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15/11/2004

Alla ricerca del tema perduto

di Webgol, alle 14:09

*Polo delle Scienze Sociali, Novoli, Firenze*

polonovoli.jpg– Pozza a terra, bagnato, il riflesso, strana questa prospettiva…
– Metafisica, quasi un De Chirico!
– Metà fisica, metà bagnata…
– Dai, non è degna nemmeno del Groucho di Dylan Dog…
– Scusa, m’è scappata.
– E se si rifacesse “luoghi”?
– Io vorrei fare “politica”.
– Che ne dici di “piazze”…
– Eh?
– …come luogo identitario, tipicamente italiano, il punto d’unione fisico e passeggiante tra città e gestione della stessa, tra architettura e politica…
– Eh?
– Piazze d’Italia…
– Sembra una trasmissione con, come si chiama?
– Magalli?
– Lui.
– Ma tu ce l’hai almeno cinque post su “Piazze d’Italia”?
– No, che domande!
– Lo sapevo… che si fa?
– Si va a pranzo dal Picchi e ci si pensa…

*Teatro del sale, Via de’ Macci, Firenze*

Se Webgol avesse bisogno di un quartier generale, sarebbe di certo il Teatro del Sale di Fabio Picchi, deità cucinante del culinario fiorentino (e non solo). “Cucine a vista modello anni 50, con le pentole di rame appese ai ganci come quarti di macello, una lunga vetrata che dà sulla sala da pranzo. In fondo alla sala un palco, e in mezzo delle colonne che non servono a nulla, se non, e deliberatamente, a rompere i coglioni a chi vuol guardare”. – lo scrivevamo più di anno fa. Théatre-à-manger, l’ha ben definito Camillo Langone in una sua Maccheronica. In ritardo rispetto a molti, ma vabbè.

*Fine Giugno 2003. La prima volta non si scorda mai.*

Era un mese scarso che aveva aperto, inizio estate 2003, proprio dentro il da noi nomato “Distretto Gastronomico Picchi”, accanto allo storico e oneroso Cibreo (mai entrati), e al Cibreino, che è un caffè e che la mattina fa dei deliziosi panini all’olio con l’acciuga (sconsigliato accompagnarli al cappuccino).
Timidamente spertusava la capoccella, in quel posto novello. Soli, per la colazione, nel bel mezzo dell’incredibile salone: pochi euro e t’abbuffi a buffet.
L’iniziazione è la prima cazziata del Picchi: avevamo osato tagliare il pane per toast (ha un nome preciso, ma la memoria ci falla ad entrambi) con uno spessore di troppi millimetri. Ciò, nel mondo picchiano, è peccato veniale, ma nondimeno avrebbe impedito il corretto abbrustolimento del pane stesso nel forno a legna. Chiedere il cucchiaio per bere il brodo di gallina vecchia concentrato servito in tazza è peccato ben più grave, per esempio.

*Oggi, laddove regna il mitologico Picchi*

Ci guardiamo intorno, tra le colonne quasi doriche, un palcoscenico con le assi di legno, un pianoforte Steinway, la cucina a vista grande, la gente dentro e fuori. Fuori il mercato di Sant’Ambrogio, l’Arco di San Pierino non così lontano, il busto di Karl Marx all’entrata che guarda e sorride sotto il barbone (il Picchi ha gli stessi baffi, e potrebbe ben essere un autoritratto).
Oggi, intorno a noi vediamo, nell’ordine: insalata di gallina con la maionese fatta a mano, zucchine ripiene con aglio alitoso, polenta alla cannella fumante, patata al cartoccio con il super-burro, lenticchiette e fagioletti in umido (crediamo), rotolone di carne di maiale con dentro non-si-sa-ma-buono, sottaceti fatti in casa che ti vien di buttare per sempre tutti i barattolini del supermarket, sufflè di pomodoro, spiedini di carne aciduli con le patate al forno di cui Antonio va matto, e poi ancora le penne cacio e burro (ma poi ci stanno anche le uova e il parmigiano), caffè con la Moka e i quadratini mistici al cacao, che Enrico fa delle scene invedibili nel mangiarlo.

*Polis, dunque*

lenticchie.jpg– La piazza tu, la politica io.
– Già, ma se li unissimo?
– Viene una schifezza?
– No, ripeto, se li unissimo?
– Ho capito, ma che dobbiamo fare? Un girotondo?
– No, se li uniamo fa “polis”…
– Polis, polis – la città! Polis è la metropoli e la piccola città, ma anche la dinamica della politica come governo di comunità, più o meno allargate e trasversali, ma spesso riferibili a coordinate geografiche, reali…
– Antò, hai già le note a pié pagina che scorrono dietro gli occhiali…
– Uhm, già. Sai che potrebbe andare?
– C’è tutto, ci sta davvero tutto, li freghiamo, titolo civetta se vuoi, perché tornano i nostri cavalli di battaglia, o i pony da battaglia, come preferisci.
РCio̬?
– Il viaggio, lo spaesamento, il paesaggio – le riflessioni sul costituirsi comunità oggi, dell’organizzarsi politicamente, leggendo e traducendo i rapporti di forza come si dispiegano su un territorio.
– Ah, e da quando erano nostri cavalli di battaglia?
– Poi si recupera un tema che non abbiamo mai battuto, tipo le periferie, ci metto anche i cimiteri d’Italia che mi piacciono tanto, ma tutto, davvero tutto in una nuova prospettiva che legge il territorio come confronto tra individui e comunità, dove un luogo è per forza quello che si muove in termini di negoziazione e partecipazione.
– Non c’ho capito nulla.
Polis = politica + città, in fondo è semplice.
– Va bene, Enrì, ma tu ce l’hai già 5 pezzi su Polis?
– No, che domande!
– Lo sapevo…
– Uhm, tranquillo… Hai provato le lenticchiette?


  • Giornalismo e la nozione di innovazione
  • Fischio finale
  • Narrare il quotidiano
  • Contro i (troppi) compiti a casa

  • 6 Commenti al post “Alla ricerca del tema perduto”

    1. Kekule
      novembre 15th, 2004 18:33
      1

      Come anche Momoyama oltrarno: io non mi ci sono mai azzardato eh! Al massimo il Fortuna di Via Romana, Momoyama è troppo figo e cafone insieme.
      OT: sono uscito dal portone di casa (Vua del Giglio), ed all’edicola ho subito trovato “Par Condicio”. Invidiami.

    2. Red Apple
      novembre 16th, 2004 00:57
      2

      E allora? quando cominciate a postare qualcosa su polis-politica-piazza? a crudo mi vengono già un sacco di suggestioni.
      P.S.: bello bello l’header!

    3. Pros
      novembre 16th, 2004 03:24
      3

      C’ho già un pezzo in testa.
      Chi lo vuole?

    4. Antonio
      novembre 16th, 2004 13:01
      4

      Kekule, finalmente l’ho trovato anche io, e forse era meglio che non lo trovavo (*ricordati che è il primo numero, ricordati che è il primo numero*)

      Red Apple, grazie! – in effetti di suggestioni ne abbiamo (quasi sempre) un fottìo, sono le cose scritte che latitano… Qualcosa tipo il tuo bel pezzo sulla controra sarebbe perfetta, per esempio ;)
      Pros: a disposizione!

    5. franco
      novembre 16th, 2004 19:35
      5

      era l’ora che tu volessi parlare di politica. In più diuna volta ho pensato di suggerirtelo.

      Al teatro del sale non ci sono mai stato, nonostante che ci passi davanti due volte al giorno. Al momoyama, invece sì, e era meglio se lasciavo perdere, lo dico a voce bassa perchè a parlare male del sushi sui blog si rischia :-)
      Il cibreo invece un paio di volte me lo sono concesso.

    6. Antonio
      novembre 16th, 2004 20:46
      6

      Franco, l’è dura, l’è, per questo scantonavo. ;)
      Il teatro del sale non è un ristorante, non è un vero club, non è un teatro, non è un bar, non è un negozio, non si sa bene cosa cavolo sia. E forse per questo ti ci senti benino dentro, come se non ingombrato da aspettative, anche minime, di comportamento. E poi il rapporto qualità prezzo è irraggiungibile.
      Dai, un giorno di questi ci andiamo insieme, che magari siamo noi completamente scemi :)

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