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19/08/2004

Lo Spettatore Olimpico Medio

di Franco Bellacci, alle 15:23

Olimpic ringsAltro che l’importante è partecipare. Oggi partecipare rimane importante, ma conta anche il resto, contano i risultati, contano gli sponsor, conta il pubblico televisivo, che come al solito sarà conteggiato in unità di miliardo. La contabilità televisiva degli eventi mondiali lascia il tempo che trova, penso sia molto più utile analizzare lo spettatore olimpico medio.

Le Olimpiadi infatti hanno una notevole differenza rispetto agli altri eventi sportivi di rilevanza mondiale. Mentre negli altri eventi c’è il trionfo di una disciplina, con la conseguente chiamata a raccolta dei suoi appassionati, nelle Olimpiadi non c’è tutto questo. Chi segue i mondiali di calcio è un appassionato di calcio, così come sono chiari gli interessi di chi segue il Tour de France, piuttosto che il torneo di tennis di Wimbledon. Nelle Olimpiadi però la situazione è diversa, non c’è una sola disciplina. Per due settimane, si susseguono continuamente sport diversi, dal nuoto all’atletica, passando per le gare di salti a cavallo, il tiro a piattello e la lotta libera.

Come pure è diverso il rapporto con i protagonisti. Quando inizia il Tour o i mondiali di calcio, in linea di massima conosciamo già tutti i protagonisti, al massimo c’è spazio per qualche sorpresa. Alle Olimpiadi no, ad eccezione di qualche sport è una scoperta continua. Non ci sono solo discipline di cui si deve anche imparare le regole, ma ci sono anche nomi da imparare e facce da memorizzare. Il tutto in un flusso costante di immagini, senza pausa.

Poi finalmente succede qualcosa, lo spettatore olimpico medio può mettere un punto e a capo. Questo capita quando lo spettatore olimpico medio vede uno dei “suoi” emozionarsi sul podio per una medaglia, per la sua storia e i suoi sacrifici. E se fino a mezz’ora prima era uno sconosciuto non importa, anche per lo spettatore è il momento dell’emozione, per la storia, per i sacrifici, per la bandiera che sale verso l’alto mentre sta suonando l’inno. Poi lentamente l’emozione sfuma, la faccia dell’olimpico scompare. Le tracce rimarranno solo nell’asettico medagliere. In attesa di una nuova storia, che non tarderanno ad arrivare perché intanto le immagini riprendono a scorrere.

Chi è dunque lo spettatore olimpico? Perché ogni quattro anni ci sono persone che si appassionano al sollevamento pesi, ai tuffi, al judo e a tanti altri sport per poi dimenticarli subito dopo la cerimonia di chiusura?
A me interessa, non tanto perché interessa conoscere gli altri, ma perché molto socraticamente (del resto le Olimpiadi sono nate dove nasce il pensiero occidentale) vorrei conoscere me stesso.


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  • 4 Commenti al post “Lo Spettatore Olimpico Medio”

    1. angelocesare
      agosto 19th, 2004 21:55
      1

      In sintesi: niente è più emozionante, sportivamente parlando, di una vittoria olimpica.

    2. reginadelsole
      agosto 20th, 2004 02:00
      2

      Una introspezione mediatica, guardi un lancio del peso e trovi te stesso…poteva lasciare una postilla Socrate, ma è stato sicuramente un insegnamento esoterico solo per Platone…

    3. MassimoSdC
      agosto 20th, 2004 12:26
      3

      Nel “medagliere”, una medaglia d’oro di… tiro alla fune equivale a quella dei viziatissimi calciatori di pallone. Poi, capita di ascoltare commentatori ben poco sportivi che vedono solo il valore dell’oro e non la vittoria dello Sport: quello Sport che ad ogni competizione arriva sempre e comunque a medaglia. La più pregiata delle medaglie. Ed è qui il vero ed unico Senso delle Olimpiadi. M.

    4. jest
      agosto 22nd, 2004 19:20
      4

      conosco bene me stesso e pur di starmene a mollo nel nulla guardo anche il dressage. E poi le Olimpiadi sono un’occasione quasi unica per vedere ciclismo su pista

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