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18/08/2004

Per antichi antichi cimiteri

di Enrico Bianda, alle 12:20

Il ponte di MostarErano belli, una volta, i luoghi della morte. Paolo Rumiz è arrivato davanti alla foce della Neretva, il fiume che passa da Mostar. Quella è la terra d’elezione del maestro. L’ha raccontata in molti articoli, primo tra pochi aveva intuito che cosa stava accadendo (Maschere per un massacro), e poi in anni di reportage da quelle parti è tornato spesso. E noi, io e Antonio, come già detto, abbiamo in minima parte ripercorso quei luoghi.

Ieri (il 17) Rumiz ha evocato la cabala, individuando nel crollo del vecchio ponte di Mostar il Ground Zero dell’Occidente, che trova – si inventa – un nemico nel mondo islamico, il quale a sua volta risponde un po’ come può (oggi, a Mostar, con il ponte appena ricostruito ci sono più minareti che mai, e già qualche anno fa, con il ponte che ancora giaceva sul fondo del fiume potente e verde scuro, constatavo la curiosa se non tragica guerra simbolica dei campanili e dei minareti: a chi lo costruiva più alto e visibile).
9/11: le Torri gemelle. Oppure – e forse meglio – 11/9, il bombardamento del ponte sulla Neretva a Mostar, uno dei primi sanguinosi capitoli dell’ecatombe balcanica. Poi sarebbero arrivati i massacri di Vukovar, di Srebreniza, l’assedio di Sarajevo, le pulizie etniche che abbiamo giĂ  dimenticato (anche se ancora oggi, nella fascia a cuscinetto a nord della Bosnia, una zona quasi franca che parte da Brko, capita di arrivare ad un certo punto, spingendosi verso Nordovest, lungo il confine con la Croazia, e sentirsi suggerire “Da qui è meglio non proseguire… Torniamo indietro”).

Ma Rumiz questa volta, tenendo fede – più o meno – al suo intento, è rimasto sul mare, lontano dalla terra ferma (e le penisole, vale la pena percorrerle) ed è arrivato a Sabbioncello, appunto davanti alla foce della Neretva, in un tripudio di simboli e ricordi: una linea piena di incontri e scontri tra i mondi, Oriente e Occidente.

Prima però, guardando dall’altra parte del mare, verso occidente, si trovava in un cimitero. Erano belli, una volta, i luoghi della morte. Ha trovato – Lastre di pietra grigia del sei-settecento, lisciate dalle intemperie, scendono verso lo stretto e le vele vi si imbottigliano. Cipressi, vista immensa verso Sudest, vigne, olivastri, aloe.
I cimiteri – passione diffusa ho scoperto negli anni – piacciono anche a me, e li cerco spesso nelle città dove vado: e per mia fortuna li ho raccontati frequentemente, Lido di Venezia, Ferrara, cimiteri ebraici, importanti a modo loro, raccontati sempre da grandi scrittori e poeti, un po’ folgorati da passione romantica, un po’ sinceramente mossi da un senso di appartenenza.

Gianfranco Rossi, vecchio poeta ferrarese mi raccontò l’Antico orto degli ebrei passeggiando tra le tombe che portavano nomi importanti (Fink, Bassani, Cohen) ricordando i suoi gatti che lo aspettavano al suo ritorno dal campo di concentramento, sulle macerie di casa sua. Gianfranco Rossi riposa tra quelle tombe, sono andato a trovarlo, qualche anno dopo, e oggi, rileggendo il Maestro, mi è tornata in mente quella sera.


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  • 3 Commenti al post “Per antichi antichi cimiteri”

    1. n.
      agosto 18th, 2004 15:51
      1

      ieri c’erano a poche pagine di distanza due pezzi uno piĂą bello dell’altro. questo del maestro, appunto. e uno di pino corrias su quel grande Maestro che è stato Jean Claude Izzo. Uno che ha scritto poco, purtroppo, ma in modo divino. Uno che ha raccontato marsiglia e gli uomini e le donne. Le morti e l’odore del mediterraneo. Uno che ha lasciato anche epigrafi di rara e struggente saggezza. Ne annoto una – che sto per andare in ferie: “di fronte al mare, la felicitĂ  è un’idea semplice”. Buone vacanze.

    2. reginadelsole
      agosto 20th, 2004 02:03
      2

      Tu racconti i cimiteri che giĂ  sono racconti che un giorno ci racconteranno

    3. enrico
      agosto 20th, 2004 18:26
      3

      che scrivere sulla nostra epigrafe?
      farla scrivere ai nostri cari sfranti, tra riverberi agiografici e minimalismi svizzeri (nato morto), oppure preparare nel tempo tre parole tutte per noi?
      che so, crebbe a lungo non sapendolo,
      oppure arrivò tardi pensando di essere in anticipo?
      mah, mi sa che ci penso, in questi anni, per raccontarmi in un luogo che racconto mentre lui giĂ  racconta noi che presto verremo raccontati, ora stramazzo, o sbarello.

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