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14/09/2004

Rumiz, la sana meraviglia, il prossimo viaggio

di Antonio Sofi, alle 18:12

I giornalisti sono ignoranti, anzi devono esserlo, per non farsi sommergere
dagli eventi e per conservare un po’ di sana meraviglia verso la vita.
In compenso, imparano in fretta ciò che non sanno.

Paolo Rumiz in un commento su webgol

tre uomini in bici, vignetta di AltanAllora, facciamo un po’ il punto, chè è passato un po’ di tempo. Il fatto è che abbiamo dovuto riprenderci dall’emozione. Dunque.

Assunto numero uno: Paolo Rumiz, inviato di Repubblica, è (per noi) Il Maestro. Non si discute.
Assunto numero due: l’estate non è vera estate senza uno dei suoi viaggi narranti. Ne abbiamo scritto, quasi un mese fa, e proprio nel bel mezzo del suo ultimo reportage estivo, in barca a vela da Venezia a Lepanto sulle tracce della famosa battaglia.
Assunto numero tre: dopo la diagonale balcanica in bici da Trieste a Instanbul (primo anno), il viaggio in seconda classe nel profondo dell’Italia profonda, come fosse la Transiberiana (secondo anno), la fuga sulle Alpi, spesso lento pede (terzo anno), e, infine, il viaggio in barca a vela di quest’anno, la domanda, direbbe qualcuno, sorge spontanea: e il prossimo anno?
* [digressione – che però metto nei commenti]

Ci dovevamo riprendere dall’emozione, appunto. Perchè Paolo Rumiz in persona, grazie all’intercessione di Gianni Delli Ponti, giornalista della Radio Svizzera che lo ha intervistato per tutto il mese d’agosto, legge il post a lui dedicato e commenta. Eravamo insieme, Enrico ed io, quando l’abbiamo letto, e la nostra reazione è stata algida e contenuta – del tutto simile alla danza di vittoria di un gruppo di Maori ubriachi. Per fortuna nessuno ci ha visto.
Riporto il commento qui sotto.

Cari esilaranti compagni inventori del sito, meno mitologie, trovatemi invece un’altra idea leggendaria, che sto grattando il fondo del barile. Cosa sono i tre ro di cui parlate? Fuori i segreti. Tenete sempre conto di una cosa. I giornalisti sono ignoranti, anzi devono esserlo, per non farsi sommergere dagli eventi e per conservare un po’ di sana meraviglia verso la vita. In compenso, imparano in fretta ciò che non sanno. Esempio: mai navigato in vita mia. Avete capito benissimo: l’inizio era. Mi avete capito al volo. Ero ingolfato io, la scrittura rivelava il groppo delle budella. (rumiz)

Una settimana più tardi, che ancora saltellavamo, sempre complice Gianni, Enrico e il Maestro si sentono al telefono – fatto, questo, che aggiunge inediti significati alla mia personale idea di “invidia”. Insomma, l’ha chiesto lui, nessuna lesa maestà – c’è da tirar fuori un’idea, un progetto di viaggio.

La prima ̬ del lettore Gianni, che ha scritto nei commenti direttamente a Rumiz. La riporto qui sotto, perch̬ merita Рe risponde appunto alla domanda su cosa sia il 3ro, di cui lui stesso aveva scritto in un precedente commento (e che io, al contrario di Rumiz, non avevo notato Рquello che si dice il fiuto del cronista).

Il 3ro (andrebbe scritto con l’alfabeto greco che però manca nella tastiera) è un vecchio camion di casa Lancia che (fra le due guerre) ha fatto la storia del trasporto merci. […] Molti miei conterranei un po’ più anziani di me (ho passato la cinquantina) per sbarcare il lunario facevano i camionisti sulle strade del “far south” fra “l’Italia” e “le Calabrie”, un po’ come i marinai delle Sue storie. Per andare da Milano all’estremo sud peninsulare impiegavano due settimane guidando (con poche soste) senza servosterzo sulle strade statali dell’epoca (ogni tanto qualcuno tornava con una moglie catanzarese). Li si riconosceva perchè avevano il braccio destro sempre più abbronzato del sinistro, infatti il volante era a destra (per tenere bene d’occhio il ciglio della strada e non volare in qualche dirupo) anzichè a sinistra come sui mezzi di oggi che con oltre 500 HP sono sempre in corsia di “sorpazzo”. Su queste rotte desuete sopravvivono (talora con pochi cambiamenti) antiche trattorie, edicole di Santi e di Madonne, assonanze di accenti o di linguaggi (da Bobbio 70 anni fa si andava a piedi alla fiera a Pontremoli per acquistare i maialini da latte da allevare), segni parlanti del passato. Non sono i caravanserragli della via della seta e delle spezie […] ma dicono qualcosa di significativo nel nostro recente passato.

Dicono qualcosa di significativo del nostro recente passato, appunto.
Traduco io in progetto rumizziano.
Un viaggio in camion, con camionisti, attraverso l’Italia. Magari proprio quella delle statali “dimenticate”. Ogni giorno un compagno di viaggio diverso: di camion in camion, di percorso in percorso, di storia in storia.

Intanto avvertiamo Rumiz del post, che venga a dare un’occhiata.
Ma servono altre idee, altri progetti.
Siamo un blog, possiamo lavorarci insieme.
Li aspettiamo nei commenti o via e-mail.

C’è un premio? C’è un premio.
Non lo abbiamo concordato con lui, ma direi che una citazione in apertura di reportage, in caso di idea sbalorditiva, ci possa stare.


  • Il cantico di Rumiz
  • Cercavo una frontiera vera. L’ultima (Altra) Europa.
  • L’Altra Europa su Repubblica e le mappe di Rumiz
  • John Donne e la luce dei colonnati

  • 11 Commenti al post “Rumiz, la sana meraviglia, il prossimo viaggio”

    1. Antonio
      settembre 14th, 2004 20:20
      1

      * [digressione]
      E’ ovvio che i viaggi potenziali sono pressocchè infiniti. Enrico ed io ci divertiamo spesso a pensare improbabili percorsi a là Rumiz (in monopattino da Rignano a Vilnius, a dorso di mulo dall’Aspromonte al Cervino, saltellando su una gamba da Campobasso a Lione, ecc.). Ma se è vero che i viaggi potenziali sono pressocchè infiniti, quelli veramente rumizziani sono quantomeno limitati. L’avevamo in parte già scritto: ciò che rende speciali i reportage del Maestro è l’idea di viaggio. Non è un semplice racconto di chi va in un luogo e lo racconta con sguardo inevitabilmente stanziale, paracadutato dall’alto. Il viaggio è movimento – e produce una scrittura che si muove da un qui ad un là, da un prima ad un dopo, raccogliendo per strada tutto ciò che serve al pensiero per farsi sensato. Occhi aperti e orecchie drizzate: è il viaggio di Serendip in cui le cose che si cercano sono spesso un pretesto in movimento, una scusa per mettersi in moto.

      Il punto di partenza è spesso un pretesto, la meta è spesso un pretesto – ma anche nel senso che precedono il testo, ne costituiscono l’ossatura portante, il canovaccio senza il quale il viaggio sarebbe un semplice andare a zonzo. E i viaggi di Rumiz sono tutt’altro che andare a zonzo. Perchè ogni viaggio di Rumiz racconta una storia. La storia dei Balcani, quella delle Alpi, della intricata provincia italiana, dell’Adriatico e della Serenissima. Corre su più binari, paralleli o spesso traversi – che attraversano intrecciandosi i territori del presente e dell’attualità, e quelli del passato e della memoria.
      Sono viaggi ora alla scoperta dell’allora. E viceversa.
      Ecco perchè non tutti i viaggi potenziali sono adatti.
      Ecco perchè il “da Campobasso a Lione saltellando su una gamba” non può andar bene – perchè non significa niente. E’ solo una boutade che non racconta alcuna storia.

    2. Antonio
      settembre 14th, 2004 20:22
      2

      Ma “meno mitologie” e più idee, appunto. :)

    3. Squonk
      settembre 15th, 2004 12:35
      3

      Mi affascina l’idea di mettersi nei panni di un fidanzato di quarant’anni fa, che si attraversava dei gran pezzi d’Italia a cavallo di una Lambretta per andare a trovare la ragazza (e la di lei famiglia).

    4. Squonk
      settembre 15th, 2004 12:37
      4

      E mi chiedo se fare un viaggio in entrata in Italia, insieme oppure un passo indietro un qualunque curdo, non potrebbe essere un bel modo di parlare del nostro passato recente.

    5. Antonio
      settembre 15th, 2004 15:32
      5

      Addirittura, nell’idea del 3ro, di ragazze, spesso, ce n’erano più d’una. :) Facile, forse, senza aerei, treni e telefonini – quando i chilometri erano chilometri e i tempi erano tempi.
      Ma la moto, in effetti, manca.

      Un bel modo, già. Ma tranne quelle delle carrette della mare, le frontiere sono ancora tali, con tutto intorno l’Europa? La liminalità s’è spostata, forse: Slovenia, il Baltico, il mediterraneo…

    6. Edoardo G.
      settembre 15th, 2004 15:47
      6

      Rumiz (che è un grande) un po’ bluffa. lo seguo spesso, per piacere e per professione. Altro che ignoranza, è uno dei pochi che si prepara sempre in modo approfondito. Concordo con le entrate in Italia come tema… e forse anche di entrate e uscite… dalle mie parti ci sono vecchie storie di passeur che facevano contrabbando tra Francia e Italia.

    7. Antonio
      settembre 15th, 2004 16:12
      7

      Concordo. L’ignoranza è una naivete esibita ma poco applicata (e aggiungerei per fortuna): puro understatement, direi.

      Dal punto di vista giornalistico il formato prediletto da Rumiz è un ibrido. Un incrocio tra inchiesta e reportage: dalla prima ne prende la “pesantezza” dell’approfondimento e della ricerca sui libri e sulle testimonianze (vedi l’ultimo viaggio), dal secondo la leggerezza della scoperta. Difficile equilibrio, però. Lo abbiamo preso spesso come esempio per chi studia giornalismo – e che, magari, prima di un intervista o un piccola inchiestina d’esercitazione, se ne usciva con cose tipo “meglio che non so niente così capisco di più”. Difficile che sia così, di solito. :)

      Strana coincidenza! Proprio alcuni mesi fa mi è capitato di sentire la storia dei “passatori” – e proprio da un documentario di Enrico.

      Emigrare, immigrare – in fondo non dipende solo da che parte della frontiera stai?

    8. Squonk
      settembre 15th, 2004 16:38
      8

      Io pensavo all’entrata via terra (che, anche se i tiggì non lo dicono, è di gran lunga la più diffusa). Il che significa usare un sacco di mezzi, treni, camion, e poi le gambe. Credo che Rumiz, dalle sue parti, di storie da usare come documentazione ne possa trovare a bizzeffe.

    9. Proserpina
      settembre 15th, 2004 17:21
      9

      Esistono in Italia un sacco di tunnel sotterranei, che congiungono le città da un capo all’altro, ma che anche permettono vie di fuga…
      E poi ci sono le grotte e le catacombe, ci sono vecchie fondamenta di edifici romani, e non per ultime le nuovissime metropolitane.
      Ecco. Una bella passeggiata nel sottosuolo italiano, alla ricerca del segreto dell’oscurità.

    10. tt
      settembre 15th, 2004 21:08
      10

      a proposito di passeurs (tra liguria e francia), consiglio i libri di Biamonti, in particolare “Vento largo”.

    11. Franco
      maggio 10th, 2005 12:10
      11

      Dove andrà Paolo Rumiz quest’anno? Viaggerà per mare o per terra? In treno, in pullman, in bici o a piedi? Vi posso dire che non si sbottona neppure con gli amici. In ogni caso il suo tavolo da lavoro è sospettosamente ingombro di mappe di Iran, Iraq e Afghanistan… Stiamo a vedere
      Franco

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