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30/12/2004

La double pénétration

di Enrico Bianda, alle 00:35

Emblema della nazionalizzazione del sesso senza tabĂą,
la doppia penetrazione è una metafora eclatante della nostra epoca
che cerca di stordirsi e stancarsi nel “tutto subito”.
(La Double PĂ©nĂ©tration, Fabrice Pliskin, Les Mythologies d’aujourd’hui, Le Nouvel Observateur 2004)

myth.jpgCon il piglio speculativo della provocazione, la rivista francese Le Nouvel Observateur in un numero speciale fuori serie gioca (a modo suo) a rifare i Miti d’oggi di Roland Barthes ad una cinquantina d’anni di distanza dalla loro pubblicazione.

Tra il 1954 e il 1956, infatti, Barthes ha composto i suoi miti moderni, monitorando in maniera inedita la societĂ  dei consumi e della comunicazione, situandosi nel solco di una riflessione sul mito come linguaggio, ma in una prospettiva nuova e personale.

Nel 1970, in occasione della ripubblicazione in Francia, lo stesso Barthes scrisse che il suo lavoro si era mosso lungo due binari:

“Da una parte una critica ideologica che si concentra sul linguaggio della cultura di massa; dall’altra parte un primo approccio critico (démontage) semiologico dello stesso linguaggio, per rendere conto nel dettaglio della mistificazione che trasforma la cultura piccolo borghese in natura universale”.

A leggerle oggi queste parole sembrano abbastanza datate, e forse anche per questo motivo – oltre che a voler celebrare i cinquant’anni di un saggio che nel bene e nel male ha influito sulla critica della societĂ  (insieme forse al DĂ©bord de La societĂ  dello spettacolo, per restare ai francesi) – che il N.O. ha deciso di imbarcarsi in un’operazione editoriale coraggiosa, ad alto rischio, riuscitissima, intitolata “Les Mythologies d’aujourd’hui“.

Torniamo alla nostra citazione iniziale.
Tra i nuovi miti censiti dalla rivista, grazie all’apporto dei suoi collaboratori piĂą qualche ospite unitosi per l’occasione, trovano posto anche alcuni luoghi della produzione di immaginario ai quali ci si avvicina di solito con qualche remora.

La doppia penetrazione, appunto: come luogo metaforico del nostro bisogno di consumare all’eccesso, di trovarci in una dimensione di stretto contatto con le informazioni e di usufruire di equivoche stimolazioni multiuso.
Non vi viene niente in mente? Cellulari che fanno le fotografie, lettori cd che leggono gli mp3, caselle di posta elettronica che fanno da agenda, libri che comprendono il dvd, dvd che mostrano il making of.

I nostri miti sono quelli dell’eccesso e dell’accesso indiscriminato, sono quelli della velocità, della visione speculare accelerata senza fili: ti parlo, ti sento e ti vedo anche a distanza.

Come il dolce-amaro (di certa cucina toscana), la doppia penetrazione coniuga esorcizzando l’angoscia della scelta e la tragedia della negazione. La doppia penetrazione è indeterminazione, doppia incostanza. Duplex, non è ciò che mostra di essere, non fa ciò che sembra fare. Esitante e impulsiva, riconcilia i contrari. Nomade, è qui ed è altrove.
E’ utopia incarnata, deterritorializzazione, ubiquità. La penetrazione semplice è radicamento, si ancora al terrore, non è plurale, la poverina. Dimentica della geografia cardinale, la doppia penetrazione è sradicamento. Allinea i poli.
Ossimoro carnale, proclama che tutto è possibile, si pone come eversiva. Vuole tutto e subito.
(Fabrice Pliskin)

Il mito della doppia penetrazione, come quello della terza etĂ  o del perizoma unisex, del porno o degli aiuti umanitari, del wrestling o di Matrix, dei reality show o di Internet.
Sono tutti modi per costruire comunitĂ , per riconoscersi e appartenere, per desiderare (guardando, scrutando o facendo insieme) e per consumare condividendo.

Moltitudo speculo, ergo moltiplico. E desidero.


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  • There is a light that never goes out
  • Giornalismi e par condicio
  • Google si distrae un po’ e perde in Borsa e, tacchete!, spunta Yahoosoft

  • 4 Commenti al post “La double pĂ©nĂ©tration”

    1. gabryella
      dicembre 30th, 2004 11:31
      1

      ormai viziati dal “tutto, dappertutto e subito”, ci alimentiamo di contenuti mediatico/informativi fino alla bulimia: nell’abboffata veloce, caotica ed inutile, nessun godimento, nessuna reale crescita, nessun attimo di riflessione..(e, spesso, un gran mal di pancia)

    2. Claudia
      dicembre 30th, 2004 18:46
      2

      Mi si perdoni l’OT, volevo augurare agli autori un felice 2005, che sia un anno di vera pace.

    3. Denton
      aprile 3rd, 2005 17:47
      3

      afdso poiuyt http://ghjkljjebabn.com/

    4. AWoman.AMan
      febbraio 4th, 2008 17:22
      4

      L’autore l’ha mai provata? Did he ever experience? Consumare all’eccesso? Se, per assurdo, le persone si dedicassero di piĂą alla ricerca personale, agli eccessi del corpo, del piacere, quasi sicuramente verrebbero distolte dal consumo. Il consumo di oggetti e cose, visto che se vissuta con autenticitĂ , ogni manifestazione “eccessiva” (preferisco il termine “estrema” o trsgressiva) dell’eros è solamente un modo per conoscersi ed un passo di spiritualitĂ .

      Percepisco una forste speculazione qui, quasi un falso ideologico moralisticheggiante.

      AMan

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