08/09/2004
Fermate quello show
di Pippo Russo, alle 18:52
Lunedì, su “Italia 1”, è stato inaugurato “Campioni – Il sogno”, primo reality show a tema sportivo. Condotto da Ilaria D’Amico, esso ha come protagonisti i giocatori del Cervia, squadra che milita nel campionato di Eccellenza, guidata da Ciccio Graziani. Ogni settimana il pubblico da casa potrà scegliere, attraverso il televoto, 3 giocatori sugli 11 che comporranno la formazione iniziale per le gare di campionato. I tre giocatori che a fine stagione risulteranno più votati parteciperanno al ritiro precampionato della prossima stagione con Inter, Juventus e Milan.
Da tre settimane a questa parte, durante ogni partita di calcio trasmessa sui canali Mediaset, i telecronisti lanciano un annuncio promozionale, di quelli che nessun garante sulla concorrenza o sulle telecomunicazioni interverrà a sanzionare. Esso si rivolge all’unico, vero “paese reale” italiano: quello composto dai 50 milioni di commissari tecnici, che finalmente potranno dar sfogo alle loro velleità. Costoro, infatti, vengono informati dell’inizio di “Campioni – Il sogno”, il reality show condotto da Ilaria D’amico. Alla quale ormai manca solo di presentare il meteo su “La Sette” per coronare le ambizioni di ubiquità televisiva. Di un’altra cosa i telespettatori vengono messi al corrente: del fatto che potranno partecipare alle decisioni sulla formazione del Cervia, schierata ogni domenica da Ciccio Graziani. Al campione del mondo di “Spagna ‘82” toccherà dirigere un gruppo di calciatori selezionato fra le decine di migliaia di richiedenti, e tener conto delle scelte fatte dai telespettatori votanti.
Tutto normale? Assolutamente no, e per diversi motivi. Continua a leggere »

Lo scrivo subito a scanso di equivoci. Considero Maurizio Molinari uno dei migliori corrispondenti italiani d’oltreoceano della carta stampata (per conto de La Stampa). Leggo sempre con piacere anche Vittorio Zucconi, esperto inviato di La Repubblica. Certo: il suo stile scoppiettante talvolta indulge in una sorta di retorica dei luoghi comuni. Ma la sua iperproduzione è invidiabile, e le sue storie americane sono spesso splendidamente scritte.


