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17/01/2005

Polis in viaggio VII – Il Théâtre de l’Opera e le scatole di Parigi

di Enrico Bianda, alle 12:13

Théâtre de l’OperaLo sguardo si perde attraverso le geometrie e i volumi imperiali, i velluti e i riccioli barocchi che abbelliscono i palchi, e l’immenso palcoscenico che svela di profilo la profondità inaudita e celata allo sguardo del pubblico.

E sotto, sotto le assi del palco, un intrico di quinte e telai, corde e macchine che non sono celibi come vorrebbe Duchamp.

La sorpresa è che gli ettari di superfici di cui si compone il Théâtre de l’Opera servono, non sono un inno alla grandezza sciovinista.

E la cosa più sorprendente è che da questo concentrato di funzionalità in salsa rococò sono nate e cresciute leggende e miti della modernità che grondano barocchismi e gotico come in un racconto di Lovecraft.

La scena è quella del Musée d’Orsay, dove proprio sotto la grande porta dell’Inferno fusa nel bronzo da Rodin, si trovano i modellini del teatro, uno spaccato favoloso dove perdere lo sguardo e capire finalmente perché proprio a Parigi è nato il Fantasma dell’Opera, e capire perché Parigi è una serie di scatole che si schiudono sotto lo sguardo un po’ disattento del visitatore curioso. E la folgorazione arriva mentre pencolo il busto in avanti attento a non far scattare gli allarmi, mentre guardo da più vicino possibile il modello: Parigi è il teatro dell’Opera, con i suoi quartieri così differenti, il suo sistema perfettamente organizzato di trasporti e comunicazione, i suoi lustri viali, le zone d’ombra della prima periferia, i sotterranei attraenti e carichi di illusioni, i sapori per la strada, il silenzio improvviso e il respiro delle spaccature che aprono la città alla luce.

Quell’immagine, quella sensazione di potermi perdere nel labirinto scenico del Teatro, la possibilità di percorrere i chilometri di corridoi, passando dietro alla sensazione del pubblico, sgusciando lungo séparé e trompe l’oeil mi ha appena permesso di leggere la Parigi intricata, in buffa sintonia con il romanzo d’oggi, quello che ha aperto questi ricordi: e una domanda, da passare a Dan Brown.
Il prossimo, ti prego, dedicato all’Opera.


  • Polis in viaggio V – Parigi, Godo(t) e il codice dei musei
  • Polis in viaggio VI – Demos da desco in foies gras
  • E Polis comes back (e Grillo vince solo in periferia)
  • Polis che viaggia I – Da Firenze a Lugano

  • Un commento al post “Polis in viaggio VII – Il Théâtre de l’Opera e le scatole di Parigi”

    1. David Jones
      dicembre 4th, 2005 04:56
      1

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