29/11/2004
Polis che viaggia III – Birmingham, cantieri, Pizza Hut e treni locali
di Enrico Bianda, alle 13:59
* Inverno 1986 – Raintown. *
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Mi pare si intitolasse in questo modo un vecchio disco di un gruppo pop inglese di metà anni ’80. Loro si chiamavano Deacon Blue e ne parlava in modo entusiastico Rockstar, un mensile che all’epoca leggevo sistematicamente, dalla prima riga all’ultima.
Se ne parlava bene soprattutto per la copertina, che ancora ricordo bene, virata in un giallo ammoniaca, un cielo nuvoloso, una città inglese si stendeva attraverso una pianura, ed era un trionfo di ciminiere, di edifici bassi, molti mattoni a vista, qualche grattacielo che lasciava intravedere grandi superfici in vetro, svincoli, fumi, un fiume forse in lontananza.
Ora non ricordo bene che città fosse, poteva benissimo essere Liverpool, oppure Manchester, di sicuro non era Londra.
La cosa che all’epoca mi colpì era la luce e la grana dell’immagine, che sembrava voler uscire dalla stretta cornice del 33 giri, quasi a voler invadere come un virus il paesaggio dove vivevo, tra montagne e laghi quasi immobili nel tempo.



a casa mia – in Trinacria – le chiamano minchiate.
- Pozza a terra, bagnato, il riflesso, strana questa prospettiva…
È una delle consuetudini che più mi divertono delle elezioni americane. Ovvero la telefonata che il candidato che ha perso fa a quello che ha vinto una volta che la sconfitta dell’uno e la vittoria dell’altro è unanimemente accertata. 


