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17/12/2004

Polis in viaggio IV – Hotel Locarno, Tina Pica e le mattonelle obitorio

di Enrico Bianda, alle 13:22

Allora mettiamola così. Si possono ripercorrere anche vicende altrui raccontate da persone che incontriamo. Storie belle che vorremmo narrare noi, personaggi che vorremmo essere noi, visti e presi così, con i loro percorsi.
“Ho portato i siberiani in Thailandia in vacanza”

E’ il segreto primato di un viaggiatore organizzatore e altro ancora che vive nel solido inespresso di un’esistenza un po’ nomade per necessità e virtù, lontano da legami che lo imbrigliano in una vita che alla fine forse si è proprio scelto e da cui scappa, coscientemente, regolarmente.
“Amore mio, sono a Parigi, mi fermo sei mesi…”

Dichiarazioni d’intenti per un irrequieto che ha scoperto in tempi non sospetti il viaggio organizzato, il pacchetto viaggio-capitale-crociera-souvenirs su misura per il cliente. Me lo racconta un’amica, una sera a Roma. Viaggio on demand, profilato, direbbero i consulenti, per una dimensione del consumo del viaggio come consumo culturale, segno distintivo per una generazione che allora cominciava a muoversi come industria, lasciando dietro di se le città per poi rientrarvi con il fiatone e la tristezza.
“Devo ripartire non resisto”

In fondo questa dimensione della provvisorietà è una dimensione che ricerchiamo un po’ tutti noi amanti delle camere d’albergo, segreti detentori di inviolabili passioni legate al viaggiare e al soggiornare per poche ore in una città.

*Roma, un albergo nei pressi di Piazza del Popolo*

Hotel Locarno - manifesto di Anselmo BallesterUna serata invernale anomala, con un caldo superficiale, che rimane nell’aria, e che allo svoltare dei palazzi si lascia sopraffare dal freddo improvviso e umido di alcune zone di una palude urbana strisciante: il Circo Massimo galleggia in una nebbiolina malefica.
Appena decadente mi accoglie con il saluto del tassista. Elegante magari qualche decennio fa, si specchia nelle locandine turistiche della Belle Epoque. Hotel Locarno, giuro, in trasferta mi fanno sentire a casa. Che pensiero gentile, mi dico mentre vaga lo sguardo assonnato attorno alla pareti ingiallite che avvolgono la reception: “Ho una prenotazione… Sono svizzero sa, abito vicino a Locarno tre giorni la settimana. Mi crederebbe?”
Non risponde, accenna forse un sopraciglio indolente, appena sopra la fine montatura degli occhiali, mi immagino una cosa tipo “me ne fotto”. Anche io in fondo dammi allora le chiavi che è tardi e ho sonno.

– “Come mai l’avete chiamato Locarno questo albergo?”
– “Ecco signore, la sua stanza è la 404, la firma sul modulo me la fa domani mattina per gentilezza”
– “Non sarĂ  per questa aria un po’ retrò, l’idea delle terme e del costumino integrale per uomini a strisce bianche e blu?”
– “L’ascensore è dietro l’angolo in cima alle scale: quarto piano, salga lentamente che i clienti dormono”
– “Posso lasciarle le mani in ostaggio?”

Mi sottraggo alla sanzione a questo punto quasi inevitabile, veloce svolto l’angolo e mi infilo nell’ascensore sferragliante apri-la-porta, apri-la-seconda-porta, chiudi-la-prima-porta, chiudi-finalmente-anche-gli-sportellini-in-legno.

Una debolezza la confesso subito: adoro gli alberghi che svelano lentamente la loro nobiltà. Voglio dire che impazzisco veramente per quegli alberghi che si nascondono dietro uno strato di polvere di imbarazzo aristocratico: “sì, siamo noi ma preferiremmo non farlo sapere”.

E’ una famiglia nobile in disgrazia alla quale apparteneva uno dei luoghi più dolci mai visitati: l’Hotel Excelsior di Dubrovnik, ormai credo ridotto al fantasma di se stesso, venduto tre anni fa ad una multinazionale del settore alberghiero con il progetto di abbattere e ricostruire. All’epoca, quattro anni fa, portava ancora evidenti i segni delle granate che erano piovute dalla collina appena sopra durante l’assedio serbo. La città bianca sull’Adriatico era tutto un fiorire di fiori nel marmo con i petali a raggiera, ma erano le schegge delle bombe che avevano raschiato violentemente il selciato. Sul marmo, sulla pietra e sull’asfalto delle strade appena fuori le mura.
Anche l’Excelsior aveva avuto un nobile passato, sfarzoso, lussuoso, elegante. Manteneva il calore del passato, la morbidezza dei passi sulle moquette un po’ consunte sopra il legno baritonale che si muove appena ad ogni passo.

L’Hotel Locarno a Roma appartiene a questa famiglia, porta meglio i suoi anni, e ha la caratteristica strabiliante di avere un odore rassicurante nelle stanze grandi che si aprono sulle stradine che si snodano da Piazza del Popolo. Ha l’odore degli armadi delle case delle nonne. Ammesso che le nonne abitassero tutte nella via di Firenze dove abitava mia nonna.
Che sarĂ ? Naftalina invecchiata e svanita?

Entro e la prima indagine riguarda sempre il bagno, secondo la teoria che una stanza ed un albergo intero si distingue attraverso il bagno: vasca o doccia? Mattonelle obitorio o colori caldi e improvvisi? Insomma tutto passa per il bagno, e, seconda confidenza, desidero bagni d’albergo grandi e accoglienti, in particolare apprezzo le vasche da bagno che hanno una nicchia per la doccia. Nella penombra ci si introduce la mattina tra quelle tre mura piastrellate, i piedi nella rotondità della vasca, apri il rubinetto e vieni investito da un getto forte che si allarga fino alle pareti colorate, non lascia aloni misteriosi sui vetri di plexiglas e non si danno gomitate nel box doccia.

La stanza dove dormirò trasuda un’aria anni ’50, gli arredi modernisti, le lampade abat-jour, gli armadi con lo specchio sulle ante.
Potrebbe sbucare all’improvviso, da qualche parte, Tina Pica.
Non mi sorprenderei.


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  • 5 Commenti al post “Polis in viaggio IV – Hotel Locarno, Tina Pica e le mattonelle obitorio”

    1. Red Apple
      dicembre 17th, 2004 17:49
      1

      La teoria che una stanza ed un albergo si capiscono dal bagno vale anche per una casa privata? Devo dire che è una teoria che ha un suo perchè…e mi ricorda una cosa che forse non c’entra nulla: mia nonna mi dice sempre che si capisce come è fatta una donna dal modo in cui tiene la cucina. Certo questa è una visione “pre-legge sull’aborto”, ma l’idea di capire il carattere di “un edificio” così come il carattere di una persona da una stanza comincia a non sembrarmi una visione particolarmente astrusa…

    2. Pros
      dicembre 17th, 2004 21:15
      2

      Stessa sensazione provata a Torino, all’hotel Roma, dove, tra l’altro, ha soggiornato lungamente Calvino…

    3. Antonio
      dicembre 17th, 2004 23:44
      3

      Enrì, quello che il reticente alla concierge non t’ha detto: “Alle spalle di Piazza del Popolo, a due passi dal Tevere e dallo shopping piu’ elegante di Via Condotti il Locarno è una calda e raffinata “casa per ospiti”, inaugurata nel 1925 dagli allora proprietari svizzeri con i manifesti pubblicitari di Anselmo Ballester .
      Tutto il Locarno sembra pronto per il ciak di un film, non solo perchè vi soggiornarono attori, registi e sceneggiatori, ma anche perchè il regista ginevrino Bernard Weber lo scelse come protagonista del suo film “Hotel Locarno” nel 1978.”

      Devo dire che sono anche io sinceramente ammirato dalla inarrivabile coerenza storico-geografico-culturale della organizzazione trasferte della radio sguizzera. Per la seconda volta ho peccato di sottostima, pensavo fosse un caso – come quella volta con il treno a Lugano (la devo raccontare prima o poi).

    4. angelocesare
      dicembre 18th, 2004 14:43
      4

      attendo con ansia il resoconto dell’intera storia con Tina Pica! :-)

    5. Eleanor
      gennaio 14th, 2005 19:48
      5

      aunujjhyv poiuyt http://ghjklmwimanreeoa/

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