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26/11/2004

Quando quando quando

di Antonio Sofi, alle 12:49

Scrive Jest scrive nei commenti al post di ieri sulla timidezza politica dei blog:

I blog, arte dello sfogo e del vaffanculo a tòdos, mal si concilia con il bisogno di mediazione di chi fa politica. Soprattutto a livello locale.

Eppure, Jest, il vaffanculo a tòdos è, di fatto, un atto politico. Di contestazione, di opposizione, per esempio. Se argomentato e ben indirizzato, specialmente a livello locale, può avere effetti politici notevoli.

Proprio dal livello locale occorrerebbe partire.
Il contesto politico e sociale di riferimento è meno complicato, le comunità più coese – è tutto più gestibile, anche a livello di comunicazione.
Inoltre si possono sollevare temi politici che si smarchino dalla disgrazia italica delle political issues (temi riguardanti partiti, coalizioni, ideologie) e si interessino di policy issues, ovvero i problemi concreti, le politiche pubbliche, la sanità, le tasse, viabilità ecc. ecc. Essendo questi temi vicini ai problemi della vita quotidiana della comunità, il livello di attenzione dei cittadini interessati è certamente molto più alto – e di qualità maggiore. Così come la voglia di partecipare.

Sono convinto che ci sia comunque una domanda inevasa di informazione politica locale. Che i media tradizionali non soddisfano. Per un serie di ragioni semplificabili in una sorta di sistemica (non sempre losca, per carità) collusione con il potere. I blog potrebbero? Fare un certo tipo di informazione politica locale, intendo?

Faccio un esempio. Riporto un caso citato da Loic Le Meur durante il convegno “Culture Digitali” tenutosi all’Università di Napoli il 4 Giugno scorso.

C’e questa piccola cittadina in Francia, Puteaux. Un giovane cittadino di nome Christophe Grébert apre un blog, MonPuteaux.
Non gli piace il modo con il quale il sindaco spende i soldi, gestisce il comune e così via. E lo scrive. Il blog diventa un piccolo caso: ventimila accessi al giorno (quanti altri media locali possono farne altrettanti?), commenti, attenzione da parte dei media non solo locali questa volta. L’amministrazione prova a fermarlo con le buone, poi con le cattive (addirittura, dice, ad arrestarlo tramite la politica municipale “for his blogging” – ma si può?), alla fine lo citano in tribunale per diffamazione.

Non so le ultime novità sul caso, proverò a chiedere a Loic, ma mi sembra di aver notato che il sindaco non è più lo stesso di giugno. O ci sono state nuove elezioni o lui si è dimesso. Ma non è importante.
Ecco, questo è per me avere un qualche impatto sulla politica.
Scrivo. Bum. Succede qualcosa.

Conclude lo stesso Le Meur nel raccontare tutta la storia (10° punto):

I would not be surprised if Christophe would start getting more involved in local politics thanks to the audience and support his blog provided him with.

Non è nemmeno più America, questa.
Così strano pensare possa succedere in Italia, una cosa del genere?

Ma non è il solo “impatto” che può avere un blog.
Franco Bellacci sempre nei commenti del post di cui sopra, afferma che bisognerebbe prima intendersi su cosa sia questo benedetto impatto sulla politica. E propone tre quando.

A) quando molti politici importanti avranno un blog?
B) quando esisteranno blog di opinion-leader?
C) quando i blog saranno letti con attenzione dai politici?

Franco conclude scrivendo il suo ordine d’importanza: C, A, B.

Io aggiungerei un
D) quando i blog saranno fonte quotidiana di informazione (locale e non) e/o commento politico per il mondo dei media.

Il mio ordine di importanza è: A, C, D, B


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  • 15 Commenti al post “Quando quando quando”

    1. Paolo Graziani
      novembre 26th, 2004 17:49
      1

      L’argomento è intrigante, a quanto pare.
      Anche io vivo in una città medio piccola, dove sicuramente si avverte – o meglio, dove io e qualcun altro avvertiamo – la mancanza di informazione politica locale, di cui parli. Sto provando a immaginare un operazione come quella francese, qui, in questa cittadina tosco-ligure, dove ce ne sarebbe da dire, altro che, sull’amministrazione, sulla politica locale etc.
      Ma non riesco neanche con grandissimo sforzo, a immaginare che un blog su questa città, per quanto ben fatto, per quanto curato e aggiornato, possa arrivare a 20.000 accessi al giorno.
      Si ritorna a quel punto: si può immaginare che la vita della Proserpina tenga incollati allo schermo 20.000 utenti, in Italia; ma è difficile pensare a 20.000 persone incollate allo schermo per discutere della vita della città…in cui vivono. E’ una questione culturale.

    2. Antonio
      novembre 26th, 2004 18:02
      2

      Ah, io in questo cose (solo in queste) sono di un empirismo totale. Certe volte le cose non esistono in teoria e in pratica si. Bisognerebbe provarci e poi trarre le conclusioni. :)
      Quanto alla mancanza di un certo tipo di informazione locale watch-dog (rompicoglioni, va che è una bella parla italiana) sono convinto che tu abbia ragione.

    3. Paolo Graziani
      novembre 26th, 2004 19:41
      3

      Poco fa ero al bar e sentivo il gestore lamentarsi dei 100 euro che il comune gli ha chiesto, per le luci di Natale Рe che lui ha preferito far da s̬, piuttosto che dargliele.
      Intanto le luci di Natale, le sue e soprattutto quelle del comune, sono ancora spente – mancano i soldi per accenderle.

      A volte sento discussioni così e immagino di farne un blog locale.
      Chi lo sa: secondo me l’unica cosa che andrà come in Francia, sarà la denuncia per diffamazione che mi beccherò alla fine.

    4. polenta
      novembre 26th, 2004 19:47
      4

      Fava sarebbe ancora vivo se avesse usato il blog al posto della carta stampata? E Mauro De Mauro?

      non ti sembri un esercizio di ipotizzologia disapplicata; è come per l’arte: un mezzo espressivo diviene tale solo quando l’artista trasforma una pratica artigianale in linguaggio.

      prima di allora il cinema serve solo a filmare l’uscita degli operai da un portone.

    5. Antonio
      novembre 27th, 2004 12:27
      5

      Paolo: di temi ce ne sarebbero, altrochè. La denuncia per diffamazione, già. è inutile nasconderselo: ci vuole anche una certa dose di coraggio. Quel ragazzo francese ne ha avuta. Perchè va anche detto questo, senza nasconderselo: se scrivi su un giornale hai comunque una organizzazione alle spalle che ti malleva da una parte di responsabilità e ti appoggia in questi casi. Ma se hai solo un blog, te le devi vedere da solo – e non è cosa da poco.

    6. Antonio
      novembre 27th, 2004 12:29
      6

      Mauro: altro che ipotizzologia disapplicata, la tua domanda fa tremare i polsi.

    7. beppe caravita
      novembre 27th, 2004 12:53
      7

      Ho la risposta:

      Boh….;-)

    8. tt
      novembre 27th, 2004 14:15
      8

      a me l’idea di un “blog per sfancularsi a vicenda” fa venire la pelle d’oca di questi tempi in cui la soglia del vivere civile e della correttezza reciproca si allontana sempre più all’orizzonte, e che ragionare e operare con un po’ di freddo raziocinio e non sull’onda dell’emotività immediata sarebbe indispensabile. stiamo regredendo pericolosamente nella qualità dei rapporti interpersonali ed in un momento di crisi politica quale l’attuale ci mancherebbe un’altra arena di parole in libertà. non basta lo squallore dei dibattiti televisivi e delle occasioni ufficiali per fare brutte figure?
      se i nostri politici blaterassero di meno e sgobbassero di più, qualcosa forse cambierebbe.
      ah, già, dimenticavo: noi non abbiamo più uomini politici. non uomini, perlomeno.

    9. tt
      novembre 27th, 2004 14:17
      9

      ( sono contraria alla ballatoizzazione della politica, se non s’era capito…) ;-)

    10. reginadelsole
      novembre 28th, 2004 10:31
      10

      Mi piace l’idea dalla copartecipazione attiva in politica, il presidente di Cittadinanza Attiva, Gregorio Arena, porta avanti da anni la battaglia sulla sussidiarietà, la possibilità di cooperazioine dei cittadini coll’amministrazione cittadina e , forse, tenendo conto anche di ciò

    11. MassimoSdC
      novembre 28th, 2004 12:48
      11

      Scusami Antonio, ma per evitare di sommare equivoci ad equivoci, credo occorrerebbe definire cosa si intende per “politica” e, nel caso specifico con “fare politica”.

      La mia impressione è che ognuno abbia la sua personalissima idea a tal riguardo e che il risultato non possa quindi che essere quello di un tedioso dialogo fra sordi.

    12. Antonio
      novembre 28th, 2004 16:53
      12

      titti: almeno per quanto mi riguarda non mi riferivo certo ad un blog per sfancularsi a vicenda (un altro?), ma ad un blog in cui fare informazione politica a livello locale, che può assumere, certo, le forme di un contrasto, o di una opposizione, forte. In effetti, come giustamente noti tu, di luoghi di sfanculizzazione (o sfanculamento, non saprei) della politica direi che ce ne sono fin troppi in giro.
      regina del sole: potrebbe, sì…
      Massimo: la politica è un sorta di grande capuccino, i cui molti attori sociali vi pucciano la brioche. perdonami l’orribile esempio. :)
      Ma rimenendo nel campo di politica e blog, direi che il blog in quanto strumento può servire, come anche detto da Franco, come strumento di comunicazione usato dai politici, come strumento di informazione politica locale, di partecipazione, come luogo di discussione e formazione delle opinioni.

    13. MassimoSdC
      novembre 28th, 2004 20:01
      13

      Antonio, non credo che questo sia un “interesse” che possa catturare l’attenzione dei politici, anzi. Domandati di cosa ritengono di avere bisogno i politici. Risponditi. Bene: ora sai il perché di questa mia affermazione.

      Ed è per questo che credo che siano i blog, se davvero lo vogliono, a dover “obbligare” la politica ad interessarsi di loro. Inverosimile invece, tranne rarissime eccesioni, possa accadere il contrario.

    14. MassimoSdC
      novembre 28th, 2004 20:02
      14

      (eccezioni, già: che la s è vicina alla z, sulla tastiera) ;-)

    15. jest
      dicembre 7th, 2004 04:10
      15

      (non volevo esattamente dire quello che è emerso ma apprezzo molto l’analisi di antonio. se qualcuno fuori, ma molto fuori, dai partiti vuole fare politica nelle città il blog è uno strumento possibile, certo. Di sfanculamento al potere, appunto)

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