home

Leggi gli aggiornamenti in home page

27/12/2004

Pulviscoli, scoopofilie ed exit poll

di Antonio Sofi, alle 20:45

Giusec posta “una rapida ed incompleta panoramica dei blog asiatici ed internazionali che stanno raccontando, ora dopo ora, ciò che accade dall’altra parte del mondo.”
Andate a dargli un’occhiata.

Io ho fatto un rapido giro.
In queste tragiche situazioni di emergenza estesa, il giornalismo diffuso che riesce a produrre la blogosfera nel suo complesso è non solo più interessante e variegato ma forse anche più utile e completo di quello che producono i big media, trincerati nelle loro logiche spesso perverse.

Oggi i due giornali più importanti italiani avevano in copertina la stessa foto; effetto della logiche omologanti di sistemi produttivi tremendamente simili. Che riguardano il fotogiornalismo, ma non solo. Per esempio quella foto, è un classico esempio di criptomnesia, e non mi stupirei se fosse stata scelta perchè, appunto, ricorda mille altre foto simili – quindi emotiva e delocalizzante. Questo per dire che spesso è anche, se non soprattuto, un problema di omologazione cognitiva.

Ma, tanto per esser chiari, più passa il tempo e più vedo scomparire contrapposizioni a prescindere tra i due mondi, intendo quello dei blog e quello dei big media; mi sembrano poter sensatamente coesistere in un unico ecosistema informativo, seppure tremendamente più complesso e dai rapporti di forza sbilanciati.

Qual può essere il limite, infatti, del giornalismo pulviscolare e di testimonianza personale dei blog?
A mio parere, banalmente, è che diventa assai più problematico orientarsi, filtrare in un tempo sensato informazioni spesso isolate e difficilmente raggiungibili, trovare le fonti giuste.

Ecco che gli altri media giornalistici, in questi casi, possono rispolverare un ruolo peraltro completamente coerente con le loro mission storiche, etiche e professionali. Cioè ricercare, selezionare, gerarchizzare e presentare le informazioni sensate. Da qualsiasi parte provengano, bypassando la pappetta delle agenzie internazionali, e andando in strada, o sui blog.

Possono farlo, e prima o poi lo faranno. Altrimenti verranno sorpassati in pregnanza: il tempo di organizzarsi. Per esempio alcuni blog americani molto seguiti lo hanno fatto o lo stanno facendo, cercando di funzionare come collettori di testimonianze, di fili sparsi e provenienti da mille direzioni.

Inoltre, per esempio, pensavo: se in ognuno dei paesi colpiti ci fosse stato una specie di filter, a parte i problemi del codice linguistico (ma è un altro discorso, ed è un problema solo tecnico, o tecnologico), molti ostacoli della fase di ricerca delle informazioni (lo ripeto: personali, di testimonianza, focalizzate, spesso multimediali) sarebbero stati superati.

Altro che la fine del giornalismo tradizionale. Al contrario: un suo rinnovarsi come giornalismo d’interpretazione della complessità. Perchè alla fine macchine e tecnicismi a parte, è la capoccella di chi legge e scrive che fa la differenza. E su quello non c’è supporto che tenga.

Poi, quello che abbiamo sotto gli occhi è, spesso (non sempre e non tutti), completamente diverso.
Ieri ho sentito toni ed atmosfere strane, a tratti inquietanti; un misto di leggerezza e scoopofilia.

(Che non è una strana pratica sessuale, ma un orrido neologismo che vuole indicare il mal trattenuto piacere di avere a che fare con una notizia da prima pagina, pur tragica che sia – e peraltro, con una rivelatrice coincidenza linguistica, molto simile alla “scopofilia”, che altro non è che voyeurismo…)

Non posso fare a meno di concordare, per esempio, con la seguente nota di Giusec:

tutto questo mentre su tivvù ed edizioni online dei quotidiani italiani si discute ancora delle testimonianze di Fede, di Diaco e di quei quattro imbecilli di calciatori in vacanza alle Maldive.

Una leggerezza che si misura anche sulla quasi compiaciuta propensione incrementale delle stime. A modo suo lo spiega egregiamente Mariano:

Tineva ragione Gualtiero, ieri mattina, quando m’ha detto a proposito del terribile maremoto: Marià, vedi che questi sono solo gli exit poll. Spetta a domani per capiri quanti sono le vittime.


  • Swg e non solo. Link e risorse per gli exit poll.
  • Liveblog from SWG. Pomeriggio di presentazioni.
  • La politica che sta online. Dai sondaggi ai commenti.
  • Swg. Elezioni dietro le quinte (e davanti alla Web Tv)

  • 2 Commenti al post “Pulviscoli, scoopofilie ed exit poll”

    1. sergio maistrello
      dicembre 28th, 2004 09:10
      1

      Antonio, sull’atteggiamento italiano ti segnalo un articolo di Severgnini oggi sul Corriere (http://www.corriere.it/Primo_Piano/Esteri/2004/12_Dicembre/28/severmaremoto.shtml), che azzarda una spiegazione.

    2. antonio
      dicembre 28th, 2004 21:15
      2

      Grazie Sergio – e dire che pensavo fosse difficile trovare qualcuno più ottimista di me, e invece Severgnini mi batte della grossa. La lettura di Severgnini mi ha stimolato una serie di riflessioni.

      Non vorrei peccar di malfidenza nell’esser convinto che un certo tipo di copertura fatta dai media nelle primissime ore seguenti al terremoto non sia stato l’effetto di una ponzata riflessione, o di una logica “di servizio”, come dice Severgnini. Che lo si è fatto, coscientemente e scientificamente, per rassicurare, per dare sensazione di vicinanza, per trovare criteri interpretativi condivisi dal quale guardare all’Inatteso e allo Sconosciuto. Mi piacerebbe fosse così, ma non credo proprio.

      La verità, dal mio punto di vista, è che i criteri di notiziabilità hanno logiche omologate e incrementali. C’è la famosa legge del giornalismo: un morto vicino caso fa più notizia di 100 in un paese lontano. O simili versioni, il concetto è questo. Ecco come la vedo io:

      All’inizio le stime erano basse (del tutto illogicamente basse aggiungo io) e quella notizia aveva un valore notizia supponiamo uguale a 10. Se però ci aggiungi i vip alla maldive diventa 20. Semplice semplice. E’ un aggiungere fattore sopra fattore, accatastandoli senza dare priorità. Con effetti francamente imbarazzanti.

      Tanto è vero, ne è una riprova, e anche a mio modo di vedere una confutazione delle teorie ottimistiche di Severgnini, che già l’indomani il tono è cambiato, le priorità riaggiustate, le voci narranti più consone e accordate con il tragico contesto – non più (solo) sms di calciatori e telefonate dalle maldive, ma grandi inviati e pezzi veri.

      Ci sarebbe molto altro da dire, ma mi azzitto qui.

    Lascia un commento