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12/08/2004

Rumiz, monopattini e cappuccini

di Antonio Sofi, alle 11:39

tre uomini in bici, vignetta di AltanUna settimana fa chiamo Enrico.
«Allora, com’è che quest’anno il Maestro non parte?»
Parte, parte, fa lui.
Il Maestro, per noi, è Paolo Rumiz, inviato di Repubblica, scrittore, viaggiatore, nume tutelare delle acque dolci e dell’Europa dell’Est.
Il giorno dopo, su Repubblica, quasi l’avessimo evocato, inizia il suo diario di viaggio. In barca a vela, da Venezia a Lepanto, tra storia e cronaca, sulle rotte della Serenissima.

Per Rumiz, io ed Enrico nutriamo una sorta di laica venerazione. Evito per pietosa gentilezza di raccontare un aneddoto che vede Enrico come protagonista, e che spiegherebbe, più di mille parole, il sacro rispetto per il narratore mittleuropeo. Quando andammo in Croazia, a Vukovar, la città che guarda il fiume, e poi in Bosnia, viaggiavamo con i suoi libri in saccoccia. Cercando, ogni tanto, a naso, i posti che aveva raccontato (uno lo abbiamo trovato – l’Hotel Danubio – e d’altronde se vai a Vukovar ci sono poche altre possibilità), e, nella ricerca, trovandone talora di migliori.

Spesso per scherzare ci inventavamo improbabili viaggi rumizziani.
In monopattino da Rignano a Vilnius.
In sidecar da Lugano a Sofia.
In deltaplano sui monti berberi.
A dorso di mulo dall’Aspromonte al Cervino.
Saltellando su una gamba da Campobasso a Lione.

Perchè per Rumiz il racconto non sta nei luoghi che visita, ma nel viaggio.
Il viaggio è il punto di vista, la focale che mette in fila narrativa dove si è con dove si è stati prima e dove si pensa si sarà domani. Un passo dopo l’altro come un filo d’Arianna che collega il passato, i ricordi con il futuro, i desideri.
E allora non è tanto il luogo in sè ma il modo con il quale si arriva, le strade che si percorrono, i panorami che si vedono intorno, il tempo che si trova, i compagni di viaggio, gli incontri casuali, ciò che si mangia, o quanto s’è dormito il giorno prima. Il viaggio, il viaggio: ormai quasi espunto dall’esperienza comune del turista moderno, proiettato come una pallottola aerea da un punto all’altro del globo nel tempo che ci vuole, di solito, per andare e tornare da lavoro in una metropoli trafficata (ma Enrico potrebbe dire assai di più sull’argomento).
Il viaggio, in sè, è il protagonista: il percorso un canovaccio spesso da improvvisare con serendipità, e l’arrivo un pretesto, mai un traguardo.

Tre estati fa Rumiz pedalava per la trasversale balcanica che da Trieste porta a Instanbul, duemila chilometri in compagnia di Francesco Tullio Altan, immenso fumettista, ed Emilio Rigatti. Tre uomini in bici, si intitolava il resoconto del viaggio, pubblicato a puntate su La Repubblica.
Due estati fa era in giro per treni, in seconda classe, con un misterioso compagno di viaggio, accompagnato nel cartaceo dalle meravigliose vignette di Altan. Scrive Rumiz: «In tasca, un’idea corsara. Percorrere 7480 chilometri, come la Transiberiana dagli Urali a Vladivostok. Una distanza leggendaria, un gomitolo lungo come l’Asia da srotolare dentro la Penisola.» Quasi alla fine del tortuoso viaggio nell’intestino dell’Italia profonda, percorso quasi sempre rifuggendo i moderni eurostar e privilegiando i lenti regionali, dopo aver obliterato 76 biglietti, preso 58 convogli, viaggiato per 210 ore incluse le attese in stazione, si svela l’identità del misterioso compagno di viaggio: Marco Paolini, focoso appassionato di treni d’epoca, quelli a carbone.
Lo scorso anno, il Maestro è in fuga sulle alpi (purtroppo Repubblica non l’ha messo on line), dalla Slovenia alla Liguria: tremila chilometri attraverso sei nazioni, a piedi, in treno, in bici, in automobile.

Quest’anno, in barca, appunto – da Venezia a Lepanto.
Rumiz è uomo di terra e di montagne, uomo di acque dolci e fiumi balcanici – strugge vederlo su una barca nell’Adriatico consultare una immensa mappa piena di annotazioni e indicazioni. Eppure, dopo un inizio ingolfato dalle troppe cose da dire e da capire, trova velocemente le misure.
Scrive ieri (il grassetto è mio).

Chissà perchè in mare un comandante è più comandante che in terra. La barca è totalitaria, una monarchia assoluta. […] La barca s’impenna verso il cielo color piombo, vola come un surf in cima all’onda lunga, combina beccheggio e rollio, plana nel successivo avvallamento. Lo scirocco è a trenta nodi. Chissà forse il mare stesso è un monarca. Al contrario della montagna non offre punti di sosta o di riferimento, non lascia ripari, rifugi. Il mare è una superficie e basta, non sai mai cosa ci sia di soto: secche o abissi insondabili, trenta o mille metri d’acqua. Il mare ti mangia, ti ingloba, ti assorbe. La montagna ti espelle, ti fa cadere, ti rifiuta.

Oggi, beata ignoranza (la mia), scopro cosa significano le due cose che mangio ogni mattina. Beatissima ignoranza, magnavo senza sapere. Chissà se ora me le godrò di più. Ricordando che nel ’91, vicino al fronte, i serbi di Knin gli offrirono caffè turco, Rumiz scrive, con prosa densa e illuminante:

cappuccino

Era strano sentirsi offrire «caffè turco» in posti dove il musulmano era sempre stato l’avversario. Poi capii. L’usanza era, ed è tuttora, esibita dalle bellicose popolazioni locali come un trofeo. Accadde anche a Vienna a fine Seicento, quando gli Ottomani sconfitti fuggirono dalla città assediata e i cattolici trovarono nell’accampamento montagne di grani verdi. Era caffè da tostare. La negra bevanda degli infedeli, subito adottata, fu tagliata con virginale latte alpestre, e la mistura, più adatta al palato cristiano, fu esorcizzata col nome «Kapuziner», in onore del frate cappuccino Marco d’Aviano, che aveva organizzato la difesa di Vienna. Anni dopo qualcuno avrebbe esorcizzato pure la Mezzaluna, la luna crescente, inventando il «Croissant».

Insomma.
Il prossimo anno manca davvero solo il monopattino.
Maestro, per quanto mi riguarda, sono pure disposto a spingere sulle salite.


  • Rumiz, la sana meraviglia, il prossimo viaggio
  • Cercavo una frontiera vera. L’ultima (Altra) Europa.
  • Il cantico di Rumiz
  • L’Altra Europa su Repubblica e le mappe di Rumiz

  • 22 Commenti al post “Rumiz, monopattini e cappuccini”

    1. carnefresca
      agosto 12th, 2004 16:46
      1

      appena potrò voglio viaggiare anche io, e mi piacerebbe sia in treno che per mare. tragitti lunghi, più delle permanenze, nell’illusione di muovermi sulla terra mentre gira. che gran bel post!

    2. n.
      agosto 14th, 2004 12:24
      2

      vero, verissimo… il maestro!! tra quelli – manco troppo immaginari – in sidecar da lugano a sofia, io la farei…. ps. buon ferragosto antò, e buon ferragosto errì.

    3. Antonio
      agosto 14th, 2004 13:03
      3

      Eh, nicò, troppo facile: quello sarebbe il quinto anno di reportage, un po’ di riposo dopo viaggi perigliosi. Il primo è il dorso di mulo. E magari sui passi del famoso viaggio in italia a cavallo di Battisti-Mogol. Con l’aggiunta cultural-gastronomica per esaltare la presenza giallodivinica.
      Uhm, forse non è una idea COSI’ brutta.

    4. carlo
      agosto 14th, 2004 22:57
      4

      condividiamo i maestri, guarda un po’…

    5. elvira palone
      agosto 16th, 2004 14:05
      5

      ho perso i numeri di sabato e domanica scorsi (14-15 agosto) qualcuni me li può mandare?

      ciao e grazie

      io viaggio con rumiz o niente!

    6. giorgio
      agosto 20th, 2004 09:40
      6

      solo immaginare uno dei viaggi di rumiz può lasciare sgomente le menti assuefatte ai ritmi dei vuoti televisivi.
      Basta un po’ di curiosità e di sana follia per immaginare percorsi dal cammino di santiago alla cairo-città del capo. Ma per trovare un po’ di se stessi non è necessario andare su un altro pianeta, basta un’auto poco potente per percorrere l’appennino emiliano un po’ fuori stagione e scoprire le rotte dei 3ro prima che l’autosole ci permettesse di impegare ‘solo’ 14 ore da milano a roma (con sosta obbligata in galleria fra bologna e firenze).
      rumiz è un grande

    7. rumiz
      agosto 23rd, 2004 09:51
      7

      Cari esilaranti compagni inventori del sito, meno mitologie, trovatemi invece un’altra idea leggendaria, che sto grattando il fondo del barile. Cosa sono i tre ro di cui parlate? Fuori i segreti. Tenete sempre conto di una cosa. I giornalisti sono ignoranti, anzi devono esserlo, per non farsi sommergere dagli eventi e per conservare un po’ di sana meraviglia verso la vita. In compenso, imparano in fretta ciò che non sanno. Esempio: mai navigato in vita mia.
      Avete capito benissimo: l’inizio era . Mi avete capito al volo. Ero ingolfato io, la scrittura rivelava il groppo delle budella

    8. giorgio
      agosto 23rd, 2004 15:09
      8

      Caro dr. Rumiz,

      mi permetto di chiamarLa “caro” perchè tale mi è – i sui scritti mi aiutano a “tirare su” una figlia 14 enne alla quale cerco di far capire qualcosa della vita, strappandola alle sirene delle DeFilippi.

      Il 3ro (andrebbe scritto con l’alfabeto greco che però manca nella tastiera) è un vecchio camion di casa Lancia che (fra le due guerre) ha fatto la storia del trasporto merci.

      Io sono nato in un bel paesino dell’appennino piacentino che di bello aveva ed ha solo il paesaggio e l’aria fina.

      Molti miei conterranei un po’ più anziani di me (ho passato la cinquantina) per sbarcare il lunario facevano i camionisti sulle strade del “far south” fra “l’Italia” e “le Calabrie”, un po’ come i marinai delle Sue storie.

      Per andare da Milano all’estremo sud peninsulare impiegavano due settimane guidando (con poche soste) senza servosterzo sulle strade statali dell’epoca (ogni tanto qualcuno tornava con una moglie catanzarese).

      Li si riconosceva perchè avevano il braccio destro sempre più abbronzato del sinistro, infatti il volante era a destra (per tenere bene d’occhio il ciglio della strada e non volare in qualche dirupo) anzichè a sinistra come sui mezzi di oggi che con oltre 500 HP sono sempre in corsia di “sorpazzo”.

      Su queste rotte desuete sopravvivono (talora con pochi cambiamenti) antiche trattorie, edicole di Santi e di Madonne, assonanze di accenti o di linguaggi (da Bobbio 70 anni fa si andava a piedi alla fiera a Pontremoli per acquistare i maialini da latte da allevare), segni parlanti del passato.

      Non sono i caravanserragli della via della seta e delle spezie, non vantano lo splendore di Istanbul (città che amo al pari di Roma, New York e Gerusalemme che, secondo me, insieme fanno parte del nostro DNA) ma dicono qualcosa di significativo nel nostro recente passato.

      Prima che Alberto Manzi alfabetizzasse l’Italia dagli schermi televisivi, qualche poveretto, riportando storie che sembravano leggende e facendo scoprire Altri diversi da Se (con l’aiuto delle mogli d’importazione), ha aperto la strada alla modernizzazione ed all’unità, alla faccia di chi vorrebbe ora e tardivamente dividere e separare.

      La saluto con sincero affetto e La ringrazio per l’aiuto che con qualche fatica (in definitiva è stato Lei a pedalare da Trieste ad Istanbul, io ho solo letto il resoconto) mi fornisce a buon prezzo per il difficile lavoro di padre (questa estate anch’io ho trascinato mia figlia dalla Lombardia a Barcellona, Toledo, Granada, Cordoba, Siviglia, Evora, Lisbona, Sintra, Bathala, Porto, Santiago de Compostela, Burgos, Figueres – Totale quasi seimila Km.. A forza di battere e di lottare qualcosa alla fine nelle zucche resta).

      Alla prossima avventura.

      Giorgio

    9. carlo chiucchiuini
      settembre 6th, 2004 21:25
      9

      La sua rotta su Lepanto mi ha deliziato mentre a Lussinpiccolo trascorrevo i miei giorni navigando con la mia barca tra le isole quarnerine. Un amico veneziano passava i numeri di Repubblica ad una elite di lettori e tra le sapienti decrizioni dei suoi articolli ho ritrovato itinerari ben noti ed amati. Sarebbe retorica il plauso alla sua abilità di giornalista,ne siamo tutti ben consci.Doveroso è invece il mio grazie per le belle pagine che ancora una volta hanno colpito.

    10. reginadelsole
      settembre 10th, 2004 16:16
      10

      Un viaggio per ricordarsi d’essere già in viaggio, per dare dinamismo a cellule sopite o rallentare i moti involontari impetuosi,una botta in testa contro l’amnesia di questo pianeta che galleggia nello spazio….W archimede e l’armonia delle sfere, che ultimamente, roteano controsenso..

    11. reginadelsole
      settembre 10th, 2004 16:17
      11

      Un viaggio per ricordarsi d’essere già in viaggio, per dare dinamismo a cellule sopite o rallentare i moti involontari impetuosi,una botta in testa contro l’amnesia di questo pianeta che galleggia nello spazio….W archimede e l’armonia delle sfere, che ultimamente, roteano controsenso..

    12. Franco
      ottobre 25th, 2004 11:24
      12

      Correva l’anno 1969 e quattro giovani studenti universitari facevano il loro primo grande viaggio verso una meta che allora era considerata l’iniziazione (vedi anche “La meglio gioventù”): CAPO NORD. Uno di questi era il nostro Paolo RUMIZ. Per lui, che tuttora continua ad essere un mio carissimo amico, come per me, quello fu l’imprinting. In realtà durante quel viaggio di quasi due mesi, a bordo di due “cinquecento”, litigammo ferocemente, in particolare io e lui, per i più futili, impensabili e innominabili motivi, mettendo seriamente a repentaglio la nostra amicizia.

    13. Rumiz
      ottobre 25th, 2004 13:25
      13

      Tutto vero. Io ero un rompiscatole in perenne crisi mistica, Franco invece cucinava, guidava, rammendava, era insomma la Mamma. Giustamente ha preso a sgridarmi. Un giorno mi ha mandato a c… sulle ortiche, e ha fatto benissimo. Se oggi cerco di non essere melenso è anche grazie a lui. Insomma, che idee dirompenti avete per il 2005?

    14. Antonio
      novembre 1st, 2004 12:03
      14

      Grazie Franco – l’imprinting rumizziano è una vera e propria chicca per fan. Provvederò anche io a farmi scaraventare sulle ortiche – chissà che non funzioni anch eper me.
      Maestro, dirompenti non lo so (e non credo), ma ci abbiamo provato qui http://www.webgol.it/archives/000544.html

    15. roberta
      novembre 10th, 2004 09:26
      15

      Nei libri di Rumiz trovo i miei ultimi 18 anni (ne ho 36)….Nel 1986 ho scoperto Trieste, grazie all’Università e, dal nord est allora in vorticosa crescita (i famosi capannoni misti a villette) mi sono trovata in una città all’apparenza silente e dormiente. Da lì ho iniziato le mie “esplorazioni” (pochi $$, tanta voglia di conoscere) della città, delle sue bellissime osterie (Al Tevere, dietro Piazza Unità), dell’altopiano e poi dentro, in Istria, Cherso, Lussino….Ho amato quella Trieste (allora tra i miei parenti qualcuno pensava fosse in Yugoslavia), e ora, tornata al vorticoso Nord Est, con fatica vivo i miei luoghi. Al posto delle attuali zone residenziali ricordo i vigneti che mio nonno, mezzadro ex confinato alle Tremiti (il suo viaggio di ritorno con gli Inglesi, tappa Montecassino, per l’Italia del dopoguerra rimane per me un ricordo indelebile, coltivava. Provo disagio nel vedere che, ogni giorno, i luoghi cari vengono scippati (da amministratori inconsapevoli o troppo consapevoli), lo stesso che ho prevato questa estate quando sono tornata a Lussino…grill, apartmani,…e poi giù, fino a Spalato, un susseguirsi di costruzioni improvvisate solo a scopo turist spennation.
      “Nei giorni di chiusa tristezza c’è una via nella quale mi specchio: si chiama Via del Lazzareto Vecchio” U. Saba

    16. sandro
      dicembre 30th, 2004 17:56
      16

      ad est ad est rumiz ancora ad est…ora piu’ che mai sento il bisogno di capire e di vedere cosa succede ad oriente. lei e’ bravo a scrivere, a far vedere. vada laggiu’, faccia veramente la transiberiana, ci faccia vedere cosa succede ad est.

    17. Pia Covre
      aprile 9th, 2005 12:24
      17

      Dott. Rumiz
      ho letto e apprezzato i reportage tanto particolari dei suoi viaggi, nonostante il suo interesse nel viaggio e per i luoghi non siano di tipo ambientalista sono certa che lei sia sensisibile alla natura e in particolare al rispetto dei nostri bei fiumi.
      Per questo vorrei informarla di una battaglia che i cittadini del Friuli stanno facendo per il Tagliamento.
      Il mese scorso io le ho chiesto durante una sua partecipazione pubblica a Pordenone cosa ne pensava. Forse sono stata inopportuna poichè lei mi ha detto di non conoscere la questione.
      Per questo oso mandarle quì sotto una presentazione della amica ambientalista Cristina Pisignano e un link utile.
      Rumiz lei fa opinione! Difenda questo fiume dallo scempio altrimenti quando andrà a pedalare su verso la pedemontana e la Carnia lungo il suo corso non lo potrà mai più guardare senza sentirsi in colpa. Cordialmente e con stima la saluto Pia Covre

      Stiamo progettando la
      “1° MOSTRA INTERNAZIONALE DEL PAESAGGIO NATURALISTICO”
      nell’area del Medio Tagliamento tra S.Daniele, Ragogna e Pinzano
      nella regione Friuli Venezia Giulia.

      Questo per contribuire a tutta una serie di iniziative che numerosi Sindaci, Associazioni, e Comitati, con tutta la loro forza, stanno opponendosi alla costruzione di devastanti colate di cemento chiamate Casse di Espansione e che distruggeranno per sempre un’area naturalistica tra le più suggestive.

      Nonostante il parere contrario della popolazione la regione Friuli Venezia Giulia sta approvando il progetto.Esso non risolverà i problemi relativi alle esondazioni nell’area di Latisana (purtroppo espansa in una zona da sempre soggetta ad esondazioni).

      Noi dell’associazione ci rendiamo conto che queste cose accadono perchè non c’è la capacità di guardare al paesaggio naturale come ad un prezioso valore e non è diventato parte della nostra cultura. Per questo abbiamo pensato di organizzare una mostra d’arte che abbia come primo obbiettivo far conoscere il paesaggio naturale italiano e straniero ed invitare il visitatore a contemplare paesaggi che rischiano di scomparire per sempre da opere edilizie riduzioniste calate dall’alto che non vengono pensate in modo olistico.

      Chi vuole partecipare alla rassegna e già da tempo ha intrapreso un percorso di ricerca in linea con l’arte naturalistica o il figurativo può chiedere informazioni dettagliate a info@isognidelgufo.com
      La data non è ancora stata definita perchè c’è una certa difficoltà ad accordare tutte le istituzioni ed i comitati che sono molti. Si parla dei primi giorni di giugno. Ci scusiamo pertanto fin d’ora dei cambiamenti che potrebbero esserci.

      Il Presidente
      Cristina Pisignano
      info@isognidelgufo.com

      Link utili:
      http://www.assiemeperiltagliamento.org/casse_di_espansione.htm

    18. Giovanni
      maggio 10th, 2005 13:03
      18

      Non conoscevo il nome di Rumiz prima del 2002. Francesca era veramente bella. Intelligente, colta. Andò in camera sua a prendere un libro. “Devi leggerlo” mi disse mentre si sedeva accanto a me sul divano. “Di che parla?” chiesi. “E’ sui balcani”… cercò le parole guardando davanti a sé, gesticolò un attimo, poi mi fissò, dicendomi: “non ci riesco… devi leggerlo”.
      Il libro era “Maschere per un massacro” di Paolo Rumiz.
      Da allora leggo avidamente tutto ciò che trovo di Rumiz. Ogni inizio estate mi sfrego le mani, pensando agli articoli/resoconti su Repubblica che verranno. E non posso non pensare anche a lei, che scrive di musica su di un periodico on line, dai cui articoli non traspare quanto sia “spessa”. Fidanzata, mi dicono, con “uno basso”.

    19. Sandro
      agosto 12th, 2005 17:03
      19

      Ciao,

      avrei bisogno di rileggere il resoconto di Paolo Rumiz del 2003 (se non sbaglio). quell’anno ha descritto il viaggo da Rijeka (Croazia) fino in Liguria, lungo le Alpi.
      dato che sul sito di repubblica non lo trovo, se qualcuno sa indicarmi dove potrei trovarlo, sarei grato. saluti

    20. rumizmaniac
      agosto 22nd, 2005 15:09
      20

      oggi capisco perche’ e’ giusto che esista un rumiz fun club il viaggio 2005 a gerusalemme e’ semplicemente magico…credo che continuero’ a leggere repubblica fino al suo ritorno in patria,in alcune puntate intorno al ferragosto ho trovato espressioni illuminanti tipo :occidente ateo e clericale, stupende le espressioni di Moni Ovadia contro chi impugna le scritture,quasi in contemporanea al meeting di rimini si pronunciavano stoltezze colossali contro il multiculturalismo e il relativismo,frasi a Pera.

    21. p1
      settembre 16th, 2005 02:22
      21

      sì, rumiz è davvero fondamentale.

    22. Ma.Ma.
      maggio 31st, 2007 11:46
      22

      wow per la prima volta mi riconosco in una descrizione della “giornalista” che sono… ignorante, ma piena di curiosità… Allora non sono così fuori strada…
      Grazie…
      :-)

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