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24/09/2004

Hyde Park after dark II

di Massimo Bressan, alle 18:46

Alcuni dipinti murali in un quartiere di Chicago
(seconda parte Рla prima ̬ qui)

55th, Hyde Park, Chicago, murale di Yasko, foto di Bressan - clicca per ingrandireLa storia dei murali di Hyde Park comincia con l’intervento di Caryl Yasko sulle pareti di cemento del sottopasso che si trova all’altezza della 55a strada. Il titolo dell’opera è “Under City Stone“, era il 1972.
Caryl invitò i passanti a collaborare. Vi parteciparono oltre 40 residenti, una decina con perseveranza.
Il tema della raffigurazione trae ispirazione da una poesia di James Agee, Rapid transit. La poesia nacque da una delle incursioni nella vita dei cittadini americani che lo scrittore e il fotografo Walker Evans inventarono e realizzarono a partire dalla metà degli anni ’30.
Proprio in quegli anni Evans iniziò a stazionare, defilato, nei passaggi della metropolitana di New York, fotografando gli ignari viaggiatori. I suoi appostamenti si ripeterono con discontinuità per alcuni anni. La raccolta dei ritratti si chiama Rapid Transit, come la poesia dell’amico.

55th, Hyde Park, Chicago, murale di Yasko, foto di Bressan - clicca per ingrandireLa parte superiore del murale della Yasko rappresenta la città: downtown, i grattacieli e il traffico stradale, ma anche lo squallore dei palazzi popolari diroccati e le strade assai meno animate delle periferie meridionali.
Nel mezzo la poesia di Agee, al di sotto ci sono 133 figure che scorrono.
Una lunga sequenza di storie che non sembrano comunicare con intensità tra di loro.
Una comunità in formazione, che si muove su un territorio ancora poco noto e non si intrattiene all’esterno con tranquillità, ma percorre al sicuro i tratti di strada che portano verso la casa, il lavoro o altrove.

Uno degli assistenti di Caryl Yasco, Albert Zeno, realizzò contemporaneamente il murale nella parte opposta del sottopasso e lo chiamò “Wall for the Atomic Age“.
L’argomento è l’inquinamento dell’ambiente, del mare e del lago in particolare; la rappresentazione espone alcuni effetti di una esplosiane atomica nel mezzo dell’oceano.

55th, Hyde Park, Chicago, murale di Zeno, foto di Bressan - clicca per ingrandireQuesto murale, su indicazione del Public Art Group, non sarà restaurato nel corso dei lavori di manutenzione della ferrovia che si realizzeranno in questi mesi, ma sarà coperto da pannelli di legno o plastica trasparente. Mentre per Under the city stone si raccomanda il restauro.

I dipinti che si trovano all’incrocio tra Lake Park Avenue e la 53a strada rappresentano una dea nera che lascia fluttuare bianche conchiglie in direzione di un alcune giovani ragazze. Le prime che le raggiungono portano in dono la creatività, persistenza, unità, subito dopo segue l’amore incondizionato e l’ultima conchiglia a lasciare le mani della dea contiene l’armonia.

Proprietà della collettività, delle donne e per riflesso anche degli uomini. I tre autori principali, Stephanie George, Ammar Tate, e Beatriz Santiago Munoz, furono assistiti da una decina di ragazzi della vicina scuola elementare, operando in modo diretto e cooperativo fin nelle fasi di realizzazione del loro progettto. Il titolo della raffigurazione è “The Circle Journey. A continuous cycle of giving and receiving”.

Il testo che descrive il significato del murale non è completamente leggibile. Nonostante ampie aree del dipinto siano deteriorate, le conchiglie sarebbero decifrabili come gli elementi necessari per il compimento di una particolare forma di potere collettivo; che consente agli appartenenti della comunità di nutrire, allevare e migliorare la capacità dei propri discendenti di comunicare e vivere le emozioni.
Anche “The Circle Journey” non sarà restaurato, ma per ora ricoperto dai soliti pannelli. Il destino di questi murali, quelli non restaurati ma temporaneamente preservati, è ancora incerto.

I murali sono stati sempre al sicuro dai graffiti, un rispetto dovuto agli antenati. Solo di recente sono comparse delle chiazze di vernice bianca che hanno nascosto la visione di parte delle opere. L’intervento degli artisti nella comunità arricchiva il linguaggio e il giudizio dei residenti sulle trasformazioni urbane; le opere mostrano come si possono affrontare i problemi, tentarne una interpretazione e modificare il loro decorso. I cittadini, fondi pubblici e imprese del posto finanziarono in parte il costo dei materiali e gli stipendi degli artisti, che al solito misero il resto.

56th, Hyde Park, Chicago, murale di Olivia Gude, foto di Bressan - clicca per ingrandireUno degli interventi più recenti è quello dell’artista Olivia Gude, un’altra allieva della Yasko, insegnante alla scuola di arte e design dell’Università dell’Illinois a Chicago e autrice insieme ad Jeff Huebner del volume “Urban art Chicago”, che nel 1999 iniziò la realizzazione del suo progetto “Where We Come From, Where We are Going“. La rappresentazione è assai diversa da quella di quasi 20 anni prima. Qui le persone sono tutte di fronte e non di profilo, guardano e talvolta sorridono.

Sono residenti di passaggio, fermati dagli di artisti coordinati dalla Gude, fotografati e interrogati sulla loro destinazione e le loro emozioni. Le risposte sono scritte di fianco alle loro immagini. Storia orale e pittura si incrociano ed entrano nella vita dei cittadini, arte concreta. Un archivio limitato e ancora incompleto di personaggi che hanno percorso le strade di Hyde Park, sempre più integrati in un modello temporaneo di residenza e quindi più deboli di prima.

Studenti, professori, professionisti, commercianti, turisti e operai che entrano ed escono da una delle aree urbane socialmente meno accessibili per una residenza stabile; regole e controllo preservano ancora il moto della pianificazione urbana.


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