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14/07/2004

Un post a diciotto buche

di Angelocesare, alle 18:35

golf sunsetSul morbido e regolare piano di partenza c’√® un vento leggero, il respiro √® tranquillo, c’√® silenzio, i tre compagni di gioco hanno ben piazzato il loro tiro d’inizio, aspettano immobili.
Non c’√® eccitazione, non pi√Ļ del solito, non pi√Ļ di quanto comporti il principio di un rinnovato ciclo paravitale.

Conosco come indirizzare il volo, la traiettoria √® ben disegnata nella mia mente; solo un po‚Äô d’intorpidimento ai polpacci. La pallina saetta nell’aria mentre osservo con affetto il minuscolo tee roteare all’indietro e uscire dal mio campo visivo: ora posso lasciare che il capo, finalmente coinvolto dalla rotazione completa del corpo e dalla conclusione del movimento, permetta ai miei occhi di osservare il punto d’atterraggio, il rimbalzo, il rotol√¨o senza cambi di direzione.

Per le prime nove buche esistono solo sensazioni positive: il movimento √® naturale, l’impatto istantaneo, le traiettorie matematiche. I pensieri, la gioia, la volont√†, la comprensione del terreno, il desiderio, si materializzano in approcci delicati e nella sicura conquista di ogni buca.
C’√® tempo per una sosta.

Credo di essere nella giusta condizione: soltanto un bicchiere d’acqua pu√≤ inserirsi nel ritmo.
La pallina ripulita oscilla nel palmo della mano, dimostrando soltanto minuscoli graffi. Un vento freddo, ininfluente, un suono di ramo spezzato, un gesto istintivo. La pallina cade a terra, contro un piccola pietra acuminata, ne rimane stranamente incisa, deturpata: emana una prima, dura, inaspettata sensazione negativa.

Cambio palla. La procedura √® corretta, ma l’aria √® fredda, ora, la mente distolta, il corpo meno recettivo, la traiettoria sfumata. Non esiste gioco senza regole, vita senza imperativi, esistenza senza scopo. Il movimento √® fastidioso, forzato, guidato dalle braccia, incompleto, senza destrezza. Il colpo scadente.

Ricordo perfettamente il giorno in cui avevo deciso di non portare mai pi√Ļ appunti fraudolenti nelle prove scritte d’esame. Quella immensa sensazione di libert√†. Non ne capisco i collegamenti, cerco la palla, posso facilmente rimediare.
Due buche concluse con mestiere, senza anima.
Un’altra buca inanimata, risolta dal fato.

golfswing.jpgDivengo insofferente, cerco concentrazione contro il cielo, nel volo degli uccelli, nel docile ripiegamento dei fili d’erba, nel calore del sole quasi impercettibile, nella pungente fragranza di terra smossa. Un’altra buca √® conclusa. Meccanismi scandiscono l’esistenza.

C’√® bisogno di un grande tiro, ora, mentre le correnti acquistano vigore e l’aria si anima.
La potenza scaricata passivamente nell’ampio movimento √® devastante e incontrollata: la sfera sintetica sibila, rotea, acquista velocit√† e altezza, sembra non incontrare attriti, tuttavia devia, incurva, infrange rami, foglie, viene domata, perde forza, si acquieta nel fitto del bosco, fuori tracciato.
Ho cinque minuti per sconfiggere la vegetazione, i cespugli, l’erbaccia, gli anfratti: se ritrovo la piccola sfera posso compiere un gesto magistrale, concentrare i poteri, ignorare l’impianto afinalistico che trasforma un buon tiro in una scommessa, in un imbroglio, che ipnotizza a infrangere le regole, a deviare, a eccepire, a dissertare.

Non partecipo alle ricerche dei miei avversari: scruto il punto di partenza, lascio che l’occhio e l’orecchio ricostruiscano il suono e l’immagine della traiettoria, pi√Ļ volte, con precisione, con metodo, con rapidit√†, per lunghissimi secondi. Infine, sicuro, indico una piccola radura, certo dei miei calcoli.

La palla è appoggiata a un buon fondo, a ridosso di un grosso cespuglio. Sembra ingiocabile: davanti ad essa, sulla traiettoria teorica del ferro, il grosso agglomerato vegetale si prepara a smorzare ogni accenno di movimento.
Dichiaro di giocarla come si trova, senza cercare approvazione.

Il cespuglio cessa di essere un problema. Ho spazio all’indietro per l’avvolgimento del corpo sul cardine sicuro della colonna vertebrale. Ogni cosa che avvenga dopo l’impatto, se non ne ha influenzato la creazione, non ha importanza.
Il colpo √® perfetto, dosato, potente, libero, ben diretto, l’impatto √® preciso e la bianca pallina s’innalza facendo svolazzare piccoli brandelli delle foglie del cespuglio contro la cui massa si infrange l’abbrivio del movimento delle mani avvolte all’impugnatura del ferro, senza schermo all’urto inevitabile.

Le mani di si graffiano e si scorticano, strappando, con il ferro, brandelli di rami e foglie, mentre lo sguardo deciso allontana il dolore, impossessandosi del volo leggero della pallina, che compie un piccolo rimbalzo, e rotola a due passi dalla buca.
E‚Äô l’essenza del gioco, √® la sublimazione del potere dell’uomo, √® la rappresentazione di una legge, la recita di un copione essenziale. Anche gli avversari ne traggono conforto.
Si dileguano gli afflati negativi, il gioco recupera le proprie dimensioni, la simulazione si dissolve.

Mentre la pallina muore nell’ultima buca la storia ha il suo epilogo, si spegne, si disperde. Nelle strette di mano si materializza la fatica di sopravvivere, la durezza degli affetti, la leggerezza di un ticchettio inavvertibile e inesorabile, il freddo del sole allo stremo.
Ogni cosa è nuovamente conclusa, vacua, insostenibile.
Servono getti caldi, schizzi gelati, serve inalare aria satura di vapore, respirare profondamente, ossigenare la mente, impadronirsi dell’auto, sfrecciare per le vie di campagna, fuggire.
Posso fermarmi, infine, nel silenzio, sulla riva ghiaiosa del lago, inginocchiato ai riverberi dell’ultimo raggio.

Deboli scampanii da una piccola cappella.
Rintocchi.


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  • 6 Commenti al post “Un post a diciotto buche”

    1. giarina
      luglio 14th, 2004 20:51
      1

      ma √® magnifico,angelocesare…
      ho sentito anch’io la pallina volare alta nel cielo..ne ho sentito il suono all’impatto con il ferro
      suono indimenticabile
      come un perfetto accordo musicale

      baci giarina

    2. Placida Signora
      luglio 14th, 2004 21:13
      2

      Stavo proprio pensando !Adesso questo lo mando a Giarina…”
      Baci a te e all’Angelo dolcissimo e bravo.
      :-**

    3. Latifah
      luglio 15th, 2004 20:18
      3

      Non ero mai stata su un campo di golf fino a domenica scorsa. Club di Rabat, Marocco. Splendido. Ho camminato a piedi nudi nel parco (l’ha gi√† detto qualcuno?), stando attenta a non calpestare il green… Che bella sensazione, erano anni che non la provavo.
      Arriviamo ad un laghetto ricoperto di ninfee. La guida, con la voce piena di orgoglio, annuncia: “E adesso vi facciamo vedere il BUCO pi√Ļ famoso del Marocco!”
      :-)

    4. gabriele
      luglio 16th, 2004 00:42
      4

      Sono entrato direttamente nel blog dal mio forum, dove Giara ha messo un link a questo racconto.
      Concordo con lei: è magnifico!
      Fin dalle prime parole ho capito che dovevo spegnere lo stereo per non essere distolto dalla lettura
      Ho letto tutto con grande partecipazione ed immedesimazione.
      Bravo, un racconto veramente bello
      ciao

    5. Albamarina
      luglio 16th, 2004 00:48
      5

      Potenza evocativa pari a quella del “colpo magico”. Questo racconto √® la diciannovesima buca chiusa con un hole in one. Bravo, Angelocesare. E grazie.

    6. Antonio
      luglio 16th, 2004 17:45
      6

      Vado un po’ off topic. Angelo descrive perfettamente il sopravvenire e lo scemare dello stato di grazia, quel “momentum” in cui tutto ti viene facile, perch√® tutto ti viene naturale. Quello del “momentum” √® una delle cose che pi√Ļ mi incuriosisce dei racconti di sport. Perch√® confina con un approccio oserei dire “orientale” alle discipline sportive. A leggere in controluce alcune storie dei campioni sportivi, del modo in cui raccontano alcune loro splendide performance √® incredibile la vicinanza/prossimit√† con i racconti di esperienze mistiche. Ricordo, e vedo se riesco a ritrovarlo, una splendido racconto dello stesso Michael Jordan della sua ultima azione prima del suo ritiro… Ma credo che sia una esperienza che molti di noi, anche se a livello “amatoriale” hanno sperimentato. Succede raramente e con poca consapevolezza; ma quando succede, che tutto ti viene facile, che tutto scivola senza resistenze, √® pura gioia.

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