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16/09/2004

Un velo all’ordine IV

di Enrico Bianda, alle 09:45

cultura.jpg Giornalismi è il tema che seguiremo da quì a qualche settimana (e conoscendoci quando ci prendiamo gusto è dura mollare l’osso, per cui rassegnatevi). A questo proposito, questa mattina uno dei decani del giornalismo italiano ed in particolare di Repubblica (ricordo ancora il bellissimo viaggio a New York solo per fumare l’ultima sigaretta in un bar di Manhattan poco prima che il divieto si estendesse ai locali notturni, dove è comunque notte qualsiasi ora sia) ci riporta indietro di centocinquant’anni: Sandro Viola infatti in due pagine della cultura di Repubblica ci racconta della guerra al tempo del telegrafo.

Il primo corrispondente ad usare un telegrafo per inviare i suoi pezzi fu infatti William Howard Russel. Il quotidiano per il quale era partito era il Times di Londra e la guarra in questione era quella di Crimea.
Viola ripercorre la storia romanzandola dei corrispondenti, ed è anche un modo per riprendere in mano le riflessioni sulla trasformazioni tecnologiche che ridefiniscono il mestiere.
Ad un certo punto – scrive Viola – ”Le cose cominciarono a cambiare nei Settanta. Apparvero infatti quei gilé con tante tasche per il passaporto, il taccuino, le sigarette, le penne, indossati sulle camicie a collo aperto , e dilagarono i jeans.”
Tutt’altro clima si respira tra le righe del saggio denuncia che ha scritto André Gluksmann su Il Corriere della Sera: Potenti, io vi accuso.
La realpolitik che porta all’apocalisse, questo l’occhiello per un articolo molto duro, in linea con la militanza contro tutti i regimi totalitari che ha contraddistinto la storia di questo filosofo e dei suoi compagni Nouveaux philosophes.
“Chi vive la fine del mondo non la vede, chi ancora non la vede la vive, ma è condannato a meditare, fosse pure contro se stesso sull’orlo del baratro.”


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