02/10/2004
Siamo tutti veline, firmato U. Eco
di Claudia Maggini, alle 22:25
“Veline”, il programma di Antonio Ricci che ha allietato le nostre calde serate estive (grazie a Dio), giunge al capolinea. Evviva! Hanno trovato la bionda e la mora, girando le piazze di mezza Italia.
Credo che tutti, più o meno, abbiano espresso la propria opinione socio-psico-culturale sulla trasmissione: cosa spinge queste giovani donne a presentarsi in frotte ai provini? La facile scorciatoia per il successo? Il possibile matrimonio con un calciatore? Come spesso accade in Italia, c’è il partito dei “pro” e quello dei “contro”. Addirittura a Gubbio, che ha ospitato una fase delle selezioni, si è formato un comitato composto da mamme, suore e preti contro queste sculettanti ragazze in abiti succinti. Loro, le veline a Gubbio proprio non ce le volevano.
Si sono scomodati massmediologi, sociologi, e addirittura Costanzo ha pensato bene di dedicare un’intera puntata, con ospiti di un certo calibro (tra i quali spiccava Costantino Vitagliano), al tema: “Veline e calendari. Sì o no? Italiani, schieratevi!”
“Sì o no” a cosa esattamente?
Altro era ciò che, però, aveva suscitato in me enorme stupore alla visione del programma itinerante “Veline”. Alla fine di ogni puntata, infatti, dopo la sigla col Gabibbo, appariva sui nostri schermi una curiosa scritta: “Siamo tutti veline. U. Eco”. Sinceramente, non sapevo cosa pensare. Perché Umberto Eco ha detto una cosa del genere? Una burla? Una trovata di Ricci? Oppure ha detto veramente una simile idiozia?
A distanza di una settimana circa, chiusosi il baraccone e calato il sipario, il mio interrogativo è rimasto senza una risposta. Forse, l’aveva detto veramente e forse dietro quella frase si celava un significato intrinseco molto profondo (ma che io sinceramente, non riuscivo a capire). Finalmente ed inaspettatamente, l’illuminazione: l’ultima pagina del settimanale “L’Espresso”, scioglie l’enigma.
E’ la Bustina di Minerva di Umberto Eco, inequivocabile, curiosa e molto simpatica. Così, tutti quelli dubbiosi (se ce n’erano) come me, avranno una spiegazione chiara.
“Da un po’ di tempo i giornalisti, negozianti all’angolo, amici e conoscenti, si complimentano con me per avere affermato che “Siamo tutti veline” e mi spiegano che questa scritta (a mia firma) campeggia sempre in chiusura del programma di Antonio Ricci dove si esibiscono le aspiranti veline. [...] Alla fine mi sono deciso e ho chiesto chiarimenti ad Antonio Ricci, il quale mi ha risposto con un’amabile lettera, nella quale precisa che la frase non appare firmata ‘Umberto Eco’ bensì ‘U. Eco’, e che trattasi di Ugo Eco, “un romito che vive sopra Cosio D’Arroscia. Il suo vero nome è Ugo Cagna, ma nella valle lo chiamano Eco, per il vezzo di ululare i suoi pensieri al vento, sfruttando le onde riflesse”. Insomma una trovata surreale (il finale della lettera accenna anche a Ubu Roi), una specie di Tapiro.”
Leggi tutta La bustina di Minerva di Umberto Eco su L’espresso.



ottobre 3rd, 2004 00:33
Grazie Claudia… anche a me sembrava strano che Umberto Eco avesse scritto una frase del genere, e infatti…
ottobre 3rd, 2004 01:26
wow, ma quanto è stramaledettamente amabile quest’uomo?
ottobre 6th, 2004 17:26
Effettivamente eravamo in molti a domandarci perche’ Umberto Eco avesse pronunciato la ormai celebre frase “siamo tutti veline” e la pubblicazione di questo articolo ci ha fatto tirare un sospiro di sollievo.Il fatto che la frase sia stata firmata U.Eco e non Ugo Eco e’ stato uno stupido modo di farsi della pubblicita’.
luglio 29th, 2005 20:10
L’ultimo situazionista viene da Cosio d’Arroscia, e come ogni esponente di quel movimento artistico e culturale ha cambiato il suo nome d’origine in uno nuovo: Ugo Eco, derivante dall’abitudine di lanciare secchi ed efficaci aforismi attraversando come un lampo la piazza del paese , affidando al vento ( e appunto all’eco) le sue difficili verità.
Immaginate lo stupore e la rabbia di questo irriducibile rivoluzionario del linguaggio nel trovarsi una delle sue metafore più efficaci sotto la forma ambigua e addirittura stravolta del messaggio televisivo.
Infatti molti ricorderanno che mesi fà la trasmissione Striscia la Notizia fece scorrere più volte in sovraimpressione la frase “siamo tutti veline. U. Eco”. Dopo mesi di disagio e riflessione, U.Eco ha scelto di affidare a Giuliano Arnaldi, che in qualità di appassionato curatore di eventi legati a Casa Jorn è stato individuato come fidato esegeta dell’internazionale Situazionista, la sua verità e il suo desiderio di giustizia.
” Già è fastidioso essere accostati ad altri giocando furbescamente sulle omonimie” dice U. Eco in una intervista esclusiva rilasciata ad Arnaldi proprio nella casa albissolese che fu di Ansger Jorn ” ma è vergognoso lo stravolgimento della citazione originale, che ridicolizza una importante verità antagonista e scomoda per la società dello spettacolo: io infatti ebbi a dire – siamo tutti beline- e non veline!” Evidente la diversa significanza ontologica tra le due affermazioni, e comprensibile lo sdegno dell’intellettuale di Cosio d’Arroscia che, convinto della volontarietà dell’errore commesso da Striscia la Notizia, ha affidato ad un importate studio legale ligure mandato per obbligare Antonio Ricci e il suo staff a ripristinare una verità che ha offeso l’ideatore dell’aforisma e l’intero popolo ligure in una delle sue più antiche e radicate espressioni di cultura popolare.
più informazioni al n. 329.9611.927