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30/08/2004

Alla fine del viaggio

di Enrico Bianda, alle 21:30

bloghdad.jpgCome per tutti anche il Maestro ha finito il suo viaggio. Abbiamo letto e riletto alcune pagine dal mare, gli avvistamenti, gli incontri e gli scontri (una nave di lumbard), le tempeste e le bonacce, le passioni senili e gli occhi dei bambini, e i libri e le carte nautiche, i portolani d’epoca e le lingue che si incrociano e si ibridano come aria che scende veloce da una scogliera per incontrare il mare nero dei fondali subito profondi.
Ma in questi giorni, proprio venerdì, è finito anche il viaggio di un giornalista che soprattutto Antonio seguiva con attenzione. E come spesso accade la storia ci supera, ci prende alla sprovvista: Antonio aveva tra le sue carte una nota che raccontava come un giornalista italiano scrivesse e raccontasse come pochi l’Iraq di questa guerra che non finisce.

Poi è stato prima rapito e poi ucciso: “Baldoni è morto” mi dice al telefono. “Hai già scritto qualcosa?” gli domando. “No”. Forse lo faccio io, ma non so come. Ci sono questi due viaggi finiti a fine agosto, due giornalisti che si sarebbero di certo piaciuti. Due modi di raccontare il mondo in modi diversi: documentato e sedimentato il primo (Rumiz), che si lasciava sorprendere con piglio quasi situazionista il secondo, Baldoni. Per entrambi però l’urgenza del racconto e della comprensione, prima per loro stessi, poi per tutti coloro che sceglievano, e sottolineo sceglievano, di leggerli.
Mi restano nelle orecchie le parole di Puccio Corona che per primo sul TG1 ha dato la notizia della morte di Baldoni. Pronunciava la parola free lance quasi a voler rimarcare la distanza da quel giornalista che era partito come faceva ogni anno per un posto del mondo che non capiva. Giornalista. Ha risposto a lui e a tutti quelli che ne hanno parlato sbeffeggiandolo Igor Man, dismesse per un giorno le vesti dell’inviato corteggiato e premiato. Ha detto una cosa semplice e vera, che ci riguarda tutti, in quest’Italia di un certo giornalismo embedded (ne parleremo presto, promesso): Baldoni cercava con leggerezza la verità.
Faceva quello che dovrebbero fare tutti.


  • H, blog a domino (o a staffetta)
  • Viande. Un viaggio fotografico in Cile e Patagonia
  • L’Altra Europa su Repubblica e le mappe di Rumiz
  • Ondavè, diario scomodo dall’India (VII parte). La cittĂ  brucia

  • 4 Commenti al post “Alla fine del viaggio”

    1. angelocesare
      agosto 31st, 2004 15:43
      1

      Muovendosi dentro la paura con il sorriso.

    2. LOREDANA
      settembre 2nd, 2004 14:16
      2

      LEGGENDO IL COMMENTO SU BALDONI E SULL’ESIGENZA DELLA RICERCA DELLA VERITA’ NON HO POTUTO FARE A MENO DI PENSARE AD UN ARTICOLO DI SANDRO VIOLA, PUBBLICATO OGGI SU REPUBBLICA, SUL PROBLEMA DEL TERRORISMO IN RUSSIA …MI SEMBRA CHE SIANO SEMPRE PIU’ RARE LE PERSONE CHE DIMOSTRANO IN CIO’ CHE SCRIVONO L’URGENZA DELLA COMPRENSIONE E DELLA RICERCA DELLA VERITA’.

    3. Antonio
      settembre 2nd, 2004 18:38
      3

      Enrico, anche io credo che si sarebbero piaciuti. Leggendo i loro scritti sì – hai ragione – li divide l’approccio ma non l’urgenza di scrivere. nè l’essere entrambi due viaggiatori. sono una settimana che mi rimbalzo sulla testa e sulla penna tutti gli appunti, tutto il materiale che ho salvato e conservato, ma niente, non mi riesce ancora di scrivere di Baldoni. Ci lascio perdere, vuol dire che non è ancora il momento.

    4. gabryella
      settembre 8th, 2004 19:12
      4

      eccomi qui – scusa il ritardo

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