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28/07/2004

Finale intercondominale di sputo, anno ’83

di Hotel Messico, alle 12:22

sputacchiera.gifIl torneo cominciava sempre nel pomeriggio, subito dopo il doposcuola delle suore perché i compiti nessuno di noi aveva mai voglia di farli.

Io non sono mai stato sicuro che la gara di sputo sia una disciplina olimpionica e che esista un vero regolamento e una federazione con tanto di arbitri, guardalinee e moviola, ma dalle mie parti era una cosa seria. A pensarci bene la muscolatura coinvolta in questo esercizio è pari a quella del nuoto e paragonabile solo alla scherma, perché ci vuole la potenza, ma pure la precisione e quella percezione del verso del vento che aveva sempre la sua importanza.

Lo sapete voi quale è la capacità polmonare necessaria per spingere uno sputo oltre i tre metri? Quale è lo slancio necessario perché l’impasto umidiccio si sollevi e tracci la parabola sufficiente a farvi restare nella storia del vostro condominio? A voi che credete che il calcio sia l’unico passatempo che la plebe abbia sempre praticato, eccovi la diretta della finale intercondominiale anno ’83 di gara di sputo tra Mario Capasso, otto anni, trentadue chili, abitante del terzo piano, e Luca Monconi, nove anni, trentaquattro chili, quarto piano.

Noi ce ne stavamo in disparte per non disturbare i concorrenti e anche perché durante il riscaldamento una pizza in faccia in genere non te la toglieva nessuno. Al contrario di quanto in molti pensano, il lancio dello sputo, non assomiglia al lancio del martello o del giavellotto, ma al golf oppure alle bocce. Bisognava colpire, o avvicinarsi il più possibile a una lattina che faceva da pallino. Per fare l’arbitro ci volevo stomaco e in genere alla prima tornata di sputi si finiva sempre con il vomitarci addosso.

I concorrenti avevano a disposizione tre lanci per ciascuno e per motivi tecnici, nessuno dei due voleva mai essere il primo. Si eseguiva quindi il lancio della moneta, e ci si abbandonava al volere del fato. In quella storica finale, cominciò Mario Capasso che assestò uno sputo a trenta centimetri dalla lattina. Quello veniva definito in genere un buon primo lancio.
Monconi si avvicinò alla secrezione del suo avversario, saggiò il vento e sferrò un colpo che si bloccò a venti centimetri dalla lattina.
Capasso che sentiva già sua la medaglia d’oro, restò in silenzio e dopo alcuni istanti di concentrazione a sorpresa mollò uno sputo grosso e compatto che si avvicinò a cinque centimetri dalla lattina. I nostri cuori battevano forte in petto e tutti noi, assiepati a distanza di sicurezza, sapevamo di avere due grandi atleti davanti ai nostri occhi.
Per il suo secondo tiro, Monconi adoperò una tecnica molto in voga in tutti i quartieri della Napoli alta, si trattava di sputare con un lato della bocca. Era quella una tecnica che in genere dava precisione a discapito della potenza.
Solo un campione poteva apprestarsi a lanciare in quella maniera.

Luca Monconi prese una breve rincorsa durante la quale rivide le scene salienti della sua vita di ragazzino di nove anni, la sua prima comunione, la sua prima erezione, staccò di mezzo metro da terra e piazzò il più grande sputo mai lanciato nella periferia orientale di Napoli, colpendo in pieno la lattina.

La storia ha un sapore dolce che si appoggia sulla lingua e tu la mastichi come una caramella. Noi, spettatori, masticavamo le caramelle al sapore di storia. La reazione di Capasso fu prevedibile in un certo senso e condivisibile dalla maggior parte degli spettatori.

Si avvicinò a Luca Monconi e gli spaccò la testa di botte.


  • “La faccenda mi offre più di uno sputo di riflessione”
  • Ondavè, diario scomodo dall’India (IX parte). Questo è un finale.
  • Sportivamente parlando
  • Sbarellamento zen

  • 17 Commenti al post “Finale intercondominale di sputo, anno ’83”

    1. Effe
      luglio 28th, 2004 14:22
      1

      Lo dico davero, e spero di esser il primo, perché ci tengo a primeggiare almeno in questo.
      Il pezzo appena letto non è in nulla inferiore alle pagine dedicate da Stefano Benni a quello sport(cos’era, calcio di strada giocato con i tappi delle bottiglie? chi lo ricorda?) che fungeva da colonna sonora e visiva ne La Compagnia edi Celestini.
      Il Direttore vince su Benni 2 a 0, secondo me.
      Un plauso al padrone di casa: il merito degli autori è anche di chi li sceglie, perbacco!

    2. Antonio
      luglio 28th, 2004 15:03
      2

      Ho l’inestinguibile rimpianto di avere la digitale fuori uso e non aver potuto andare in giro a fare degne foto (se non bambini che giocavano, qualche bel cortile condominiale) per accompagnare questa meraviglia.

    3. PlacidaSignora
      luglio 28th, 2004 15:15
      3

      Meraviglioso.
      meraviglioso meraviglioso meraviglioso
      Direttore sei fantastico.
      :-*****

    4. oiraid
      luglio 28th, 2004 17:44
      4

      Ho l’acquolina in bocca :-))

    5. Red Apple
      luglio 28th, 2004 17:52
      5

      Fantastico!
      Sarà nata da questo storico torneo nella periferia orientale di Napoli l’espressione “vincere per uno sputo”??

    6. rage
      luglio 29th, 2004 02:02
      6

      in gran segreto sono un’adoratore del direttore di Hotel Messico, è lui il prescelto. ne parlava la profezia.
      ma non diceva nulla sul perché fosse prescelto.

    7. Effe
      luglio 29th, 2004 10:36
      7

      Vorrei precisare che quel fet.. voglio dire, Monconi, violò ogni norma, in quel lancio finale.
      Il regolamento infatti parlava chiaro: era ammessa la rincorsa, ma l’eiezione doveva avvenire mentre l’atleta si trovava con entrambi i piedi appoggiati stabilmente a terra.
      Quel fet…, sempre Monconi, insomma, approfittando dell’assenza della moviola, negò poi di aver lanciato durante la sopensione, affermando che il suo era un salto d’esultanza successivo alla riuscita del colpo di spingarda.
      Non riuscii a trattenermi.
      Non ho mai sopportato la frode sportiva.
      In fede,
      Capasso Mario

    8. livefast
      luglio 29th, 2004 14:23
      8

      f i n a l m e n t e posso commentare p u b b l i c a m e n t e hotelmessico. gianni io di mandarti mail in cui mi spertico nel lodare la tua ispirazioni sospesa tra bukowski e benni non ne posso più. voglio gridarlo a tutti che ti adoro, ok? LO ADORO! alè :-)

    9. elfokattivo
      luglio 29th, 2004 15:16
      9

      Mi accodo a livefast e a tutti i tuoi commentatori frustrati ^-^

    10. Effe
      luglio 29th, 2004 15:19
      10

      sembra di essere al gay pride

    11. arnesco
      luglio 29th, 2004 17:19
      11

      Credo che ricevere complimenti così, in qualità di “ospite”, sia la cosa di cui andare più fieri.

      Bella gianni.

    12. Placida Signora
      luglio 31st, 2004 12:43
      12

      Effe, almeno una donna c’è (sgrunth), e a 7 anni era bravissima in quel genere di gara (cresciuta con 3 cugini maschi e 1 fratello, che immaginavi?;-)

    13. jorma
      agosto 2nd, 2004 15:54
      13

      Non mi sembra una cosa carina, per la lattina, dico.

    14. rillo
      agosto 2nd, 2004 16:36
      14

      Sarebbe interessante sapere come si preparavano alla competizione, gli atleti: quale bevanda o merendina fosse la più adatta per ottenere uno scracchio il più compatto possibile e i tic, i vezi, che contraddistinguevano gli atleti (toccata al cavallo basso, rumoroso tirar sù di naso) e così via.
      Spero che la Domenica sportiva non trascuri più questa disciplina.

    15. spiritum
      agosto 3rd, 2004 09:42
      15

      Grande.
      Ho sempre saputo che il Direttore la sapeva lunga sugli sputi.

    16. Activemax
      agosto 12th, 2004 15:35
      16

      Non si può diventare un “Bimbo Sperduto” se non si fa almeno una volta una sana gara di “Verdoni”.

      Complimenti.

    17. Zu
      agosto 17th, 2004 11:52
      17

      Per un momento ho pensato che quest’ultimo commento fosse la risposta del Direttore.

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