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25/11/2004

La timidezza politica dei blog

di Antonio Sofi, alle 17:08

Scrive Paolo Graziani nei commenti al post di ieri sulla marginalità politica della blogosfera italica rispetto a quella americana, e sulle ragioni di questa marginalità:

Io sono assolutamente convinto che il problema derivi fondamentalmente da un gap italiano nella diffusione di internet. Non tanto nella diffusione delle connessioni; ma nello scarso uso che si fa dello strumento internet.

Difficile non essere d’accordo.
Ma provo a fare l’avvocato del diavolo. Sullivan √® attivo da fine 2000, come anche Talking Points Memo, Instapundits da met√† 2001, e potrei fare molti altri esempi. Quello che mi pare evidente, ma potrei sbagliarmi, √® che la blogosfera statunitense si sia formata e coagulata, fin dall’inizio, intorno a dei blog “politici”.

In Italia questo non √® successo, n√® all’inizio n√® con il passare del tempo, o quantomeno non nelle proporzioni americane. Allora se il gap tecnologico nella diffusione e nell’uso di Internet diminuisce certamente il numero di persone potenziali che entrano in contatto con i blog e/o decidono di usarlo, √® anche vero che la maggioranza di chi √® entrato in contatto con i blog e che, di fatto, compone la attuale blogosfera italiana non sembra particolarmente orientata a occuparsi di temi politici. Ovviamente non in termini assoluti, ma in confronto con il contesto americano.

Possiamo anche provare ad includere nel ragionamento il gap tecnologico (o d’uso) e banalizzare in questo modo: il 2001 √® l’anno zero dei blog americani, e il 2003 (esageriamo) quello italiano.
Se nel 2002 la blogosfera in America ha avuto il suo “primo scalpo” politico (vedi caso Trent Lott), in Italia nel 2004 (per ora, c’√® ancora un mesetto per mettersi alla pari) non si muove foglia.
Ovviamente con le sue (belle) eccezioni, e con tutti i distinguo del caso.
Questo mi sembra un dato. Che, opinione personale ovviamente, il gap tecnologico non spiega del tutto.

E anche se rivoltiamo la frittata, e giriamo la medaglia, le cose non cambiano – anzi peggiorano. Le ultime elezioni sono state, questa primavera, le elezioni europee. Storicamente marginali quanto a partecipazione e attenzione generale, ma questo ci √® toccato. Cosa c’√® stato da ricordare?
C’√® stato il caso di Beppe Caravita che √® passato dal blog alla candidatura con i Verdi (ma come ho anche detto a lui: perch√® era Caravita, non perch√® era blogger).
Per il resto pochissimi candidati hanno sfruttato lo strumento blog per la campagna elettorale, tranne il caso di Cofferati (contestabile anche esso per il modo con cui ha sfruttato l’opportunit√†, ma di indubbia importanza).
Ne abbiamo discusso al convegno organizzato dalla Fondazione Einaudi sull’argomento lo scorso 17 giugno, intitolato Blog ergo sum. Individui, idee, politica. Io, ad elezioni appena finite, a cadavere ancora caldo insomma, avevo rilevato come non solo pochissimi candidati avessero un blog, ma come addirittura ci fosse pochissima interattivit√† di base (in giro ancora tantissimi forum semideserti, il massimo della dialogicit√†) – insomma un disastro. C’√® un perdibile powerpoint del mio intervento Politica pre-blog e politica post-blog, 157 kb ca.
E dire che a mio parere i blog potrebbero essere uno strumento perfetto per un candidato politico – pi√Ļ che in termini di “propaganda” classica, di costruzione di identit√† politica.
Anche da questo punto di vista, ovvero l’uso dello strumento del blog da parte dei politici, il confronto con la politica americana √® del tutto impietoso.

Il fatto che la blogosfera si interessi relativamente di politica, e che i politici lo usino poco e male, sono due punti, a mio parere, profondamente legati tra di loro.
Li lega una sorta di timidezza – non saprei come altro chiamarla.
Una timidezza speculare, che si alimenta di sospettose diffidenze da una parte e di cinici disincanti dall’altra.
Il risultato sono acque (politicamente) chete.

Quale che sia il motivo di questa timidezza, il dato √® che la blogosfera italiana non sembra incidere sulla politica “fatta”.
La marginalità politica dei blog in Italia si configura insomma soprattutto, a mio parere, come incapacità della blogosfera di incidere sul tessuto politico reale, nonchè sulle opinioni e sul dibattito politico che si costruisce nelle varie arene mediali classiche. Nemmeno a livello locale, per quanto ne sappia io.

Perchè?
Perchè non son bravi, perchè non ci hanno provato, perchè ci hanno provato e non hanno avuto risultati per colpa del contesto, o invece lo hanno avuto in qualche caso e non si è saputo in giro?
Insomma si può o no parlare di una (ennesima, sebbene relativamente importante) anomalia italiana?


  • Blog e politica
  • Quando quando quando
  • Politica pre-blog e post-blog
  • SpinDoc, un blog sulla comunicazione politica

  • 9 Commenti al post “La timidezza politica dei blog”

    1. beppe caravita
      novembre 25th, 2004 22:09
      1

      Fratei, forza al remo, demoghe addosso!

    2. Antonio
      novembre 25th, 2004 23:40
      2

      Ci vorrebbe anche un “facite ammuina”, capace che risolve qualcosa (sbaglio o era una tua precedente intestazione?)

    3. franco
      novembre 26th, 2004 01:02
      3

      Bisognerebbe capire alcune cose, intanto definire qual’√® il livello di successo dei blog in Politica:
      a) quando molti politici importanti avranno un blog?
      b) quando esisteranno blog di opinion-leader?
      c) quando i blog saranno letti con attenzione dai politici?
      Il mio ordine d’importanza √® C, A, B.

    4. jest
      novembre 26th, 2004 02:27
      4

      i blog, arte dello sfogo e del vaffanculo a todòs, mal si concilia con il bisogno di mediazione di chi fa politica. Soprattutto a livello locale. (tradotto: dovrebbero usarlo per dire quello che pensano, troppo pericoloso)

    5. jest
      novembre 26th, 2004 02:27
      5

      tòdos, scusassero

    6. Paolo Graziani
      novembre 26th, 2004 12:07
      6

      Evocato, torno a dire la mia, ovviamente senza pretesa di avere una spiegazione esaustiva del fenomeno, che ovviamente ha ragioni varie e complesse.
      Io pi√Ļ volte mi sono trovato a sottolineare questo aspetto: il gap italiano, a riguardo di internet, non √® tanto nel numero di connessioni, ma nell’uso effettivo che se ne fa. E se ne fa un uso scarso, non tanto perch√® si sta poco tempo connessi, in media(anni fa – parlo di 5 anni fa- per√≤ disponevo di studi specifici, che dimostravano come il tempo di connessione medio di un utente italiano fosse 4-5 volte inferiore, a quello di un utente americano, e questo soprattutto a causa dei costi di collegamento). Se ne fa un uso scarso, di internet, perch√® siamo abituati a pensare poco, e a scrivere ancora di meno; la nostra √® una cultura profondamente improntata all’oralit√†, che √® di per s√® passivizzante. Il fenomeno dei newsgroups, ormai vetusto, dimostra con evidenza quanto sto dicendo: i newsgroups italiani, strumento di confronto e di partecipazione di enorme semplicit√† e scarsissimo costo, non hanno mai superato, singolarmente, i 10-20 utenti *attivi* per ng. Cosa ci si pu√≤ attendere da un blog?
      Tutt’al pi√Ļ, in una cultura orale(e perci√≤ capace di esprimersi solo con media tipicamente orali come la TV e il telefonino) come la nostra, un blog pu√≤ funzionare come diario, come registrazione scritta di quello che a voce sarebbe un pettegolezzo, una confidenza, una confessione. Come strumento uni-direzionale, quindi: dall’autore al lettore, mai viceversa. Molti blog “politici” italiani – uno per tutti quello di Sofri – addirittura rivendicano la mancanza dei commenti, con orgoglio.
      Invece, il blog come luogo di partecipazione, di confronto, non fermenta, non attecchisce, se non, come qui, fra una ristretta cerchia.
      Pi√Ļ che un problema, questo, a me pare un’altro dei sintomi del ritardo culturale profondo di un Italia che di tecnologico pu√≤ vantare solo il primato dei telefonini, lo strumento per eccellenza con cui il confronto di idee – e dunque la politica – √® impossibile.

    7. antonio
      novembre 26th, 2004 17:51
      7

      Paolo, le tue considerazioni sul primato dell’oralit√† meriterebbero ulteriori approfondimenti. Per√≤, per rimanere nel campo della politica, non si pu√≤ certo dire che in italia non si sia mai fatta politica. E’ sempre stato un paese fortemente politicizzato, con molta partecipazione e interesse (seppur spesso inquinati – dico inquinati con convinzione – da approcci troppo ideologici). Adesso certamente meno che nel passato, d’accordo. La politica continua ad essere centrale nell’agenda dei media, e dei cittadini. Meno e diversamente dal passato, ma sempre centrale. Anche per la politica vale il ragionamento che √® perch√® la politica se n’√® sempre “parlato”, “cianciato”, “discusso”, “comiziato” e mai scritto? Pu√≤ darsi, pu√≤ darsi. Non ne sono certo, per√≤. C’√® anche, a mio parere, qualcosa di molto importante che inerisce alle modalit√† di partecipazione politica classica italiana. Provo ad ipotizzare: scontiamo i rimasugli di una politica sempre molto ideologica o ideologizzata, fatta di opinioni, costruita intorno alle cd political issues. Sempre piuttosto distante o reticente quanto alle policy issues, ai problemi generali – e un sistema come quello dei blog pu√≤ avere un senso solo all’interno di una discussione pubblica sulle policy issues. pu√≤ costruire opinioni pubbliche – lentamente e faticosamente. Non certo convincere o persuadere. Il resto, i rimasugli, sono solo sterili scontri ideologici, che ai blog non si attagliano. A mio modesto parere, ovviamente. :)

    8. Paolo Graziani
      novembre 26th, 2004 19:37
      8

      Condivido pienamente. Del resto non volevo assolutamente affermare che in Italia non si sia mai fatta politica; s’√® n’√® fatta e se ne fa tuttora, nel senso di una politica molto unidirezionale, per√≤, dall’alto verso il basso, come nei vecchi comizi, ora trasformatisi in telecomizi pret-a-porta-a-porter.
      Certo c’√® poi sempre stata, anzi, pi√Ļ ieri che oggi, una politica diversa, fatta di case del popolo, lotte sindacali, fumose sedi locali di partito, stanze di compensazione dei micro-conflitti e micro-poteri locali.
      Non meno ideologica e non meno orale della prima, anche questa.
      Solo pochi giornali, e molto aristocraticamente, hanno ospitato e ospitano un confronto politico che si svolge in forma scritta, e quindi, proprio per questo, meno ideologico e pi√Ļ argomentativo. Ma quanti sono i lettori dei giornali, in Italia, appunto?

    9. cosmo de la fuente
      gennaio 5th, 2005 16:37
      9

      Premetto che pur se nato in Venezuela, dove ho trascorso anche la mia fanciullezza, sono figlio di italiani emigrati.Non appartengo ad una famiglia ricca.
      Ho girato parecchio il mondo, non dir√≤ qual √® il mio mestiere onde evitare che si dica che mi voglio far pubblicit√†. Ho constatato che gli italiani amano distruggere tutto quello che d’italiano diventa il simbolo nel mondo.
      Parliamo di musica, di automobili, di vini e parliamo anche di Silvio Berlusconi.
      Un uomo che con tutti i difetti che pu√≤ avere un essere umano ha dimostrato di interessarsi a quest’Italia. Ovvio ci sono anche i suoi interessi, e chi non ne ha? Forse non ne hanno i signori della sinistra? Tutti desideriamo possedere como lo desiderano anche loro, i quali, proprio come Berlusconi hanno propriet√† private e yachts ormeggiati in Sardegna, a Portofino e a Montecarlo. Forse i comunisti vincendo il superenalotto non investirebbero i loro soldi? Li dividerebbero proprio con tutti?
      (Che bello essere comunisti così).
      Inoltre vorrei dire che Berlusconi ha dimostrato di essere uno Statista d’eccezione, ammirato in tutto il mondo. Odiamo l’America noi, ma usiamo Internet, come mai? Odiamo tutto quello che dimostra di essere dinamico e tecnicamente avanzato, ma rimbocchiamoci le maniche e diamoci da fare invece di stare sempre a dire peste e corna di tutti quelli che invece si danno da fare.
      Non riusciamo ad essere coerenti con quello che diciamo.
      La violenza psicologica che sta facendo la sinistra in Italia √® qualcosa di assurdo, da oggi non mi nasconder√≤ pi√Ļ dietro a un paravento perch√® bisogna nascondersi se si apprezza Berlusconi. Non vedo il perch√®, se tu comunista non ti vergogni perch√® lo devo fare io?
      Viva Silvio, che modernizza e rende laboriosa un’Italia troppo spesso massacrata dalla mollezza delle sinistre che sanno solo distruggere e non edificare; che sono caratterizzate soltando dall’invidia e dalla pochezza. Ma cosa vogliamo un mondo insignificante e nelle mani di chi?
      Del mondo arabo forse?
      Non faccio nomi ma anch’io sarei tentato di scagliare sulla testa di certi personaggi goffi e grassi della sinistra non un cavalletto fotografico, bens√¨ quello che si usa in atletica, ma mi contengo. Guai se un simpatizzante di Forza Italia avesse colpito per esempio Prodi, ci pensate? Apriti cielo.
      Voglio concludere dicendo che Berlusconi è sicuramente attento ai propri affari (come lo siamo tutti dei nostri) ma contemporaneamente, deve occuparsi anche degli affari italiani in genere e se gli affari in genere vanno bene aumenta il lavoro, molto semplice..come facciamo a non capire questo?
      Basta di questa caccia alle streghe che dimostra soltanto la debolezza della sinistra che non ha pi√Ļ argomenti, smettiamola di sprecare le nostre energie a colpevolizzare in questo modo sempre e soltanto una persona. L’Italia √® malata da tempo, da quando era governata da altri, Silvio √® soltanto un inizio di cura che pu√≤ dare i suoi frutti ma lasciamolo lavorare. Le antipatie possono esserci ovvio, anche a me stanno antipatici da morire due o tre personaggi della sinistra ma non per quello vado in giro a spaccar loro la testa.
      Grazie Silvio, non stufarti ti prego

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