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28/11/2004

Secondos in Svizzera, primo in California, ultimo in Calabria

di Antonio Sofi, alle 15:28

Alcune brevi segnalazioni.

(se continui a leggere)

1) cittadinanza svizzera
2) Il Foglio domenicale
3) Schwarzy vs Lino Banfi
4) Le “primarie” in Calabria

SECONDOS
Sul Corriere della Sera di oggi, pag. 35, c’√® un bel reportage da Basilea di Paolo Di Stefano sui figli degli immigrati italiani in Svizzera. Del tutto inspiegabilmente, quelli di prima generazione, nati in Italia, li chiamano “primeros“, quelli di seconda, nati in Svizzera ma con il passaporto italiano, “secondos“, quelli di terza, chi l’avrebbe mai detto?, “terceros“.
Il problema √® dei “secondos”, identitariamente ibridi, n√® completamente italiani, n√® completamente elvetici. Ecco come emergono puntali le discrasie tra cittadinanza formale e cittadinanza culturale.
Per la prima occorre “superare esami di lingua, di educazione civica, di geografia, sborsare l’equivalente di due stipendi, fiurare fedelt√† a Guglielmo Tell e ai suoi discendenti” – come scrive Di Stefano. Per la seconda cosa occorre oltre aver vissuto tutta la vita l√¨, frequentato le scuole, lavorare e parlare il dialetto locale?
Chieder√≤ al Bianda, comunque, se ha voglia di raccontare: il problema della “cittadinanza” √® centrale per capire l’intreccio tra citt√† e politica, e a tutti e due appassiona molto – dovrebbe essere anche lui un “secondos”, in qualche modo.

FOGLIO DOMENICALE ADIEAU
L’edizione domenicale del Il Foglio chiude – oggi l’ultimo di 236 numeri.
E’ una brutta notizia, questa. Era un appuntamento settimanale che non perdevo da ormai un bel po’ di anni.
Era uno dei pochi luoghi editoriali italici in cui la buona fotografia poteva trovare consolazione e rispetto, a fronte del tappabuchismo cui è assoggettata nel resto della carta stampata. Nonchè luogo di rivalutazione di un certo tipo di giornalismo narrativo e biografico di alto livello. Peccato.
Nell’ultimo numero di oggi c’√® anche una utilissima guida completa dei ritratti e dei fotografi pubblicati negli anni – che, faccio pubblica richiesta se qualcuno da l√¨ √® in ascolto, sarebbe utile averla anche sul web, per facilitarne la consultazione anche per autori.
Ciliegina, per chiudere con il rimpianto: un ritratto di Gianni Berengo Gardin, che, come ho scritto pi√Ļ volte √® il mio personale irraggiungibile punto di riferimento fotografico.
Cosa sostituir√† l’edizione domenicale? Se fossi in loro, passerei semplicemente l’edizione del sabato, da un po’ di tempo bella corposa e piena di pagine d’inserto, alla domenica – in ossequio alla tradizione anglosassone delle edizioni domenicali monstre che ti durano una settimana.

TERMINATOR VS LINO BANFI
Sempre su Il Foglio di ieri, sabato (I pagina inserto), una paginata di Guia Soncini su politica americana e star system.
Argomento sopravvalutato, perfetto per i contrappunti di colore sulla politica a stelle e strisce e poco altro, ma sul quale la Soncini ha pochi rivali.
Poi, però, mi cade su Schwarzy. Perchè scrive:

(Dice: ma Schwarzy √® pur sempre un attore, come quelli che secondo Parsons (scrittore inglese, ndr) hanno fatto perdere le elezioni a Kerry, eppure lui in California ha gi√† vinto. S√¨. Contro Gray Davis. Contro Gray Davis avrei vinto anch’io.)

Tecnicamente, Schwarzy non ha vinto contro Gray Davis, il governatore in carica sfiduciato, che ha perso la recall election.
Ha vinto contro 134 altri simpatici candidati per lo stesso posto, tra cui Gary “che cavolo stai dicendo Willie?” Coleman, il magnate del porno Larry Flint e il candidato democratico, che si chiamava Cruz Bustamante, che √® una specie di brutta copia di Lino Banfi, e che ora fa il lieutenant governor proprio con Schwarzy.
Bella forza, insomma, a vincere contro Lino Banfi (Leibniz, che √® arnoldiano di ferro, non sar√† d’accordo).

CALABRIA SILENZIOSA
Oggi, a Lamezia Terme, in Calabria, √® in corso di svolgimento l’assemblea del centro-sinistra per designare il candidato alle prossime elezioni regionali.
Nessuno, dico nessuno, ne ha scritto seriamente fino ad oggi.
Eppure ce la scassano ciclicamente, da almeno dieci anni, con le primarie. Primarie di su, le primarie di gi√Ļ.
Queste non sono primarie, come √® stato detto alcune volte da chi l’ha organizzata; sono per√≤ un esperimento interessante per trovare modalit√† alternative di selezione delle candidatura, altro che segrete stanze e paracadutaggi dall’alto.
Il fatto che nessuno (o quasi) ne abbia ancora scritto seriamente (semmai mi segnalate?) è una dimostrazione di come il tema delle primarie sia spesso un pretesto per varie forme di accoltellamento politico, e poco altro.
Domani, sono certo, ci sarà in giro sulla stampa il solito pezzo di colore sulla politica calabrese: pane, inciuci e soprassata.

Nel nostro picolissimo, nei prossimi giorni proveremo a capire cosa diavolo è stata questa assemblea calabrese e perchè potrebbe essere davvero utile per il centrosinistra italiano.


  • Dobbiamo sapere
  • Groove & Noir. Il mito attraverso un bicchiere.
  • Ma quale fiducia? La politica alla moviola
  • Cifra tonda

  • 5 Commenti al post “Secondos in Svizzera, primo in California, ultimo in Calabria”

    1. orlando furioso
      novembre 28th, 2004 19:38
      1

      Mi scusi dottor sofi mi potrebbe spiegare cosa sono le primarie, e soprattutto come si dovrebbero svolgere dato che nessuno fino ad ora ha saputo darmi una risposta soddisfaciente.

    2. Enrico
      novembre 28th, 2004 21:06
      2

      la questione, come si dice in questi casi √® complessa: ci fanno corsi biennali nelle facolt√† di Scienze Politiche… o li facevano almeno.
      sono un secondos d’accatto, perch√® in realt√† nato da uno svizzero nato a firenze e da un’italiana nata a firenze, e divenuta gioco forza svizzera con il matrimonio. Tutta la famiglia appena ha potuto √® tornata italiana, mantenendo la cittadinanza svizzera, mentre i figli, me compreso, hanno aquisito la cittadinanza italiana, mantenendo quella svizzera, con svariati problemi legati al servizio militare in entrambi i paesi.
      Vale a dire, e qu√¨ chiudo con la mia genealogia, che avendo fatto la scuola reclute √ģn Svizzera a 19 anni, ed essendo emigrato in Italia a 24, rischiavo di dovermi presentare in caserma per la naja. Il guaio √® che se lo facevo, nel senso che se riuscivano ad obligarmi o incastrarmi, in Svizzera diventavo disertore, o qualcosa del genere, fatto sta che mi sbattevano in prigione per aver prestato servizio in un altro Stato. Una specie di traditore dela patria insomma.
      Bene che cosa c’entra tutto questo con il problema esposto da Antonio e dal Corriere della sera. La questione militare non √® secondaria. Come credo gi√† scritto su queste pagine, l’esercito Svizzero partecipa a quel processo di integrazione e costruzione delle identit√† necessario per trovare un collante minimo tra le persone, tra i cittadini, che di svizzero spesso non si sentono nulla: ne il cibo, ne la televisione, ne la lingua, ne il paesaggio, ne la storia e nemmeno i libri, per quelli che leggono.
      C’√® dunque un problema molto profondo. L’esercito e il complesso di immagini che lo alimentano (ad esempio la possibilit√† di mobilitare il paese in 20 minuti…) provano da un paio di secoli pi√Ļ o meno, a rinsaldare il rapporto di cittadinanza assente nel paese.
      Per cui quando si parla, come fa il Corriere, di generazioni in affanno da svizzeritudine, pensiamo che il problema “cittadinanza” culturale √® presente in primo luogo nei cittadini svizzer√ģ, e forse questo pu√≤ aiutarci a capire come e perch√® la naturalizzazione sia cos√¨ difficile. E’ un riflesso forse, un paradosso che potremmo spiegare cos√¨: ma non sar√† che poi questi stranieri sono pi√Ļ svizzeri di noi?
      Al volo, aggiungo che con un recente Referendum popolare la Svizzera si √® pronunciata a favore d√ģ un irrigidimento delle norme per la naturalizzazione.

    3. Antonio
      novembre 29th, 2004 13:35
      3

      Orlando, sconto innata pigrizia… ma ci arrivo, come non lo so, ma provo ad arrivarci :)

    4. Antonio
      novembre 29th, 2004 13:48
      4

      Come al solito trovi la trave nell’occhio (o √® la pagliuzza, o l’ago, mah). Perch√® poi la cosa che trasuda (non viene detto, ma a mio parere trasuda eccome) dal pezzo succitato √® che l’irrigidimento delle procedure per accedere alla cittadinanza “formale” sguizzera (o, se vuoi, il mancato ammorbidimento delle stesse – vedi referendum) sia da attribuirsi ad una cittadinanza culturale molto forte e socialmente costritiva. Diciamo l’idea che sottende tutto il ragionamento √® quello – l’idea classica insomma. Mentre invece tu scrivi che √® esattamente per la ragione opposta – perch√® la cittadinanza culturale √® abbastanza debole, e proprio perch√® debole necessarie di essere difesa da procedure rigide e da passaggi rituali come il militare. In un certo senso l’opposto di quello che abbiamo visto in Estonia – l√¨ davvero l’irrigidimento delle procedure per ottenere cittadinanza formale erano rigide perch√® in effetti era forte e coesa l’identit√† etnica, e conseguentemente la cittadinanza culturale. Lo stesso dato (irrigidimento formale) pu√≤ essere, paradossalmente, provocato da due opposte situazioni. √® corretto dire cos√¨, secondo te?

      (lo so, lo so, potrei scrivergli una e-mail, ma √® mille volte pi√Ļ divertente cos√¨)

      per chi se li fosse persi, i post sul srvizio militare sguizzero:
      strani sport questi svizzeri http://www.webgol.it/archives/000468.html
      strani sport questi svizzeri II
      http://www.webgol.it/archives/000482.html

    5. enrico
      novembre 29th, 2004 17:39
      5

      molto credo dipenda da fattori di carattere economico politico, da assetti costituzionali consolidati e da automatismi (pare brutto ma tant’√®…) democartici.
      mi spiego, brevemente che sono cotto: √®, credo, abbastanza chiaro che per comprendere determinate modalit√† di partecipazione alla struttura complessiva di un paese, si debba prendere in considerazione qualla che in sociologia ancora qualcuno chiama la genesi del problema. In altri termini per capire la ragione dell’irrigidimento delle regole per la naturalizzazione in Svizzera occorre provare a ricostruire la storia delle stesse e lo sviluppo degli elementi che hanno nel tempo partecipato a definirle. Provo a buttarli li al volo: uno stato federale con una larga autonomia per le questioni di polizia affidata ai singoli cantoni; una politica per l’immigrazione definta invece da Berna, e quindi dallo Stato centrale; una lunga storia di stato aperto alle richieste d’asilo al punto che in altri tempi si parlava di Svizzera terra d’asilo (in particolare nel corso della II GM); un’apertura notevole ai lavoratori provenienti dall’estero (un sesto della popolazione circa √® straniero, vale a dire che su 6 milioni di abitanti, un milione √® di origine straniera, e questo corpo di cittadini si compone quasi tutto di lavoratori di seconda o terza generazione); una generale recrudescenza delle forze e movimenti fortemente conservatori quando non dichiaratamente xenofobi (la nostra UDC); una crisi industriale e finanziaria che nel bene e nel male ha toccato anche la Svizzera; un’inversione di peso specifico che possono avere i Cantoni centrali (tradizionalmente conservatori) nei confronti dei cantoni cittadini (tradizionalmente liberali e progressisti, con Ginevra e Zurigo, citt√† della finanza ma di orientamento politico liberal) in seno alle decisione del Parlamento (in occasione dei referendum non √® la maggioranza dei votanti a decidere ma la maggioranza dei cantoni, in sintesi accade pi√Ļ o meno quello che era accaduto negli USA nelle elezioni del 2000); un sistema dei media molto particolare con la divisione del mercato in due colossi editoriali e il servizio pubblico generalmente rigido e stretto in regole non scritte di autocensura sulle questioni che riguardano la politica e gli affari delicati come immigrazione e lavoro; una generale incapacit√† strutturale da parte dei sindacati di categoria ad inserirsi in agenda promuovendo istanze; ultimo fattore, un generale e progressivo (e certo antistorico) euroscetticismo.
      Tutti questi elementi concorrono a definre anche gli orientamenti su scelte come le naturalizzazioni: la stretta c’√® ma nasce da un contesto assai diverso da quello dell’Estonia.
      Ora svengo. a domani

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