle 13:19

Best off, Minimum Pax, a cura di De PascaleE’ che spesso mi viene voglia di gettare in un pezzo tutto quello che mi viene in mente, come una serie di frames legati tra loro da un senso propulsivo narrativo: una sorta di compulsione alla scrittura e alla raccolta quasi (in)differenziata.

Il difficile poi é far in modo che gli argomenti coincidano con il tema: piegare il tutto alle necessità tematiche monografiche che coltiviamo di mese in mese. Poi è tutto un rimandare al nuovo tema, oppure “facciamo qualche settimana mista senza rete” o ancora “aspetta vedrai che riesco ad integrare”.

Ora lo spunto mi viene da un libro, nuovo nuovo, una raccolta di interventi e racconti pubblicati nel corso del 2004 da alcune riviste italiane. Una compilation del meglio delle riviste, roba che avranno letto se va bene in mille lettori, esagerando. La manda in libreria la minimum fax nella collana nichel dedicata ai giovani autori italiani.
La cura un giovane scrittore che seguo da qualche tempo, e che recentemente – su indicazione, lo ammetto, del Maestro Rumiz – ho intervistato brevemente a proposito di un suo reportage pubblicato da Einaudi e intitolato La città distratta. Lui si chiama Antonio Pascale e ha scritto anche una cosa che porta un titolo folgorante, La manutenzione degli affetti.

Insomma Pascale in questa raccolta del meglio ci indica una strada per leggere le riviste, per viverle e capirle, ci dice che questi sono luoghi dove nascono e spesso muoiono scrittor giovani, e che spesso varrebbe la pena si mettessero a parlare tra di loro. Di questo parla questo libro, intitolato programmaticamente Best Off, il meglio delle riviste letterarie italiane 2005.

Una cosa divertente in tutto questo è l’introduzione dello stesso Pascale – che, detto per inciso, collabora e sembra essere cresciuto dentro una rivista importante come lo Straniero diretta da Goffredo Fofi – dove si dice della voglia di fondare una propria rivista, del desiderio di dare voce alle proprie fantasie editoriali e della chiacchiera fatta su una panchina sognando di progetti culturali di ampio respiro, magari ibridati con le passioni più viscerali.
E’ un po’ quello che in piccolo facciamo spesso anche con Antonio, passeggiando, addentando orribili tranci di pizza oppure speculando attorno ad un piatto di polenta alla cannella farcita di peperoni allo sgombro.

Raccogliere impressioni in forma di piccolo saggio, trovare un luogo dove far leggere queste riflessioni e magari anche riuscire a trovare dei lettori.
Insomma andate a leggervi – se potete o se volete – questa raccolta intitolata best off [hanno tolto sapientemente il maiuscolo da tutto quello che è contemporaneo: unico vezzo, il resto è eccellente], e grazie a Pascale, di cui mi proponevo di segnalare il lavoro da tempo.

domusUna cosa però la dico che cade bene con il tema Polis.
Così, a memoria, sull’ultimo numero di Domus c’è una bella conversazione a tre sul tema urbano “Caserta”.
Con tre casertani, uno scrittore, appunto Pascale, un attore regista indimenticabile, Toni Servillo [almeno Le conseguenze dell’amore vanno ricordate, ma poi c’è tutto il lavoro con i Teatri Uniti] e un architetto casertano, di cui adesso – mi perdonerete, mi sfugge il nome.
Mi scuso con lui, ma sono in treno, e Domus è troppo grande per metterlo nella borsa casetta che mi porto dietro in questo pendolarismo.


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