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03/10/2004

Siamo tutti Eco, firmato blog

di Antonio Sofi, alle 00:01

bug!Ho letto con attenzione il pezzo di Claudia Maggini (una tra i pochi studenti, io li chiamo “gli ultimi dei mohicani”, che continuano a collaborare con noi anche una volta finiti i corsi – il che denota inequivocabilmente una forte propensione al masochismo) sul “Siamo tutti Veline”, firmato U. Eco. Frase che appariva prima di ogni stacco pubblicitario del programma “Veline” di Antonio Ricci, ma che mai era stata detta o scritta dall’eminente studioso, come lui stesso spiega. Tra l’altro, ma sono piccolezze, Eco afferma di non aver mai notato la scritta perchè distolto nell’attenzione dalle lungaggini del programma e dall’inizio di altre fiction su altre reti: quando invece, sempre se la memoria non mi tradisce, la frase campeggiava su sfondo nero, appunto, prima di ogni stacco pubblicitario. Penso sia una veniale diversione retorica per poter poi raccontare di esserne stato “informato” da amici, passanti, conoscenti.

In ogni caso. La frase surrealisticamente attribuita ad Umberto Eco da Antonio Ricci è stata erroneamente “letta” da buona parte (credo) dei telespettatori come ponzato seppur sintetico sdoganamento del velinaggio da parte del professore piemontese. Ammetto anche io di esser caduto nel tranello, senza in realtà ritenere necessario interrogarmi più di tanto sulla sua effettiva veridicità. Eco scrive che no, non avrebbe potuto in nessun modo, ma in realtà poteva ben essere un suo motto di spirito in un contesto spiritoso, magari proprio della Bustina di Minerva stessa, spesso dedicata a temi (apparentemente) frivoli.
Ma, a torto o a ragione, a cascarci credo siamo stati in tanti. E fa pensare. Come scrive lo stesso Eco sulla Bustina di Minerva che dedica all’argomento:

“Però tutti coloro che mi hanno interrogato su quella frase non mi hanno mai domandato perché avessi pronunciato una bestialità. Al contrario, si congratulavano o mi chiedevano quale fosse il senso profondo della mia affermazione. Se la frase appariva in televisione, andava presa sul serio.” (Umberto Eco)

Arrivo al punto.
Per curiosità ho fatto una veloce (e approssimativa) ricerca per capire che diffusione qualitativa e quantitativa abbia avuto in rete questa frase firmata U. Eco.
Basta cercare “siamo tutti veline” su Google, per rendersi conto che si è diffuso abbastanza, considerando che stiamo parlando solo di ciò che sta sulla rete. Non tantissimo, a dire il vero. Ma qualcosa c’è.

Alcuni sono, ahiloro, memorabili.
Giorgio Straniero, il 6 agosto 2004, su Il Giornale dei Lavoratori scrive di colti richiami e profondi significati. Difficile rileggerla ora senza sorridere.

Non è solo una battuta, la frase firmata da Umberto Eco “Siamo tutti delle veline” […] Ben più profonda è invece l’allusione di Umberto Eco a quella che rappresenta la “reificazione” della persona, cioè la sua riduzione a “cosa”, nell’essere resa strumentale al sistema razionale da “Grande Fratello” che determina il comportamento di massa. L’espressione “siamo tutti veline” si richiama alle approfondite analisi sociologiche sviluppate fin dagli anni Trenta del XX secolo da parte degli studiosi della “Scuola di Francoforte”, in particolare Adorno, Fromm e Marcuse, sull’assogettamento della società mediante il controllo dei mezzi di comunicazione. (Giorgio Straniero)

Se lo leggeva Ricci, ci metteva un “Siamo tutti Veline”, firmato Marcuse.

Ma ce ne sono altri, che semplicemente hanno accolto questa affermazione nel loro bagaglio retorico. A spulciare nei circa 50 risultati di google si trovano alcuni blog, periodici on line, ma c’è anche chi l’ha messo come signature nello user di un forum. Per dire.

Questo è un esempio minimo e innocuo, in fondo.
Credo divertente anche per chi ne è stato vittima – Eco stesso. Ma altre volte è successa – e può sempre succedere – anche per temi e argomenti più importanti di questo: informazioni che si sono velocemente diffuse e successivamente sono state smentite o confutate.

La velocità di diffusione di una informazione è (potenzialmente) molto elevata (via passaparola, via media, in rete), ma funziona in modo dissonante rispetto alle smentite e alle correzioni.
E’ una sorta di seconda legge delle smentite (la prima consiglia di evitarle del tutto, per non fornire rinnovata attenzione all’oggetto della smentita): la smentita non avrà mai lo stesso impatto della informazione scorretta iniziale. Con le sue eccezioni ovviamente.

Eco dice che “Siamo tutti veline”. Questa affermazione si diffonde con una velocità pari a X. Se domani dimostro che Eco non l’ha mai detto, la stessa informazioni presumibilmente si diffonderà con una velocità pari a X-1.
Sarà facile dimostrarlo, in questo caso (nel piccolo della rete e solo per curiosità poco scientifica). Mi sono salvato i risultati della ricerca di Google fatta questa sera e li confronterò con quella che farò in seguito, ora che Eco ha smentito l’attribuzione della frase.

Di solito la seconda ondata informativa (quella della smentita) difficilmente riesce a raggiungere le stesse porzioni di reale raggiunte dalla prima informazione (di solito più eclatante e più “coerente”); lasciando così delle zone connotate in modo ambiguo rispetto alla veridicità dell’informazione pubblicata.

Quali sono le zone ambigue?
Il pezzo pubblicato, per esempio, che rimane lo stesso.
I giornali hanno l’obbligo di legge (se accertata la non veridicità – ma spesso è atto di mutua gentilezza) di pubblicare la smentita dando ad essa lo stesso spazio dedicato all’articolo sotto accusa. Ma non possono certo modificare l’articolo apparso nel giornale del passato, che rimarrà tale e quale nelle case di chi l’ha comprato, nelle biblioteche, negli archivi dei giornali. (Chissà se lo cambiano negli archivi on line, o ci mettono una nota).

Ambiguità che si accentua con la rete.
L’informazione è più handy, raggiungibile da chiunque con pochi click tramite i motori di ricerca, e i soggetti emittenti reali o potenziali che la abitano più numerosi ed eterogenei.

I blog, poi, in virtù della natura periodica della sua pubblicazione e della sua diffusione pongono ulteriori problemi.
Innazitutto ̬ difficile che la smentita arrivi, sua sponte, a tutti quelli che ne hanno scritto su Internet Рe altrettanto difficile che gli uffici stampa o i soggetti pubblici interessati riescano a raggiungere tutti coloro che ne hanno scritto.

E poi, ammesso che la smentita giunga, come fare la correzione?
Pubblicarla quando ti arriva (rischiando di riattivare il circolo vizioso della prima legge sulle smentite)?
Modificare solo ciò che di erroneo avevi scritto ieri? O entrambi?
La smentita non arriva, se arriva arriva male, se arriva bene viene smentita male, e qualcosa rimane sempre.

Soprattutto, mi pare, non c’è percezione diffusa che si debba fare alcunchè, in caso di cavolata scritta. Intanto Google sarà sempre più importante nella ricerca delle informazioni, e nella costruzione dell’immagine pubblica di un individuo. E nel secondo caso, non vale l’obiezione della “fuffa” – che non sia, cioè, roba credibile o professionale. Quella delle Veline è un caso simpatico, che nuoce zero alla credibilità di Eco, ma potrebbero essere ben diverse le occorrenze. Cosa faresti se capitasse a te?


  • Siamo tutti veline, firmato U. Eco
  • La barba di Eco (Carrère au contraire*)
  • L’amore fatto via blog?
  • “Fosse per te venderesti online anche la carta igienica”. Metafora lo fa

  • 4 Commenti al post “Siamo tutti Eco, firmato blog”

    1. Gaspar
      ottobre 3rd, 2004 08:10
      1

      Se posso obiettare: io non userei Google per la misura della rapidità di diffusione, perchè troppo lento. Userei invece Technorati, molto più reattivo. Inoltre cercherei esempi in cui la diffusione capillare della notizia sia avvenuta via rete, non via televisione.

      Per dire: il caso Trent Lott, la falsità dei memo su Bush nella Guardia Nazionale, eccetera.

      Poi: posso provare a enunciare una regola generale? La velocità di diffusione di una informazione in un mezzo è direttamente proporzionale alla rilevanza di quella informazione in quel mezzo.

      Potresti essere d’accordo? Se sei d’accordo, allora si tratta di capire se una smentita è sempre meno interessante della notizia a cui si riferisce, o no.

    2. Antonio
      ottobre 3rd, 2004 13:08
      2

      Si, Gaspare, il caso è solo lateralmente significativo, e proprio per le cose che dici tu.
      Soprattutto per il fatto che non è originata in rete ma in tv. Eppure la notizia (se vuoi non è nemmeno una vera “smentita”) mi ha molto divertito, e mi incuriosiva capire quanto fosse filtrato in quel pezzo, marginalissimo, di società che sta on line. (che poi è anche quella che ha più possibilità di rendere pubblica la propria opinione). La mia impressione sulla frase di Eco è che sia passata molto di più, ma non si vede.

      Ieri non avevo tempo per cercare bene, e il free find di Mantellini funziona malaccio – oggi l’ho trovato il pezzo, e lo ricordavo bene. http://www.mantellini.it/2004_04_01_archivio.htm#108223135807105029
      è di aprile scorso. Parla del post di Delio su Macchianera sulla società dei quattro italiani sequestrati in iraq.
      Riporto: “Nel giro di poche ore, come avviene in questi casi il post di Delio fa il giro della blogosfera italiana. Velocita’. Poche ore ed e’ sulle bocche di tutti, sulle pagine web di molti. Viene replicato e letto in ogni angolo. Solo nel suo blog e su macchianera si contano decine e decine di commenti.”

      Poi lo “scoop” si dimostra un caso di “omonimia” di aziende. Delio giustamente e correttamente aggiorna il post con le nuove informazioni. Ma non tutti probabilmente lo fanno. Scrive Mantellini “Questa sera lo scenario e’ questo. Delio ha dato conto correttamente delle diverse conclusioni raggiunte da altri, dove ha potuto lo ha fatto celermente e con grande trasparenza. Ma il tutto non basta, si sa come vanno le cose in rete, la notizia ha preso mille rivoli differenti. Cosi’ esiste uno strano patchwork di blog nei quali la complessita’ della questione e’ ora chiara e moltissimi nei quali il primo post di Delio e’ riprodotto senza i necessari aggiornamenti.”

      Ecco l’ambiguità – e forse questo è un caso più significativo di quello di Eco…

      Questo caso, se vuoi, è strano rispetto a quello che dici tu: la rilevanza dell’informazione del post di Delio non è direttamente collegata ad Internet – però in effetti si basa su una ricerca su internet. Certo però: se la notizia riguarda direttamente un dato media, anhe io sono convinto che avrà molta più diffusione o rilevanza. Se io scrivo sul blog che un dato personaggio televisivo ha una storia d’amore con un altro personaggio televisivo la cosa in rete può avere una diffusione di un certo tipo. Con un esempio banale: se dico che un blogger ha una storia segreta con un altro blogger, forse la cosa avrà maggiore diffusione.
      Quella, a ben pensarci, sarebbe una prova più significativa. Dirlo e poi smentirlo e vedere se la smentita (la seconda ondata informativa) riesce a ricoprire tutti i territori raggiunti dalla prima ondata. Forse no, o forse non del tutto. Ma sono opinioni non confortate da nulla di concreto.

      A mio parere, insomma, la smentita è (quasi) sempre meno interessante della notizia. Perchè una notizia più o meno eclatante ma errata (diciamo uno “scoop” – nei vari gradi di importanza dello stesso), se si diffonde vuol dire che cortocircuita con atteggiamenti e opinioni preesistenti, in qualche misura. Di solito si diffonde sfruculiando su pensieri in background. E’ esattamente il meccanismo della diffusione delle “leggende metropolitane”. Eco non l’ha detto, ma avrebbe tranquillamente potuto dirlo.

      Ecco cosa contesto davvero del pezzo di Eco. Lui dice che non avrebbe potuto dirlo, ma lo dice lui. In realtà poteva essere di Eco quella frase, altrimenti non sarebbe stata credibile e creduta. Se la frase fosse stata chessò, mi viene solo un esempio stupido “tra le Veline bionde e le more preferisco le rosse, firmato U. Eco” – i molti avrebbero avuto più dubbi sulla veridicità della frase.

      Quanto alla smentita, specie se la notizia è stata creduta, io credo che sperimenti maggior attrito a diffondersi. Se è stata creduta, scatta unaqualche forma lieve di dissonanza cognitiva. Quella roba secondo cui non vuoi accettare che non sia vero ciò che hai creduto o fatto – perchè ha maggiore costo cognitivo farlo. Ma sono opinioni, per carità – l’argomento mi interessa moltissimo (si nota eh?) :)

      Grazie davvero Gaspar per le riflessioni. :)

      Ah, dimenticavo: hai ragione su google, è di certo più lento lo spider che un feed. Non uso moltissimo technorati, lo ammetto, ma avevo provato a cercare la stessa cosa lì e non mi venivano risultati. Quindi mi sono butato su google. A favore di google si può mettere però che considera anche siti non-blog (e così ho trovato il pezzo di Straniero), ed è più usato da chiunque (anche per “cercarsi”). Purtroppo, mi pare, per quanto riguarda il problema delle aggregazioni, soprattutto in Italia, c’è ancora molto da fare.

      Per esempio, penso che il filter sarebbe un ottimo strumento per capire se qualcuno ha parlato di qualche argomento. Sarebbe bello (gg è un messaggio subliminale – ma sono sicuro ci stia già pensando) se ci fosse la possibilità di cercare sui post aggregati per chiavi di ricerca. Mettevo lì “eco” e se qualcosa era stato aggregato lo vedevo subito.

    3. angelocesare
      ottobre 3rd, 2004 23:36
      3

      Eco fa spesso il furbo (ci fa e ci è), forte della sua consolidata infallibilità credibile. Così alcune frasi e, perfino, idee, concedono la doppia lettura totale. E’ una proprietà posseduta anche da Fo, e porta a ricompense incredibili. Potrebbe essere un teorema, a trovarne un’adeguata titolazione.

    4. Antonella
      ottobre 7th, 2004 11:10
      4

      (Non ho ancora ben capito la dinamica del trackback)
      Cmq questi due post sull’argomento mi hanno molto stimolato e mi hanno spinto a pormi alcune domande. Se ti va di dare un’occhiata…
      http://svaroschi.clarence.com/permalink/167652.html

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