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07/07/2004

World Wide Soccer

di Antonio Sofi, alle 19:33

Tachidromos, vignetta di Bas MitropoulosPur facendo altre cose m’era rimasta la domanda in background. Perchè agli americani non piace il calcio?
Le possibili risposte erano due, una più cazzeggiona, una più seria.
Per fortuna mi aiutano i commenti al post qui sotto.

La risposta cazzeggiona richiamava una possibile differenza ontologica tra gli sport tipici americani e quelli tipici europei.
I primi veloci, spezzettati e atomistici, i secondi più lenti, olistici, con il senso del tutto.
Come scrive Effe: «Gli è che il Vecchio Continente è prolisso e barocco, il Nuovo invece è sintetico (in molti sensi) e spoglio.».

E ancora: Latifah sottolinea una sorta di passione quantitativa statunitense, declinata anche nei riguardi dello sport: «»insomma, una sorta di capitalismo del punteggio… Più è alto, più lo sport è interessante» mentre Mauro “Polenta” usa splendide parole relative al problema del tempo: «il calcio è come il piano sequenza, è la fatica dell’essere che si scontra con lo scorrere inesorabile del tempo, è (parafrasando Cocteau) la morte al lavoro.
Il football americano e il baseball sono il trionfo dell’atto sul tempo, infatti quando non si agisce il tempo viene fermato, sospeso (pura utopia realizzata)
».
Una questione di tempo e quantità.
Ma anche di atteggiamento.
Più rilassato quello americano: (scrive Miic) «mi ricordo […] l’atteggiamento della gente, che si alzava, si sedeva, andava a comprare i popcorn, faceva di tutto con grande rilassatezza»; più passionale quello europeo/italico: (scrive Jest) «dico che gli americani vanno allo stadio per rilassarsi. Noi no. Soffriamo come maiali pressati. Se la partita è del cazzo ci alziamo anche noi a prendere i popcorn. Loro giocano, noi combattiamo ferocemente. Tuttavia la nazionale Usa è compagine di riguardo, come direbbe Pizzul».

Sintesi mia (comunque d’accordo sulla compagine di riguardo – che significherà, poi, non si è mai saputo): non tutti gli sport vanno bene per tutte le culture (in senso lato). Perchè hanno caratteristiche differenti e non sempre trovano il background giusto che li accolga. E, in questo senso, e con gli opportuni distinguo e tagliando la questione con l’accetta, che il calcio sia diffuso più in Europa, e il football in America, è perfettamente sensato. Un po’ esagerando, e con sprezzo del ridicolo, tutto questo trova una sua logica e giustificazione nelle differenze “culturali” e nelle abitudini “sociali”.

Fin qui, bene o male, tutto mi torna. Però. C’era anche la seconda faccenda.
Quella che giudicava gli sport tipici americani (e la difficoltà a farsi piacere il calcio) come epifenomeno della propensione ad un certo isolazionismo, riprendendo un pezzo di Weinberger sull’argomento.
Che diceva, in estrema sintesi: se non riusciamo a capire il calcio è (anche) perchè non riusciamo a capire ciò che è diverso da noi. E, con una buona dose di provocazione, capire il calcio è tanto importante che capire, per esempio, le dinamiche mediorientali, o l’appeal di Bin Laden.

Mi pareva, ripensando a questo secondo problema, di aver preso una tremenda cantonata.
Sempre rimanendo a calcio vs football, per semplicità: è vero che gli americani non capiscono il calcio, ma gli italiani capiscono il football? No, e non fanno nemmeno lo sforzo; mentre in realtà è uno sport assai affascinante. Allora si può dire la stessa cosa degli italiani (o degli europei): che sono sportivamente europocentrici e non vedono al di là del loro pallone di calcio. Che è più o meno la cosa che scrive Reginadelsole: «E l’isolazionismo autoctono non vogliamo considerarlo? Ci sono miriadi di sport praticamente ignorati dall’italiano medio, pazzo per le palle che roteano sotto i piedi…»

Allora che differenza c’è tra il calciocentrismo europeo e il footballcentrismo americano (ma ci metterei anche il baseball e il basket NBA)?
C’è differenza?
E’ davvero come dice Miic, «che non gli dà molto gusto uno sport in cui non sono i più forti del mondo (mentre i campioni della NBA sono World Champions, nel baseball si giocano le World Series, eccetera).»?
Non è altrettanto vero il contrario, per spiegare perchè in Italia non attecchisce il baseball?

Credo, per finire, che il problema passi dallo sport alla politica. Il calcio, in questo senso, smette di essere solo uno sport. Come scriveva Weinberger, anche se non esplicitamente, s’allaccia alla questione della globalizzazione, nonchè a ciò che in molti chiamano (ma io non sono d’accordo del tutto, nè con la definizione nè con l’idea sottostante, per una serie di motivi) imperialismo culturale.
Una nazione che esporta cultura sotto forma di film, libri, musica e quant’altro, (prodotti buoni e meno buoni, ovviamente) ed anche alcuni sport o culture sportive (si pensi al basket NBA) non riesce però ad accogliere altri sport. Tra cui il calcio, che insomma non è certo una disciplina di nicchia, nel mondo. Nè riesce ad accoglierlo per declinarlo poi “all’americana” (come per esempio per molte suggestioni musicali, cinematografiche, o artistiche).

Tante cose e confuse, mi rendo conto.
M’è venuta un’immagine, alla fine.
Un pallone che rotola e rimbalza, incontrollabile.
Speriamo che nessuno ce lo sgonfi.


  • Do iù spik english?
  • Why soccer is just child’s play in America
  • Why don’t American like soccer?
  • World Wide Soccer

  • 11 Commenti al post “World Wide Soccer”

    1. LULA
      luglio 8th, 2004 12:25
      1

      In effetti certe volte una partita di calcio sembra non finire mai,sarò americana anche io? :=)

    2. gabryella
      luglio 8th, 2004 12:29
      2

      a proposito di sport e politica, ricordo che Kissinger, verso la fine degli anni ’70, avrebbe voluto che un grande sport di massa accomunasse statunitensi ed europei, ammorbidendone i rapporti: pensò appunto al calcio e fu tra i promotori dell’operazione “cosmos”, la squadra di new york che, ad un certo punto, rastrellò alcuni campioni esteri di grande richiamo (anche se un pò in declino, come il nostro Chinaglia)- ma l’idea non ebbe successo e il tentativo morì lì(anche perchè gli americani si appassionano ad uno sport solo se questo è misurabile attraverso statistiche numericamente incidenti..e capaci di dare linfa alla loro vera, inestinguibile passione: le scommesse!)

    3. Effe
      luglio 8th, 2004 13:19
      3

      e poi nel calcio è più difficile inserire le pause pubblicitarie

    4. raquel
      luglio 8th, 2004 13:19
      4

      ma voi potete vedere le partite di football alla tv? altrimenti non saprei come farete a capire il football (o il baseball).
      In Brasile si gioca a baseball (a SP, per esempio) perché abbiamo un percentuale alto di discendenti di giapponesi.
      I cubani sono bravissimi a giocare a baseball a causa della loro storia.
      Insomma o la Storia o la Media difondono uno sport. Sebbene il calcio in Africa sia stato molto difuso da Pelé che ci andava spesso negli anni 70. Ora che ci penso ha giocato al Cosmos di New York.

    5. enrico
      luglio 8th, 2004 14:00
      5

      posseduto da una maglietta dei cosmos da piccolo, mostrato con indosso maglietta sui campetti della svizzera italiana…

    6. antonio
      luglio 8th, 2004 20:27
      6

      questa storia di cosmos la conosco superficialmente, ricordavo di chinaglia e di pelè ma per esempio non sapevo (beata ignoranza) le implicazioni politiche. grazie gabryella.
      effe: ci hanno provato per un po’ scrivendo i loghi delle aziende sull’erba con la grafica, una soluzione che faceva incazzare più che persuadere, forse per questo hanno desistito. madi certo l’olisticità senza pause del calcio è un’ostacolo commerciale che gli odiosi “mini-spot” non eludono del tutto.
      raquel: no purtroppo tranne forse il superbowl ad orari improponibili niente football sulle reti normali. qualcosa di più su sky.
      enrico: ecco che escono fuori gli altarini. e sì che millantavi di non saper giocare a calcio. ;) se trovi una foto, la mettiamo accanto al vespino sguizzero. io dovrei avere qualche foto di me piccolo con la maglia di Maradona. :)

    7. orlando furioso
      luglio 9th, 2004 18:03
      7

      ma sono necessarie tante parole per dire soltanto che non tutto è esportabile ovunque e comunque?

      p.s il calcio come gli altri sport di massa non serve a niente,se non a mortificare la sana abitudine di cercare di stare bene con se stessi.personalmente credo che dedicare la vita ad uno sport è da malati di mente,infatti alla fine cosa resta?e soprattutto a cosa si è rinunciato?la salute sia psichica che fisica non ha prezzo

    8. orlando furioso
      luglio 9th, 2004 18:04
      8

      ma sono necessarie tante parole per dire soltanto che non tutto è esportabile ovunque e comunque?

      p.s il calcio come gli altri sport di massa non serve a niente,se non a mortificare la sana abitudine di cercare di stare bene con se stessi.personalmente credo che dedicare la vita ad uno sport è da malati di mente,infatti alla fine cosa resta?e soprattutto a cosa si è rinunciato?la salute sia psichica che fisica non ha prezzo

    9. antonio
      luglio 12th, 2004 18:48
      9

      Caro Orlando, hai ragione. Che vuoi farci? Da queste parti si indulge spesso al piacere della logorrea.

      Sono meno d’accordo sulla valutazione che fai dello sport in generale. A mio parere, lo sport giocato (e il calcio, ma perchè siamo in Italia) serve a tutt’altro che “a niente”, e anzi è una delle variabili attraverso cui capire e leggere in controluce una società.
      Poi capisco molto meno (per non dire per nulla) il discorso sulla mortificazione delle sane abitudini (fare sport è comunque una sana abitudine) nè sul discorso dei malati di mente.

      saluti

    10. orlando furioso
      luglio 13th, 2004 19:48
      10

      volevo semplicemente dire che lo sport per essere ‘tale’ deve essere amatoriale,altrimenti diventa una trappola che estrania da ciò che la vita può offrire.Inoltre per esperienza posso dire che già a 14 15 anni i ragazzi vengono drogati sia fisicamente(ma in una minima parte,in attesa che il gioco valga la candela)sia mentalmente(non viene premiato lo sforzo fisico,ma esclusivamente il risultato.infatti se non vinci non vali niente,o se vali,è solo in funzione di chi vince.)tutto questo avviene in rapporto all’ importanza che uno sport ha,anche se è solo a livello locale.(infatti l’ho definito sport di massa)per me lo sport è benessere,e quindi inconciliabile con la sua nemesi prodotta da un agonismo malato,ma purtroppo inevitable a causa di interessi contingenti che sopraggiungono con la sua popolarità.quindi l’unico sport è quello amatoriale(lo sport amatoriale non è quello pseudoagonistico di frustrati che non avendo sfondato si cullano in qesta dimensione sperando di trovarvi una seconda possibilità,ma è quello fatto per divertirsi e stare insieme,con sano spirito agonistico,che deve finire finita la partita o la corsa.)inoltre lo sport funziona come oppio per i poveri,che così possono vedervi un diversivo alla loro vita,e un senso di rivalsa in quanto l’apparente carattere universalizzarore che taglia trasversalmente la società,riesce a fungere da carattere livellatore(l’unica livella come diceva il grande ‘filosofo’ totò è la morte,unica e sola potenza unificatrice delle varie condizioni umane)oggi potremmo dire panem et calcium, o per altri gusti et football ,ma la sostanza non cambia.lo sport di massa è canto si,ma di sirene.ecco perchè è da ‘malati di mente’ dedicargli la vita.
      p.s non nego che sia piacevole ascoltarlo. ma con le dovute precauzioni(ulisse docet)

    11. Antonio
      luglio 16th, 2004 17:52
      11

      scritto così, mcapisco di più :)
      Lo sport di massa, come lo chiami tu, è canto di sirene, spesso pericoloso perchè crea false aspettative e falsi idoli, supporta agonismo esasperato, e può “drogare” (certo, sì, forse più mentalmente che fisicamente); mentre lo sport amatoriale è il luogo dove il bello dello competizione si realizza. Come non essere d’accordo? Però, d’altro canto, non sarei così tranchant: i due mondi non sono così incomunicanti. Mi domando: potrebbe esistere lo sport amatoriale senza quello “di massa”? Forse no. E spesso (purtroppo sempre più raramente) lo sport “profesionistico” non offre solo esempi diseducativi, ma belle storie, esemplari per talento, costanza, passione.

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    07/07/2004

    World Wide Soccer

    di Antonio Sofi, alle 18:50

    [Italian version. Translated by Daneel]

    Even though I was doing other things, the question was still in the back of my mind. Why don’t Americans like soccer?
    There were two possible answers, one more petty, one more serious.
    Luckily, some comments to the previous post help me.

    The most frivolous answer reminded me of a possible ontological difference between the typical American sports and the European ones.
    The first ones are fast, broken up and atomistic, the second ones slower, holistic, demanding complete awareness.
    As Effe writes: «There is that the Old Continent is prolix and baroque, the New one instead is concise (in many meanings) and bare.»

    And still: Latifah underlines a sort of American quantitative passion, also inflected to sport: «in short, a sort of capitalism of the score… The higher it is, the more interesting the sport», while Mauro “Polenta” uses splendid words relative to the problem of time: «soccer is like the sequence shot, it is the effort to be that clash with the passing of time, it is (paraphrasing Cocteau) the death at work.
    American football and baseball are the triumph of the act on time, in fact when no one is acting time is stopped, suspended (sheer utopia that is realized).
    »
    A question of time and quantity.
    But also of attitude.
    The American one is more relaxed: (Miic writes) «I remember […] the attitude of the people, who rose, sat down, went to buy pop-corn, did everything with a great relaxation»; the European/Italic one is more passionate: (Jest writes) «I say that Americans go to the stadium to relax. We don’t. We suffer like crushed pigs. If the match is a fucked, we too rise to buy pop-corn. They play, we fight fiercely. Still, USA national team is an important team, as Pizzul would say».

    That is a synthesis of mine (anyway, I don’t agree with Pizzul’s important team – actually, no one has never known what it means): not all of the sports suit all of the cultures (broadly speaking). Because they have different characteristics and they don’t always find the right environment that welcomes them. The fact that soccer is more widespread in Europe and football in America, in this sense, with the opportune distinctions and cutting the question with the axe, is perfectly sensible. Exaggerating a bit, and with disdain of ridicule, this all has its logic and justification in “cultural” differences and in “social” habits.

    Until now, somehow or other, it all balances out. But there is also the second matter.
    That one that judged the typical American sports (and the difficulty to like soccer) like an epiphenomena of the tendency to a certain isolationism, taking a piece of Weinberger about the subject.
    Which said, in extreme synthesis: if we don’t succeed in understanding soccer, it is (also) because we don’t succeed in understanding what is different from us. With a good amount of provocation, understanding soccer is as important as understanding, for instance, the Middle Eastern dynamics, or Bin Laden’s appeal.

    It seemed to me, thinking of this second problem again, that I made a big blunder.
    If we keep talking about soccer vs football, for simplicity: the fact that Americans don’t understand soccer is true, but do Italians understand American football? No, they don’t, and they don’t even make any effort; while in reality that is a very fascinating sport. So, we can say the same thing about Italians (or about Europeans): they are sportively Eurocentric and don’t see beyond their soccer ball. That is more or less the same thing that Reginadelsole writes: «Don’t we want to consider the autochthon isolationism? There are a lot of sports practically ignored by the average Italian, mad about balls rolling around the feet…»

    Then, is there any difference between the European soccercentrism and the American footballcentrism (but I would add also baseball and the NBA)?
    Is there?
    Is it like Miic says, «a sport in which Americans aren’t the best in the world doesn’t give them any pleasure (while NBA champions are World Champions, World Series are played in baseball, etc.)»?
    Isn’t the contrary just as true, to explain why baseball doesn’t take root in Italy?

    I believe, in conclusion, that the problem passes from sport to politics. Soccer, in this sense, ceases to be just a sport. As Weinberger wrote, even if not explicitly, fastens itself to the question of globalization, as well as to what many people call cultural imperialism (but I don’t agree completely, both with the definition and with the idea that is underneath, for some reasons).
    A country that exports culture set in the form of movies, books, music and many other things (good products and not-so-good ones, obviously) and also some sports and sport cultures (NBA basketball, for instance) doesn’t succeed in welcoming other sports. Among which soccer, that actually is not a secondary sport in the world. And it doesn’t succeed in welcoming it to inflect it “as Americans do” (like, for example, for many musical, cinematographic, or artistic suggestions).

    Many things, and confused, I am aware of this.
    An image has risen in my mind, in the end.
    A ball that rolls and bounces, uncontrollable.
    Let us hope that no one will deflate it to us.


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  • Why soccer is just child’s play in America
  • Why don’t American like soccer?
  • Perchè agli americani non piace il calcio?

  • Un commento al post “World Wide Soccer”

    1. Cristián Aguirre
      gennaio 8th, 2006 07:03
      1

      Amazing report, I was wondering the same thing: why US people don’t like the most beautiful sport ever!?

      thank u
      greets from Chile

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