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01/07/2004

Interisti con consecutio

di Settore, alle 18:56

la Sharapova tifosaIn fondo essere interista mi arricchisce.
Nutro di attese vane il mio chiodo fisso ma cerco di continuo distrazioni, con un furore alfieriano. Specialmente fuori stagione.
Per esempio: in questi giorni mangio frettolosamente, mi fiondo sul divano e da lì mi perdo sull’erbetta di Wimbledon alla ricerca dei migliori gesti bianchi, togliendo volutamente tempo alla visione di pericolosi siti di informazioni sportive o di pagine di Televideo dalla 201 in avanti. Accendo la tv e lascio che Sky mi inondi di servizi vincenti, passanti incrociati e culi sodi di tenniste.
Ecco, i culi della tenniste.
Un milanista o uno juventino, ebbri di vittorie, avranno sguardi ben più distratti e meno critici. Io invece aggiusto l’alzo del mio sguardo e mi gusto la poesia, l’atletismo e l’eros assoluto di un bel culo che ogni tanto spunta da gonnellini sadomaso o calzoncini vitabassa. Quando arriva l’ora di tornare in ufficio, dopo aver speso la pausa pranzo magari sul campo numero 1 a cogliere la qualità di certe torniture, mi sento un uomo più ricco.
E chi se ne frega se Mancini non firma. FirmerĂ , per dio.

Che poi sono stufo di incarnare la macchietta dell’interista che soffre eccetera eccetera. Soffro, sì, ma non me ne vanto.
Quando incrocio certi sguardi di compatimento (“Ah, interista? Coraggio…”) o schifati (“Ah, interista? Consapevole?”), quando per il principio dei vasi comunicanti mi sento oggetto di qualche barzelletta di dubbio gusto, quando sono costretto a giustificare il senso e la volontarietà della mia appartenenza, io sto al gioco quei trenta secondi che mi consentono di restare sui binari del galateo. Ma non mi presto alla commiserazione, non infilo anche le mie dita in questa piaga immane.
Io non soffrirei, se potessi. Io farei caroselli, invasioni di campo. Mi rotolerei in soggiorno. Cercherei di accoppiarmi col televisore durante un posticipo serale.
Si noti l’uso del condizionale. Lo uso da 15 anni.
In fondo essere interisti arricchisce e migliora la consecutio.

Ma c’è un disegno globale che attenta alla mia tranquillità d’animo.
L’interista non è certo edonista, dato il palmares. Però potrebbe tranquillamente essere un epicureo, quale peraltro io sono.
Mi basterebbe la serenità dell’animo, insieme alla salute del corpo. E allora mi convinco che sì, quegli sguardi di compatimento possono anche sottintendere una pietà vera, una solidarietà insospettabile, che io magari scambio per crudeltà e stronzaggine perché, più che epicureo, sono prevenuto. Mi commiserano perché faccio pena. E’ un quadretto da Terzo Settore (Settore, sì).

Ma non posso cedere a questa specie di Sindrome di Stoccolma sportiva.
Gli altri sono gli altri, e basta. Loro vincono e io no. Questo è il problema oggettivo. Dal quale dipende quello soggettivo. Che è tendere alla serenità dell’animo. Ed è difficile – oh, sì – essere epicureo quando vai a giocarti il quarto posto a Empoli, alla 34ma giornata.

Per questo, appena posso, cerco di estraniarmi da questo mondo crudele. Guardo gli Europei per non pensare ai club. Quando leggo la Gazza mi fermo prima che inizino le pagine del calciomercato, e se per caso ci capito le stropiccio. Vorrei svegliarmi alla mattina della prima di campionato, con un maggiordomo che mi porta il caffè, la brioche e il giornale con le formazioni.
Mi perderei le Olimpiadi, questo è vero, ma mi perderei anche i preliminari di Ciempions Lig, una tortura dei tempi moderni che ti riempie l’estate di angoscia pura, dal momento dei sorteggi fino all’ultimo minuto di recupero del match di ritorno.

Non sono malato, no. E’ autoconservazione la mia.
Questi culi bianchi su fondo verde sono il sale della vita. Immaginarne la consistenza e il peso specifico è anatomia sportiva, non voyeurismo.
Guardo i culi, ergo sum. Ho degli amici che discutono al bar sulla schiena di Coco.
Io no, io passo oltre: sono interista assoluto ma il sogno di uno scudetto che manca da 15 anni è in stand-by, ora vorrei soltanto essere il fisioterapista della Sharapova.


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  • 5 Commenti al post “Interisti con consecutio”

    1. carnefresca
      luglio 1st, 2004 20:09
      1

      pregherò il dio dei motori di ricerca affinchè porti il nostro moratti su queste parole, oltre che sul tuo blog. l’interismo è simile ad una religione guidata da un dio cattivo che provoca una serie immani di avversitĂ  per testare la nostra fede. un esercizio spirituale alimentato dalla speranza, e vessato dalle quote snai. non oso pensare al giorno, che per la legge dei grandi numeri che ha fatto azzeccare tutti i rigori all’olanda dovrĂ  toccare, e pure presto, le nostre sponde, in cui vinceremo lo scudetto e materazzi diverrĂ  un fanciullo dolce e buono.
      smetteremo allora noi, quel giorno di guardare i culi (tu, io guardo gli arbitri) adornati da aureola in un coro di stelle?
      amen.

    2. Proserpina
      luglio 1st, 2004 21:46
      2

      okkazzo! lo stesso intervendo che stava preparando QP per webgol! Rubata l’idea, la maledizione interista colpisce ancora…

    3. Antonio
      luglio 2nd, 2004 10:36
      3

      Miei famigli interisti se so’ comossi alle parole settoriche. E pensare che di solito guardano di sbieco e passano oltre con sguardo di augusta straffotenza qualsiasi cosa venga scritta da queste parti. Il cuore degli interisti è grande, ma anche stronzo.
      A proposito di maledizione, la triste parabola di Karagounis: annata da panchinaro interista che, come dice lo stesso Settore “all’Inter portava la retina con i palloni e in Nazionale firma una giornata storica”: grande europeo, inaspettata finale, doppia ammonizione, squalifica, e niente finale. Arrivai personio a dispiacermi per Nedved suqalificato per la finale Ciempions Lig, figuriamoci se non mi dispiace per Karagounis.

    4. jest
      luglio 3rd, 2004 21:12
      4

      chiederò ad anotoniosò di poter descrivere la triste parabola del popolo granata, simile a quello serbo. E che non si fa distrarre da chiappe aristocratiche :)

    5. Antonio
      luglio 5th, 2004 11:02
      5

      antoniosò vigorosamente fa di sì col capino!

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