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03/07/2004

La gara dei balentes

di Gianni Cossu, alle 15:10

[Gianni Cossu, autore e attore di Sindìa, vive e lavora a Nuoro]

Pecorelle, di CarnefrescaA Sunis dovevano ancora stabilire chi fosse il piĂą balente del paese.
Dopo quaranta giorni di prove massacranti, erano rimasti in gara solamente Bobore Frissura noto “culurjone” e Billia Corbinzolu detto “romanu”. Al primo era stato assegnato quel nomignolo per via della sua strabiliante capacitĂ  nell’ingurgitare ravioli fatti in casa (si raccontava che fosse riuscito a mangiarne 164 in una sola volta) sfidando le regole della fisica e dell’anatomia sulla capacitĂ  – stavolta intesa come capienza – del suo stomaco. Il secondo aveva invece preso il soprannome dagli antenati, che vantavano antiche origini continentali, o forse da quella volta che dopo un viaggio di tre giorni nella capitale era tornato a Sunis con un accento vagamente romanesco e aveva pronunciato una frase rimasta nella storia: – non me ce trovo prĂą in st’ isuledda guĂ !

Dunque Bobore e Billia erano i finalisti. Avevano eliminato oltre quaranta concorrenti, compresi fra i diciotto e i cinquant’anni, vincendo con relativa facilità in tutte le discipline: dalla morra a s’istrumpa, dalla mungitura con una sola mano alla tosatura della pecora nera, dal salto a piè pari con i “cusinzos” (gli scarponi pesanti due chili l’uno) all’uso della “leppa” in tutti i suoi possibili impieghi. Si erano distinti nelle acrobazie a cavallo, nel cavalcare tenendo in groppa una vitella di 120 chili, nel riuscire a contare più di trecento pecore senza addormentarsi, nello stordire a testate il montone più grosso del circondario. Avevano sbaragliato il campo nelle prove di stappatura di birra Ichnusa con i denti, nella resistenza a stare in piedi dopo aver bevuto mezzo litro d’acquavite e nell’invenzione dei peggiori insulti da rivolgere ai pastori del vicino paese di Birimbò. Erano risultati i più bravi anche nell’attitudine al commercio con i turisti, riuscendo nelle semifinali a vendere trentaquattro forme di pessimo pecorino ai frequentatori della spiaggia di Frigau marina e spacciando come pranzo tipico della Barbagia -al costo di trenta euro- un piatto fatto di solo pane carasau e poche gocce d’olio d’oliva ad una comitiva di cento pensionati brianzoli.

Ora si dovevano fronteggiare nelle ultime fatiche che la giuria aveva stabilito per loro.
Dopo un lunghissimo dibattito, il presidente della commissione esaminatrice, Antoni Tilingone, aveva radunato in piazza l’intera comunità e aveva spiegato i termini della questione. Poiché le gare di forza e di destrezza erano già state proposte e i due balentes si erano più o meno equivalsi, si era deciso di valutarne il grado di istruzione con un test di cultura generale e, in caso di ulteriore parità, di far combattere i loro cani, considerati da sempre i più feroci cani pastori che la gente avesse mai visto nelle campagne di Sunis, in una lotta all’ultimo sangue. Dopo un breve applauso della folla, il presidente aveva invitato i due candidati a stringersi la mano e aveva dato a tutti appuntamento al giorno successivo in sa Piatta Manna per le nove del mattino.
Il giorno dopo, all’ora stabilita, erano tutti radunati in piazza. Tilingone aveva tirato fuori un numero della settimana enigmistica del 1965 e a voce alta aveva letto due definizioni da un cruciverba di Bartezzaghi : “E’ bianca a Washington, quattro lettere”… “sei romano, due lettere”.
Dopo un quarto d’ora di sofferta concentrazione gli sfidanti avevano scritto le loro risposte in un foglietto di carta e l’avevano consegnato a Maria Piliruja, la segretaria della giuria. In un crescendo di tensione, il pubblico aveva cercato di carpire il verdetto dagli sguardi dei giudici che leggevano con estrema calma le soluzioni proposte. Poi, chiedendo il silenzio assoluto, Antoni Tilingone si era alzato in piedi e con rassegnazione aveva detto: – anche questa gara finisce in paritĂ . Hanno risposto entrambi correttamente. Alla prima domanda sia Bobore che Billia hanno risposto NEVE, ed è giusto, alla seconda uno ha risposto SI’ e l’altro ha risposto NO, ed è corretto in tutt’e due i casi, perchĂ© ci sta e perchĂ© uno solo di loro è romano, anche se si chiama Corbinzolu.- Alcuni risero alla battuta simpatica, altri cominciarono a pensare che ne avrebbero visto delle belle, qualcuno mormorò che non era giusto affidare la sentenza finale sulla valentia di un uomo alla ferocia del suo cane. Ma così era stato deciso.
Si stabilirono poche regole: la lotta doveva svolgersi al chiuso, in una stanza di una casa colonica alla periferia del paese; dentro la stanza, assieme ai cani, potevano stare solo i loro proprietari; la gara non poteva durare piĂą di cinque minuti e la vittoria poteva essere assegnata anche ai punti dal veterinario di Sunis che avrebbe giudicato la migliore integritĂ  fisica dopo la lotta.
Una settimana dopo arrivarono in paese centinaia di curiosi anche dalle località vicine e fu istituito un servizio d’ordine per contenere la folla schierata intorno all’ovile designato come campo di gara. In un frastuono di voci delle avverse tifoserie e fra nuvole di polvere sollevate da quelli che nelle ultime file saltavano per cercare di vedere qualcosa, i due rivali si diressero verso la stanza, tenendo al guinzaglio Runzinu e Pensapodè, spaventati da quanto succedeva intorno e pertanto mansueti come due agnellini. Una volta dentro la stanza, porte e finestre furono sprangate e Tilingone, con un colpo di fucile caricato a salve, diede inizio alla sfida. Per tre minuti non si sentirono che urla disumane, incitamenti selvaggi, ringhi inaudibili. Poi silenzio. Aspettarono altri sessanta secondi, poi i commissari si consultarono e decisero di aprire la porta, con grande cautela.
Sul pavimento, al centro della stanza, giacevano le due code dei pastori fonnesi, una vicina all’altra, inanimate. I cani pastori e i pastori cani erano spariti, divoratisi gli uni con gli altri.
Per trovare il piĂą balente di Sunis si doveva ricominciare da capo.


  • Finale intercondominale di sputo, anno ’83
  • Sale cinematografiche
  • L’importante è partecipare?
  • Ondavè, diario scomodo dall’India (VI parte). Le quattro Indie

  • 5 Commenti al post “La gara dei balentes”

    1. AdRiX
      luglio 7th, 2004 19:50
      1

      No sciemmu ki mi cummovi o arriri. Bellu.

    2. CLAUDE
      luglio 8th, 2004 14:48
      2

      Cummenti faisi a scririri aicci? BRAVISSIMO

    3. gian mauro
      dicembre 19th, 2004 05:27
      3

      geniale!!!

    4. salvatore
      gennaio 29th, 2008 12:13
      4

      sei stato grande – bravo

      e’ un racconto fortissimo.

    5. Stefano
      febbraio 5th, 2008 13:17
      5

      Strepitoso Gianni. Ci siamo conosciuti a un laboratorio a Santulussurgiu con Gioele, e davvero non sei cambiato. Strepitoso..

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