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16/07/2004

Calcio d’addio

di Antonio Montanaro, alle 20:12

Calcio (part.), foto di
Gianfranco Palmese (clicca per ingrandire)

Foto di Gianfranco PalmeseQuando lesse il suo nome sulla lista dei sorteggiati per l’antidoping, pensò alla prima volta che aveva indossato maglietta, calzoncini e scarpini. Aveva poco più di quattro anni: era una divisa della Juventus. Gli era stata comprata dai nonni, anche se gli fu fatto credere che era un regalo di Babbo Natale. Fu uno dei momenti più felici della sua infanzia. E anche dopo aver scoperto che Babbo Natale era solo un personaggio di fantasia, inventato dai grandi per rivestire di poesia i consumi natalizi, aveva continuato a pensare a quell’omone con la barba bianca come ad un pezzo grosso del calcio. Magari un talent scout del club torinese.
Sapeva benissimo che pisciare in quella provetta di plastica avrebbe significato dire addio ai campi di calcio.

Aveva avuto una carriera folgorante fino ai vent’anni. L’esordio in serie A. Alle otto del mattino le dieci copie del Corriere dello Sport dell’unica edicola del paese erano già terminate. Le strade acciottolate si erano animate di gruppetti che commentavano l’esordio di Ciccio ‘a scìgna nel calcio che conta. Era entrato a dieci minuti dall’inizio al posto del centravanti titolare e aveva fatto impazzire Paolo Terenzi, difensore della nazionale. Non aveva fatto gol, ma il sette in pagella di quel lunedì mattina valeva come un titolo di capocannoniere ai mondiali. La casa di don Antonio, il papà ferroviere, era stata invasa dai vicini e dagli amici. Si festeggiava con vino novello e salame. “Don Anto’ domenica giocherà sicuramente titolare!”. “Don Anto’, che dite, lo organizziamo un pullman per Firenze?”. Il culmine dell’entusiasmo era stato raggiunto alla telefonata di Ciccio: urla, applausi, cori. Neanche dopo le elezioni comunali si era vista tanta voglia di festeggiare. I suoi amici ricordavano le interminabili partite nella polvere del vecchio campo container, i vetri rotti, le fughe all’arrivo dei vigili urbani. Stefano il barbiere, l’allenatore ai tempi del torneo giovanissimi, raccontava ai clienti di quando, nonostante avesse trentotto di febbre, aveva fatto tre gol nei primi dieci minuti: “Poi lo mandai a casa…”. Eppure erano trascorsi solamente pochi anni. E Ciccio ‘a scìgna era diventato una celebrità.

Poi un maledetto infortunio. Frattura di tibia e perone. Un brutto contrasto durante una gara di Coppa Italia. Più di un anno di riabilitazione. La delusione per la cessione ad una squadra di C1. Lui, ragazzino del profondo Sud, sbattuto sui prati verdenebbia del triveneto.

Azione (part.), foto di Gianfranco Palmese (clicca per ingrandire)
Azione, foto di Gianfranco Palmese Nel paese dove era nato, quattromila anime sperdute tra i monti della provincia di Caserta, lo chiamavano Ciccio ’a scìgna per la capacità di saltare da un avversario all’altro con la palla attaccata al piede sinistro. Ma anche per il colore olivastro della sua pelle e per una leggera scoliosi che si portava dietro dalla nascita. L’unica volta che la squadra locale era riuscita a vincere il torneo regionale giovanissimi fu quando lui aveva indossato la maglia numero nove. Cinquantadue gol in venti partite. Ai compagni di squadra bastava consegnargli la palla: la raccoglieva a centrocampo e la lasciava solo quando era sicuro che potesse oltrepassare la linea bianca della porta avversaria.

Era impossibile che le tracce di cocaina non comparissero nelle analisi. Aveva cominciato due anni prima. Ciccio era appena tornato dagli allenamenti. “Ciao, so’ Pasquale, ti ricordi? Sto lavorando a Treviso, ci vediamo stasera?”. Non gli sembrava vero, la voce di un paesano lì, tra i palazzoni e le ciminiere delle fabbriche trevigiane. Aveva riposato fino alle cinque, poi, indossato il completo D&G comprato qualche giorno prima, era salito sulla sua Lancia Delta HF Integrale. Insieme a Pasquale c’era un ragazzo di un paese della provincia di Bari. “Salite, andiamo a fare un giro con la mia…”. Ciccio, aveva fatto mostra di tutto ciò che possedeva in quel momento: un po’ di soldi, un vestito nuovo e un’automobile potente. Pasquale e l’amico osservavano con ammirazione. A loro il lavoro in fabbrica non bastava, così si arrangiavano con qualche furto d’auto. E un po’ di spaccio. “Ma nei locali alla moda. Per la gente coi soldi. Giusto per pagarci una pippata”. Dopo una pizza, un salto in discoteca e l’aggancio con tre brasiliane, la serata si era conclusa a casa sua. E’ lì che Ciccio aveva conosciuto l’altra polvere, sicuramente più costosa di quella respirata, pochi anni prima, sui campetti di calcio della provincia di Caserta.

Quando era arrivato in Veneto l’ingaggio era buono: novantamilioni di lire l’anno. Il campionato era cominciato bene, tre gol nelle prime 4 partite. L’occasione per ricominciare. Ma non aveva fatto i conti con la vita notturna, le puttane, la droga. Le domeniche in panchina. E il trasferimento in C2, in una squadra emiliana.

Ora la corsa era finita. A venticinque anni avrebbe dovuto dire addio al calcio che paga.

Mentre entrava in bagno, pensò alla sua vita dopo la squalifica. Non aveva risparmi. Non era riuscito nemmeno a prendere un diploma. Cosa avrebbe potuto fare? Magari il ferroviere, come il padre. O forse il commesso in un supermercato, come i due fratelli minori. Chissà, forse un giorno sarebbe potuto anche ritornare a correre nella polvere di un campo di paese. E a far sognare, come un tempo, vecchi e bambini con i suoi dribbling interminabili.


  • Perchè agli americani non piace il calcio?
  • Piedi Puliti o Arbitropoli? Se no, ciccia.
  • Do iù spik english?
  • Lo Spettatore Olimpico Medio

  • 3 Commenti al post “Calcio d’addio”

    1. polenta
      luglio 20th, 2004 12:31
      1

      commento per 2 ragioni: la prima è che mi è piaciuto il racconto anche se non avevo niente di interessante da dire in un commento. la seconda è che un bel post senza commenti non è cosa. ciao

    2. Effe
      luglio 20th, 2004 15:59
      2

      Il Maradona dei poveri.
      E comunque, poi è morto attraversando la strada.
      Alla guida dell’auto pirata, Paolo Terenzi.

    3. leblanche
      maggio 12th, 2006 20:18
      3

      vi sgenalo un sito a tema, di attualità
      http://www.juveinb.com

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