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07/08/2004

Henri Cartier-Bresson, il principe leggero della storia

di Enrico Bianda, alle 01:01

cartier bressonMe ne sono reso conto in uno di quei momenti in cui resto incantato a lungo sulle cose. Un istante di vita, magari due bambini che si abbracciano con quell’aria un po’ carbonara, di chi la sa lunga, oppure un gruppo di anziani, che chiacchiera animatamente e penso che in fin dei conti sono alla fine della vita, e guarda un po’ sono ancora li che si infervorano per qualcosa… Come se alla fine la vita e la storia si ritagliasse solo su profili di contemporaneit√†.

A me capita spesso insomma di restare a lungo a guardare le cose, non percependone bene i confini, sprofondando lo sguardo nelle cose e negli uomini, guardando oltre, dimenticando lo sguardo appoggiato ai corpi e alle parole che animano le conversazioni. Non me ne accorgo e resto li, imbambolato, e finisce che in realt√† non capisco ne gli oggetti ne tanto meno il contesto. E’ solo un incanto leggero, infantile, da cui vengo strappato a forza da chi mi sta vicino e scuote la testa: “come un bambino” √® di solito la cosa pi√Ļ gentile che mi viene rivolta. “Svegliati e fatti i cazzi tuoi” quando non sono in confidenza.

Guardo senza cogliere, osservo senza penetrare nelle cose, le trapasso, sbatto contro quello che c’√® oltre senza riuscire ad arrivare a fondo agli oggetti e alle persone che stanno tra me e l’oltre.

L’altro giorno invece √® morto uno che le cose le fissava in uno sguardo veloce, semplice e completo. Era lo sguardo del 900, come hanno detto in molti. Ma in un modo speciale. Insomma alla fine il secolo appena passato √® stato raccontato per immagini da molti, da Robert Capa a Werner Bischof passando per Salgado e altri ancora. Ma loro, magnifici tutti, toccano oggetti, corpi e situazioni precise, riconducibili in qualche modo ad un’estetica riconoscibile. Che so, Capa √® la guerra, Salgano √® il lavoro, la terra.

Henry Cartier-Bresson era il 900, fatto di vie deserte di Parigi, di muri di Berlino come campo giochi, di panchine e frati, di baci e treni, di pittori e scrittori, di fiumi e caff√®. Cartier-Bresson leggeva in controluce l’Occidente delle nostre citt√†, ha interpretato come nessun altro semplicemente quello che ci stava intorno, senza incanto alcuno, ma con uno sguardo veloce e preciso, senza mai nessuna retorica, anzi, al contrario, con ironia e leggerezza quasi divertita. Se ne stava – mi immagino – in mezzo ad una strada, vestito di chiaro, con la sua Leica a tracolla, proteso a guardare una coppia di amanti su una panchina, cos√¨, pudicamente e sfrontatamente insieme, un po’ come un principe leggero, un Jacques Tati della fotografia.


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  • 5 Commenti al post “Henri Cartier-Bresson, il principe leggero della storia”

    1. reginadelsole
      agosto 7th, 2004 03:33
      1

      Cartier-Bresson √® stato in grado di dare la vista ai ciechi..che bello soffermarsi sulle sue immagini e sentire che occhi e cervello sono uniti non solo per un gioco anatomico, che uno sguardo pu√≤ anche perforare la patina abitudinaria della realta….

    2. Red Apple
      agosto 7th, 2004 12:08
      2

      Grazie Enrico, per aver ricordato HCB.
      Qualche sera fa con alcuni amici ho fatto un brindisi in sua memoria. Adesso lo faccio qui, col tuo pezzo, alla sua immortale presenza. Cin..

    3. enrico
      agosto 7th, 2004 22:18
      3

      come potremmo ricordare hcb con una fotografia? mi scervello alla ricerca di una foto capace di cerebrarlo(ops)…
      una bici caduta sul marciapiede ed una bimba che saltella… No, fa troppo forattini inutile.
      Un muro e dall’altra parte si vedono le foglie di un pero mosso nel vento: no, fa troppo Kiarostami (a proposito, mai viste le sue incredibili foto della neve?)
      una leica appoggiata su una vecchia sedia da ufficio? potrebbe andare, ma non ho un medio formato da appoggiare da nessuna parte… Non va, forse l’unico modo √® astenersi saggiamente dal fotografare, silenzio, guardare con gli occhi e sollevare un bicchiere, perfetto.

    4. gianni
      agosto 9th, 2004 12:07
      4

      Senta Bianda, i complimenti glieli faccio “de visu” fra qualche ora – a lei la scelta della cala ove chiacchierare, se c’√® anche una birra √® meglio. Per ora le riconfermo quanto ebbi a dire in altre occasioni: lei √® irrimediabilmente poetico. Questo bellissimo omaggio a uno dei grandi del Novecento √® la controprova della sua malattia. Cos√¨ come le sue fotografie(le sue di lei Bianda medesimo, intendo). ne ricordo una ,una donna che esce da un palazzo, un’altra che attraversa velocemente la strada. L√¨, che lei lo voglia o no, si vede chiaramente ben oltre l’attimo fuggente. Io di quella donna ho rischiato d’innamorarmi. a dopo.

    5. Antonio
      agosto 9th, 2004 18:04
      5

      Enrico sa del mio progetto (che temo rimarr√† tale) di fotografare il mio personale mito fotografico, Berengo Gardin (c’era un suo ricordo di HC-B su Il Foglio di Sabato). Sarebbe una foto perfetta, una delle tante foto immaginarie, perfette solo nella testa (ne ricordo alcune, bellissime, e un po’ os√®, di quel gran genio di Sc√≤zzari).
      Tanto per dire, che difficile è fotografare la fotografia, ma forse fotografare il fotografo lo è meno. Ci sono per esempio delle bellissime foto di Capa fotografante.

      Comunque quanto alla foto della donna che esce da un palazzo, come si dice con le figurine,: ce l’ho! E’ stato uno dei primi header di webgol. si vede piccola, lo so, ma merita
      http://www.webgol.it/headerart/08nyt.jpg
      :)

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