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28/10/2004

Come si fa un blog, un saggio manuale

di Antonio Sofi, alle 11:28

Come si fa un blog, di Sergio MaistrelloQui si scrive di Come si fa un blog di Sergio Maistrello, Tecniche Nuove, 173 pagine, 9,90 euro.

Quando Sergio Maistrello mi ha accennato al progetto del libro di cui sopra, la prima cosa che gli ho detto è che non avrebbero potuto scegliere persona migliore per l’arduo compito. L’uomo giusto al momento giusto.
Poi subito dopo ho pensato: non lo invidio.

Perchè scrivere un libro divulgativo sui blog è molto più rischioso di quanto, a prima vista, possa apparire. E’ un po’ come camminare in equilibrio su un filo; i rischi che si presentavano erano, banalmente, due: cadere da una parte o cadere dall’altra. Ovvero sprofondare nel baratro di una eccessiva semplificazione, diminuendo di molto l’inevitabile bassa emivita di un libro come questo, che tratta di tecnologie che vanno mille volte più veloce della carta stampata, o cascare nel precipizio di un linguaggio criptico da iniziati, che allontana i neofiti.

Ci volevano, appunto, le doti classiche dell’equilibrista che io riconoscevo in Sergio, avendo avuto il piacere di conoscerlo via blog e di persona, avendo seguito con attenzione lo splendido lavoro svolto per il defunto “Internet News” (una prece). Un passo dopo l’altro con intelligenza, calma e sangue freddo, capacità di bilanciare i pesi e le priorità, sguardo fisso davanti a sè, al traguardo da raggiungere.
Ecco perch̬ la prima cosa che ho pensato ̬ stato che Sergio fosse la persona giusta. E infatti non ̬ caduto. Credo di poter dire che ̬ arrivato alla fine del percorso con la classica gocciolina di sudore da cartone animato giapponese Рma non ̬ caduto.

Lo andavo dicendo da ben prima che Sergio iniziasse a scrivere questo libro, che, tra l’altro, ho avuto l’onore di seguire passo passo, e che è scritto con penna leggera e divertita.
Mancava un libro di questo tipo nella bibliografia italiana (crescente) che, in un modo o nell’altro, tratta di blog. Un libro che riuscisse a conciliare, nei limiti fisici di un formato tascabile, divulgazione e riflessione, tecnicalità e approfondimenti – un saggio manuale, direi, sfruttando tutti i possibili sensi di questa definizione (ne ho contati almeno quattro).

Per esempio. Se hai un caro amico che ti chiede, con un misto di curiosità e disprezzo, “ma cosa diavolo sono questi blog di cui parli sempre?” mettigli in mano questo libro, che a cercare di spiegarglielo a parole si perde solo tempo. Io l’ho fatto, e ora pare che il mio amico stia pensando di aprirne uno. A pensarci mi vien su una rabbia immotivata: ho cercato di spiegarglielo almeno mille volte.

Il libro (qui il sommario) è arricchito da una prefazione di Giuseppe Granieri e impoverito da una mia. La perfezione non è di questo mondo, d’altronde.

Devo dunque ringraziare Sergio anche per avermi dato l’opportunità di scrivere di un blogger che ho amato molto ma del quale, per vari motivi, non sono mai riuscito a scrivere compiutamente. Perchè spesso siamo come elefanti al contrario: abbiamo la possibilità di ritrovare tutto, ma ricordiamo di meno, con meno costanza.
Ovviamente parlo di Enzo Baldoni.
Riporto qui sotto un pezzetto della prefazione, che rimanga come traccia digitale del mio ricordo.

Proprio mentre terminavo di scrivere queste parole, Enzo Baldoni è stato rapito e ucciso in Iraq. Baldoni era un affermato pubblicitario e un coraggioso reporter – eppure io continuerò a ricordarlo come un blogger. È in questa veste che d’altronde l’ho conosciuto, in una notte di agosto in cui lui era ancora vivo e io sono andato a ritroso negli archivi del suo blog per leggere i suoi splendidi post corredati da splendide foto, che raccontavano un Iraq che difficilmente avrebbe trovato posto nelle corrispondenze dei media tradizionali. Un blog che è terribile e insieme giocosa testimonianza. Che nei tristi giorni del rapimento e poi dell’uccisione ha evitato molti travisamenti e incomprensioni. Perché quelle parole erano lì, nero su bianco, ospitate su pagine a tutti visibili, scritte da lui – di suo pugno. Una dimostrazione paradigmatica delle straordinarie potenzialità comunicative di un blog: in cui c’è una persona che scrive quello che vede e vive, con ironia e umanità, senza particolari obblighi, restrizioni o censure. Liberamente direi, se questa parola non fosse ormai forse consunta da usi perlomeno disinvolti.
Come ha scritto Paolo Colonnello sulle pagine de La Stampa pochi giorni dopo la notizia delle sua morte, con parole che condivido profondamente: «Il suo sito (www.bloghdad.splinder.com) rimane una delle più belle testimonianze giornalistiche sulla vita quotidiana in Iraq in tempo di guerra mai riportate finora da alcun mass-media».
Insomma. Se vuoi capire lo spirito insieme narcisistico e generoso di un vero blogger (un narciso che ha voglia di raccontare e raccontarsi agli altri, invece di guardarsi allo specchio); se vuoi capire cosa può essere un blog, ovvero tu mentre viaggi, l’unico consiglio che posso darti è di dare un’occhiata a quello di Enzo Baldoni, il miglior blogger che abbia mai letto.


  • Il gioco delle biglie
  • Il campo giornalistico: l’informazione nell’era dei blog
  • BlogLab e RitaliaCamp. Blogging goes to university
  • Problemi dell’informazione (sui blog)

  • 6 Commenti al post “Come si fa un blog, un saggio manuale”

    1. polenta
      ottobre 28th, 2004 17:05
      1

      lo sto leggendo e condivido il tuo entusiasmo. la cosa più confortante per il lettore informaticamente analfabeta (io) è che nessuna informazione viene data per scontata.

    2. rey
      ottobre 29th, 2004 10:33
      2

      l’ho ordinato e aspetto mi arrivi (era programmato per ieri) :o) credo mi sarà molto utile : ne ho già letti tanti commenti positivi. Ciao , bel blog. Tornerò. Besos

    3. Red Apple
      ottobre 29th, 2004 15:37
      3

      condivido l’osservazione di Polenta: il libro di Sergio non dà nulla per scontato per noi analfabeti e, aggiungo, allo stesso tempo, non tratta il lettore da imbecille.Rinnovo qui i complimenti a Sergio e ai “prefazionisti” che nella differenza dei loro punti di vista mi hanno trasmesso la voglia e la passione di poter credere nella forza comunicativa di questo (nostro), caro, mondo blog.

    4. angelocesare
      ottobre 30th, 2004 00:26
      4

      Lo sto leggendo. Preso perché ho letto questo post sei ore fa :-) (ecco un’altra risposta al “perché si legge?”)[http://quablog.splinder.com/1098974276#3258281]

    5. antonio
      ottobre 30th, 2004 19:38
      5

      Angelocesare, in effetti è una risposta, e forse una delle più belle. Leggo perchè qualcuno me lo consiglia (io spesso faccio così – ed è come leggere in due…) :)

    6. Emanuela Zini
      novembre 2nd, 2004 15:31
      6

      L’ho comprato sabato! :o)

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