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02/09/2004

Gatto Roccioso

di Antonio Sofi, alle 18:41

gatto rocciosoLo scrivo subito a scanso di equivoci. Considero Maurizio Molinari uno dei migliori corrispondenti italiani d’oltreoceano della carta stampata (per conto de La Stampa). Leggo sempre con piacere anche Vittorio Zucconi, esperto inviato di La Repubblica. Certo: il suo stile scoppiettante talvolta indulge in una sorta di retorica dei luoghi comuni. Ma la sua iperproduzione è invidiabile, e le sue storie americane sono spesso splendidamente scritte.

Cosa accomuna questi due inviati?

Beh, un po’ di tempo fa, credo più di anno fa, Christian Rocca su Il Foglio la tirò lunga su una piccola gaffe linguistica dell’inviato di Repubblica. Rocca, nella sua rubrica “Redazionalmente corretto” – nella quale faceva giornalmente le pulci al quotidiano fondato da Scalfari – pescò Zucconi in fallo con una parola inglese. La parola era “copycat“. Copycat, riporto dal Merriam Webster, vuol dire: “one who imitates or adopts the behavior or practices of another“. Si parlava di un serial killer – in quel caso la stampa americana aveva usato quel termine per segnalare la possibilità che qualcuno trovasse ispirazione nelle modalità d’azione del serial killer, ampiamente diffuse dai media, e fosse quindi difficile capire chi era quello che aveva iniziato e chi quello che imitava. Copycat appunto, ovvero banalmente imitatore. Tra l’altro pare, che i copycat crimes siano una vera e propria teoria criminologica che trova forza e fondamento nella pubblicità morbosa che i media danno, spesso e purtroppo, anche agli evitabili dettagli dei più efferati crimini.

Ebbene, Zucconi tradusse il termine, con infelice scelta letterale: “Gatto copione“, tirandosi dietro per mesi gli – esagerati, va detto – sfottò del gironalista de Il Foglio che continuava a chiamarlo Zuccopycat.

Ieri, su La Stampa, Maurizio Molinari riesce a trovare il suo personale gatto copione. A pag 10 c’è il suo reportage (ma lo è davvero? Prima o poi bisognerà parlare dello spropositato uso che si fa di questo titoletto – anche per normali cronache, e a rischio di logoramento del termine) dalla convention repubblicana che si sta svolgendo in quel di New York. Cito dal (bel) pezzo di Molinari, intitolato “Cowboys tra il popolo di Bush(il neretto è mio).


«Non c’è nulla di male ad essere un cowboy» disse il vicepresidente Dick Cheney durante un’intervista tv nel bel mezzo della crisi diplomatica sull’Iraq. Ed il popolo di George W. che riempie il Madison Square Garden la pensa allo stesso modo. Innanza cartelli inneggianti a «Cheney rocks» (Cheney roccioso) e la pensa come l’anziano veterano dell’Alaska [...]»

Cheney rocks, inneggiava il cartello.
Che però non significa per niente Cheney roccioso, come traduce Molinari, che forse difetta di un po’ di slang americano.
“Rocks”, che qui è usato come verbo in terza persona, è inteso, quasi intraducibilmente, come “è forte!”, “è il migliore!” e così via.
Quindi “Cheney rocks” significa, più o meno, “Cheney è figo!” – lo so che è difficile crederlo ma d’altronde l’hanno scritto loro. E oggi Molinari, che credo si sia accorto dell’errore, prova a mettere una pezza scrivendo più volte di un Cheney considerato dai delegati “roccioso” come la Rocca di Gibilterra(senza cartelli però).

Insomma in fondo sono piccole gaffe – un po’ inspiegabili, ma possono accadere, per carità. E’ gente che scrive tantissimo e benissimo.

Comunque sempre meglio saperle, le cose. Così se qualcuno ti dice che sei un copycat, forse non è il caso di sorridergli pensando che ti stia dicendo che sei simpatico come un micino. E se, al contrario, viene da te esclamando “you rock!”, lì sì che devi sorridere e non metterti in posa per far vedere i muscoli.


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  • 8 Commenti al post “Gatto Roccioso”

    1. MassimoSdC
      settembre 3rd, 2004 00:24
      1

      Al volo, in difesa degli zuccopycat. Che cosa contraddistingue i gatti? Per esempio: la loro furbizia, la loro abilità, la capacità di cavarsela sempre, l’avere “sette vite”, insomma. Ecco allora che “gatto copione” diventa una traduzione perfetta di un abile imitatore che sa confondere le sue tracce, che se la cava sempre. No? ;-) Quanto all’altro, che ne dici dell’espressione italianissima: “sei forte, sei una roccia!”? Eh già, che se invece capitasse un refuso, allora sì che confondere una “roccia” con un “rocca” (non me ne voglia Christian) comporterebbe una vera e propria gaffe! ;-)

    2. reginadelsole
      settembre 3rd, 2004 12:05
      2

      Mike Bongiorno docet..e pensare che non ha mai scritto niente…spero

    3. iri
      settembre 3rd, 2004 14:49
      3

      ma una volta nelle redazioni non c´erano persone incaricate solo di controllare e correggere gli errori di questo tipo?

    4. coniglione
      settembre 7th, 2004 04:07
      4

      esisti ancora! non ce la si fa a star dietro a tutti… peccato non avere un tempo infinito per leggere tutto. peccato… ciao!

    5. Jest
      settembre 7th, 2004 17:37
      5

      roccioso o figo, entrambe le definizioni hanno l’apparenza di stronzate…

    6. Diego
      settembre 7th, 2004 22:15
      6

      “To rock” significa anche “darci dentro, impegnarsi a fondo”. Non è pignoleria, è solo deviazione professionale. Grazie della segnalazione, comunque. Non sapevo di questo fatterello su Zucconi.

    7. manu
      settembre 8th, 2004 12:44
      7

      eccomi qua. ci sono. sono pronta. ti abbraccio. e baci. e ciao. :-)

    8. gabryella
      settembre 8th, 2004 19:10
      8

      presente! saluti e baci

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