01/12/2004
Primarie e coltelli
di Antonio Sofi, alle 15:46
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Sto mettendo a posto alcuni appunti sulla pubblica assemblea che domenica scorsa ha nominato il candidato del centro sinistra alla presidenza della regione Calabria, Agazio Loiero. Quella che in molti continuano a chiamare primarie, ma che alle primarie non ci assomigliano nemmeno da lontano.
La preparazione dell’evento, sulla stampa, è passata in sordina (o quasi).
Il giorno dopo poca roba, e diversamente da come pensavo, nemmeno “il solito pezzo di colore sulla politica calabrese: pane, inciuci e soprassata”. Pochi pezzi, e un po’ annoiati – con alcune eccezioni di cui, spero, riuscirò a scrivere. Nella maggior parte dei quotidiani la notizia è stata letteralmente surclassata dall’annuncio della candidatura di Mastella alla Regione Campania.
Questo è uno dei classici casi di due argomenti simili eppure antitetici.
Mastella interessa più ai media, cui basta una bella intervistina ambigua (campo in cui Mastella eccelle) per fare la notizia e imbastire la chiacchiera; l’esperimento calabrese interessa invece ai politici, o chi la politica la fa – che però hanno altri modi, più efficaci e diretti, per sapere le cose.
E’ anche il solito vecchio problema tra cronaca e approfondimento. Perchè, è vero: di notiziabile, sul breve, c’era pochino. Ma qualche pezzo di approfondimento in più non ci stava male.
Più alla politica che ai media, si diceva.
Sta di fatto che altri partiti del centrosinistra di altre regioni hanno seguito l’esperimento calabrese con attenzione – e meditano di riproporlo come meccanismo di nomina della candidatura della coalizione di centro sinistra nella propria regione.
Da quello che ho letto, è prevista una simile assemblea in Puglia (c’è anche una data, il 13 Dicembre, ma non so nient’altro) e in Abruzzo. In Lombardia, invece (da un take del 24 Novembre) i parlamentari dei Verdi si chiedono ”Perche’ si continua ad avere paura delle primarie?” proponendole come modalità utile per le prossime regionali.
Visto i tempi ristrettissimi ci sono due possibilità: o è il solito vecchio (quasi decennale, ormai) trucchetto di evocare le primarie alla stampa per accoltellare in privato (laddove “voglio le primarie” va letto come “non mi piace il candidato proposto“) oppure si riferiscono all’esperimento calabrese, che, va ripetuto?, ha pochissime attinenze con le primarie americane in senso stretto.
Ci si capisce poco, insomma. Tutto il dibattito sulle cosiddette primarie (in generale, e applicate al locale) va avanti da un po’ di mesi seguendo un percorso che ha dello schizofrenico. Si inabissa per settimane, poi spunta la timida capoccella di qualcuno che evoca il babau e tutti insieme a parlarne.
E Romano Prodi? Che dice? Uno che ha fatto delle primarie, invece, una forma di pubblica difesa da accoltellamenti privati – che dice?
Due giorni fa dichiara alle agenzie:
“Le elezioni primarie nel centrosinistra si faranno dopo le regionali e per ora si istituira’ una commissione per varare le regole per tenere la consultazione sul candidato premier della coalizione”.
A guidare il gruppo di lavoro per studiare le regole delle primarie, pare, sara’ Arturo Parisi.
Capite? Sono mesi e mesi che se ne parla e ancora stiamo alle regole. Come fossero una cosa secondaria. Il che, come mi pare evidente, non è. Al contrario! Se vogliamo “giocare” con le primarie, benissimo. Ma bisogna partire dalle regole – come sa chiunque che, di giocare, abbia davvero voglia. Regole chiare, sicure, equilibrate e condivise.
Le regole sono importanti. Innanzitutto, banalmente, per definire di cosa diavolo si sta parlando. Perchè cambia: se parliamo di primarie all’americana, oppure se ci riferiamo all’esperimento calabrese appena concluso – cosa possibile visto che tutti le chiamano primarie ma primarie, va ridetto?, non sono. Basta che lo si dica: parliamo delle prime (e io sono contento), parliamo delle seconde (e io non sono contento).
Il punto è che, in questo caso, le primarie erano, come sempre, un pretesto per fare qualcos’altro.
In tutto questo punzecchiarsi sulle primarie, qualcuno pare divertirsi. Ovviamente parlo di Fausto Bertinotti, che ne avrebbe solo da guadagnarci, quasi indipendentemente dalle regole o dal metodo adottato.
Colgo l’occasione per rispolverare una vecchia foto che ho scattato a Bertinotti, allorchè, nella scorsa primavera inoltrata, a ridosso delle elezioni, venne a comiziare d’appoggio alla candidatura di Ornella De Zordo al Palazzo Vecchio. Una volitiva docente universitaria che è riuscita a costringere il sindaco uscente Domenici al secondo turno contro l’insipido candidato di centro destra (a fatica ne ricordo il nome, anzi non me lo ricordo proprio).
Il pubblico del comizio, che si è tenuto all’Isolotto, storico quartiere di sinistra di Firenze, in una bella piazza appoggiata sull’ansa dell’Arno che guarda il Parco delle Cascine, e per l’occasione sgomberata dalle macchine, era piuttosto eterogeneo. Difficile parlare, con un solo discorso, al giovane militante di Rifondazione, all’anziano abitante del quartiere, e all’intellettuale impegnato in associazioni politiche di base, attentissime al sociale e al locale, riunite sotto il nome di Un’altra città, un altro mondo.
Alla fine, nel dubbio, Bertinotti ha parlato di Chiapas e degli operai di Pomigliano D’Arco – non proprio questioni locali, ma ognuno ha i suoi cavalli di battaglia. Io mi son fatto largo tra la folla e ho scattato con tempi lunghi – volevo rendere quel mulinar di braccia, che ha un che di ipnotico.





dicembre 1st, 2004 18:15
ma eri a lamezia? c’è stato un mio carissimo amico, un tipo di quelli tosti e molto icastici, da cui mi aspetto commenti al vetriolo, poi confronto con i tuoi ;) la prima cosa che mi verrebbe da dire (visto l’esito) è per quelli che ‘le primarie sono il trionfo della sociatà civile’ e cose così. anzi, cosisde. (vuoi vedere che ho fatto la gaffe?).
dicembre 1st, 2004 18:35
No Cesare, purtroppo non c’ero. Mi fai sapere dei commenti? Son curioso come te. Prima di tutto io mi concentrerei sul fatto che non sono primarie. Da lì viene il resto. Cioè il buono e il meno buono di questa iniziativa.
dicembre 2nd, 2004 11:49
Ti farò certamente sapere. La mia piccola delusione nasce da un fatto: ho avuto modo di lavorare un mese con Gianni La Torre, una persona di valore assoluto, oltre che squisita sul piano umano. Tutto qui.
dicembre 2nd, 2004 16:51
egregio Redattore del pezzo qui in epigrafe,
risulterebbemi (relata refero) che lei non risponda alle mail, che è un po come non mantenere le promesse fatte in cmpagna elettorale.
Che dedurne?
dicembre 2nd, 2004 21:56
Oggi la Corte Costituzionale ha respinto il ricorso del governo sul nuovo statuto della Regione Toscana. Questo vuol dire, fra le altre cose, che il prossimo 3 / 4 aprile, in Toscana si voterà con il sistema previsto dallo statuto. Elezione diretta del Presidente della Giunta, ed elezione dei 65 Consiglieri con il sistema delle liste bloccate. Questo vorrà dire che a febbraio i toscani dovrebbero essere chiamati a votare le primarie.
Io lo dico subito a me il sistema delle primarie non piace. Non è che non mi piacciono le primarie, non mi piace il sistema in cui sono inserite.
Negli Stati Uniti dove le primarie sono qualcosa di assolutamente serio, per non dire sacro, coinvolgono un numero intorno ai 40 / 45 milioni di persone. Non c’è, a mio avviso, un modo diverso da quello statunitense per organizzare le primarie, chiunque si dichiara simpatizzante di un partito o area o coalizione potrà partecipare alle primarie. Se non saranno così, non ha neanche senso chiamarle primarie.
Negli Stati Uniti però non esistono i partiti, così come esistono nella nostra tradizione, esistono comitati elettorali legati al candidato, che nascono con la candidatura e muoiono con le elezioni. E’ la normale conseguenza di un sistema che sceglie i candidati con questo sistema. Pensa a delle primarie italiane, non a quelle del centrosinistra che servono solo per dare autorevolezza a Prodi. Pensa a quelle per la candidatura del centrosinistra in Campania, ci sono due che si vogliono candidare: Bassolino e Mastella. I due si misurano alle primarie chi vince si candida. In questo contesto che ruolo avrebbe il partito? nessuno. Esisterebbero esclusivamente i due comitati. Un comitato elettorale, secondo me, oltre al fatto di essere più aleatorio, non avere radicamento nel territorio è anche più soggetto alle pressioni delle lobbies.
Il discorso meriterebbe di essere sviluppato, però il mio punto di vista penso di averlo illustrato.
P.S. l’insipido candidato del centrodestra era Valentino.
dicembre 3rd, 2004 00:30
Ma allora le primarie della sinistra sono una bufala? Secondo me Prodi rischia di suicidarsi a favore dei proci Rutelli e Fassino…..ma forse in tutta questa storia il vero ulisse è Bertinotti, che tra mille difficoltà cerca di tornare dalla sua bella Penelope Prodi?mah? chi vivrà vedrà…..
dicembre 3rd, 2004 22:11
Franco, sei stato chiarissimo. Con la pigrizia che mi contraddistingue proverò a riprendere tutte le cose che hai scritto.
Già! Domenico Valentino – uno che andrebbe ripresa la famosa battuta di Fortebraccio su Nicolazzi. “L’auto si fermò. Si spalancò la portiera
e non scese nessuno. Era Valentino.”