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Post scritti nel giugno, 2004

16/06/2004

L’antimateria e il moviolone tricotico

di Antonio Sofi, alle 11:38

Un po’ di segnalazioni.
Primabase, mirifico blogger di fede granata, scrive un post sul cervello dell’attaccante che ha natura antimaterica. Con le sue parole (sante):

Van Nistelroy segna in girata il pareggio dell'Olanda contro la Germania

«E’ il lavoro del centravanti vero, artigiano. Che sgomita tutta la partita, si fa vedere e si nasconde, irrita, latita. Insomma fa l’uomo in meno e non è sempre tutta colpa sua. Ma il mestiere richiede concentrazione, riflessi, io direi soprattutto istinto, nell’attimo decisivo. […] Il cervello del centravanti è come la trasformazione dell’antimateria, un nulla che diventa opportunitĂ , un’ipotesi che si concretizza mentre uno stadio trattiene il respiro. […] Quel che conta, naturalmente, è scippare il tempo di una sua unitĂ , abbreviarlo, creare una impercettibile dimensione spazio temporale indipendente dall’universo. Se il tuono arriva dopo il fulmine il centravanti ha il compito di invertire quest’ordine.»

La BBC s’inventa un Virtual Replay in 3d grazie al quale rivedere tutti i gol degli Europei. Funziona bene, è veloce e gratis: Biscardi può mettere in pensione il supermoviolone. [via Giavasan]

Funziona bene, ma ha ancora qualche difetto. Per esempio non fa vedere bene i capeli dei giocatori: un tool che immagino aggiungeranno in seguito. Delle ossessioni scaramantico-tricotiche degli azzurri scrive Zoro, il mio blogger di riferimento per qualsiasi cosa raccontabile passi in televisione.

14/06/2004

Ray Charles Remembered

di Ernesto De Pascale, alle 21:10

[Un time-out immediato al tema sportivo – ci arriva questo bel ricordo di Ray Charles, a firma del grande Ernesto De Pascale, che ha la precedenza su tutto. Buona lettura. as]

Ray Charles“L’unico genio dello showbusiness” così Frank Sinatra definì Ray Charles. Aretha Franklin lo chiamava “the Right Reverend”. Quincy Jones aggiunse: “è stato l’uomo che ci ha aperto a ogni genere di musica” . Andandosene improvvisamente a 73 anni l’artista non vedente di Albany, Georgia, che nella sua biografia si definì “just a country boy”, ci ha mestamente ricordato quanto si debba a lui, alla sua qualitĂ  di interprete e autore, l’abbattimento di barriere musicali (o solo mentali) tra generi, che alcuni suoi successi trascinarono definitivamente giĂą.

Quando nel 1959 dopo sette anni alla Atlantic azzeccò “I got a Woman” e “What i’d say”, due perfetti blend di Ryhtm & Blues e Gospel, Ray era giĂ  un navigato artista, nato musicalmente a Seattle nei tardi anni quaranta, sull’onda di Nat King Cole e fattosi subito notare con il brano “Confessin’ the blues”, con una vena interpretativa non piĂą derivativa bensì fortemente originale e diretta. Nel tardo 1961, Charles passò alla ABC-Paramount e infilò una dietro l’altra “Georgia on my mind” e “Hit the road, Jack”. A quel punto Ray era un uomo che poteva ciò che voleva. Eppure, invece di vivere di rendita superò se stesso; traghettò il suo passato di cantante Rhythm & Blues per eccellenza attraverso un album che tutti dovrebbero avere “Genius + Soul = Jazz”, il disco che fece debuttare il neonato marchio “Impulse” verso l’inimmaginabile.

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12/06/2004

E sport sia

di Antonio Sofi, alle 12:09

pallone.jpgIo l’avevo buttata lì. Partendo da una sorta di esperimento di un blogger americano, i cui risultati facevano segnalare come sui temi sportivi la copertura della blogosfera fosse insufficiente (o comunque non proporzionale a quella dei media tradizionali), trovo una minima giustificazione per un mio vecchio pallino. Le reazioni sono state contrastanti e proprio per questo convincenti. Tra chi afferma che lo sport è letteralmente inenarrabile e chi lo considera campo privilegiato di narrazioni (giornalistiche e letterarie) c’è margine per divertirsi.
Insomma, approfittando anche del fatto che oggi si aprono gli Europei di Calcio 2004 in Portogallo (ore 18.00 Grecia-Portogallo), e, soprattutto, dell’assenza di Enrico, con un colpo di mano apro il nuovo tema “Sport“.

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11/06/2004

Porto Marghera, la fabbrica organica

di Enrico Bianda, alle 10:24

Porto Marghera, petrolchimico, 2003, foto di e.b.
Porto Marghera, petrolchimico, 2003, foto di e.b. - clicca per vederla piĂą grandePorto Marghera va vista dal mare. In barca, tra i canali che si insinuano tra le fabbriche, tra i tubi, tra i padiglioni.
E’ una fabbrica lucente, organica, nei movimenti, nella prospettiva; una scenografia di Giger, uno sfondo alla Böckiln. La luce acceca, pare un paesaggio naturale invece che uno sfregio alla comunitĂ . Il segno di un collasso, che resterĂ  per sempre nella memoria di chi ha vissuto – e soprattutto lavorato – in questa cittĂ .
Il petrolchimico di Porto Marghera è la storia di un doppio tradimento, la sintesi di tutto quello che ha potuto significare la storia travagliata del rapporto tra sogno industriale e societĂ  italiana: un tradimento al desiderio, al miraggio del processo di modernizzazione e industrializzazione di un paese, e il tradimento alla comunitĂ , rimasta senza un tessuto produttivo capace di reggere la trasformazione, ma lasciata soprattutto con l’ereditĂ  tumorale del cloruro di vinile monomero.

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10/06/2004

Dieta Blog, ma senza sport

di Antonio Sofi, alle 09:48

bilancia.jpgRiprendo la notizia da Carlo/Ubik.
Steve Rubel, PR e blogger, s’inventa un esperimento interessante, anche se poco scientifico. Per una settimana conduce una dieta informativa unicamente basata sui blog. Quello che scopre non è così rivoluzionario (qui un’analisi di Steve Outing): l’informazione che passa attraverso la blogosfera copre abbastanza bene le hard news, che rimbalzano molto velocemente sui blog, ma, data le sue caratteristiche di approfondimento e di riflessione, difficilmente disegna un panorama completo ed esaustivo. Ritorniamo al discorso della complementaritĂ  tra blogosfera e big media. I blog non esisterebbero (e forse non avrebbero senso) senza i big media (lo diceva anche Antonio Montanaro un paio di giorni fa a Napoli).
Una della considerazioni di Rubel mi pare interessante: la blogosfera produce una differente copertura informativa tematica: forte sulle hard news di carattere nazionale, e sullo spettacolo, scarsa sull’economia e soprattutto sullo sport.
Anche la blogosfera italiana non mi sembra faccia eccezione. Eppure abbiamo tre quotidiani sportivi e milioni di appassionati. Questione di spocchia, di sottovalutazione del tema, di giĂ  sovrabbondante produzione informativa di altri mezzi? O di cosa?

09/06/2004

Blog a tre dimensioni

di Antonio Sofi, alle 12:19

Filmato 3d, Grand Harbour, Malta, di emmegi - clicca per vedere il filmato - 3 megaFilmato 3D del Grand Harbour di Malta, di emmegi.

Clicca sull’immagine per vederlo a qualitĂ  alta (mpg, 3 mega ca., 18 secondi)

Filmato 3d di Malta, di emmegi
Filmato qualitĂ  alta

[Se invece hai problemi di connessione, c’è anche una versione light, in flash (260 kb, 18 secondi), ma la qualitĂ  è molto scarsa]

Se ogni tanto non proviamo a sperimentare qualcosa di nuovo, non ci si diverte.

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07/06/2004

Criteri di notiziabilitĂ  blog

di Antonio Sofi, alle 16:57

Partendo dal post di cui sotto e prendendo spunto da alcuni degli interessanti commenti in calce sul problema della notiziabilitĂ  blog, riporto alcune altre cose della mia relazione al convegno su Culture Digitali.

Nota bene: considero queste note come nient’altro che appunti intorno a idee sulle quali sto ragionando da un po’ di tempo, tutt’altro che definitive, e sulle quali – soprattutto – mi piace discutere. Il blog è anche questo; e il miglior modo per dirlo sono le parole di Loic Le Meur “Traditional media send messages, blogs start discussions”. Ricevere commenti e precisazioni, oltre ad essere cosa estremamente apprezzata da queste parti, è anche un modo efficacissimo per migliorare collaborativamente la discussione su questi argomenti, e capire su quali punti sia necessario continuare a riflettere. Quindi ringrazio anticipatamente chi se ne prendesse la briga: innanzitutto di leggere e poi di commentare.

Altro che Davide vs Golia.
keyboard2.jpgIl problema dei criteri di notiziabilitĂ  dei blog è anche un problema di cambiamento di prospettiva. La contrapposizione tra mondo blog e mondo del giornalismo tradizionale è ormai del tutto oziosa. Oziosa perchè l’idea che si stia ragionando di due moloch statici che si confrontano (o, meglio, di un combattimento stile Davide vs Golia) non permette di leggere correttamente i cambiamenti e le dinamiche evolutive dell’ecosistema informativo nel suo complesso, o del piĂą ristretto “campo giornalistico” (e il concetto di “campo”, da Bordieu in poi, permette meglio di riflettere su dinamiche complesse quale quelle cui ci troviamo di fronte).

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05/06/2004

Sui blog non c’è la notizia. Meglio così.

di Antonio Sofi, alle 19:32

Culture DigitaliDi ritorno da Napoli, e dal convegno sui Culture Digitali: i weblog e la nuova sfera pubblica. Un bel manipolo di bloggers e non, una compagnia memorabile condita da multilinguismo spinto (ad un certo punto della cena mi è parso distintamente di sentire Beppe Caravita – che se ci avessi pensato prima avrei preso residenza nella circoscrizione nord-ovest pur di votarlo alle prossime europee – costruire una frase di senso compiuto usando contemporaneamente il milanese, il francese, l’inglese, con chiose finali in napoletano), gran scattar di foto (ancora mi stupisco della fantasmatica capienza della scheda della digitale di Gaspar, infinita come la borsa di Mary Poppins), ottimo cibo, belle chiacchiere, un bel ruminar di pensieri, durante, in mezzo e dopo il convegno. Come si dice da quelle parti, nu babbĂ .
Se siete masochisti e avete voglia di perdere un po’ di tempo, l’intera giornata dovrebbe essere stata registrata in video, e dovreste poterla vedere in due parti qui. Dico dovreste perchè io (per ora) non ci sono riuscito. Sulle cose dette (ma anche sul resto), il tempo di riprendere in mano gli appunti e rimettere in sesto i ricordi e qualcosa verrĂ  fuori, che di cose interessanti ne sono state dette. Intanto, per coloro cui avessero briciole di masochismo inevaso, piĂą giĂą un mio pezzo uscito sabato 29 Maggio su L’Articolo, nuovo quotidiano campano con ottime referenze in quanto a redattori, che ho in parte ripreso durante il mio intervento. Volendo c’è anche il pdf (72 kb ca).

Sui blog non c’è la notizia. Meglio così.

Spesso, nei blog, è difficile trovare qualcosa che si avvicini a ciò che tradizionalmente si definisce come notizia giornalistica.

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03/06/2004

Una volta l’ho visto, un linciaggio

di Webgol, alle 00:02

landsdale.jpgSempre riguardo all’in-vedibile delle torture, e all’incredibile mostra/libro fotografico sui linciaggi degli inizi del secolo in alcuni stati americani, Without Sanctuary (da vedere, anche se con le dita davanti agli occhi).
Luca Conti, traduttore di Lansdale, Crumley e Leonard per Einaudi, di Write Morris per Giano, nonchè apprezzato critico musicale di Musica Jazz, anch’egli amico e lettore di questo modesto blogghino, ci invia, bontĂ  sua, un pezzettino sul tema tratto da La sottile linea scura, l’ultimo romanzo di Lansdale del quale ha curato la traduzione. Il pezzo è meraviglioso, e cortocircuita in modo commovente con il materiale fotografico di cui sopra. Buona lettura. as

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02/06/2004

I nostri cani neri

di Dante Trojan, alle 20:29

[Come usa dirsi in questi casi, riceviamo e pubblichiamo con piacere una riflessione (stimolata da questo post di Enrico sull’in-vedibile delle torture) di Dante Trojan, medico psichiatra in quel di Ginevra e amico storico di webgol. Tra l’altro, sull’argomento, al piĂą presto una piccola-grande sorpresa. as]

La copertina di Black Dogs di Ian McEwanDavanti all’orrore delle fotografie di torture nelle prigioni irachene c’è chi si chiede perché. Perché fotografare l’orrore, oppure perché l’orrore esiste? O ancora perché scattare tali istantanee?
La questione è complessa, bisognerebbe prima di tutto porre il quesito fondamentale: che cosa spinge l’uomo (homo sapiens sapiens) a commettere tali atrocità. Nessuna risposta esauriente è possibile, e prima di cercarne qualche possibile traccia bisogna riporre i sentimenti in un angolino per riacquistare un briciolo di logica e non essere sopraffatti dalle emozioni.

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02/06/2004

Tallin, la lingua che non c’è

di Antonio Sofi, alle 00:08

Lasnamac, Tallin, Novembre 2003, foto di Antonio Sofi - clicca per andare alla galleriaTallin, Estonia. Domenica mattina. Freddo, fa freddo. L’aria intorno è limpida e densa. Un velo di colore. Un celeste color ghiaccio che si fa trasparente sotto un sole smorto, sotto un vento gelido che pulisce il panorama, lo rende netto nei contorni.
Nel centro di Tallin incontriamo Serghei, giovane giornalista che lavora per un quotidiano russo. Ci porterĂ  a Lasnamac, quartiere periferico a pochi minuti di autobus, una schiera innevata di casermoni popolari dell’epoca sovietica, così diverso dal centro-bomboniera odoroso di profumi barocchi. E’ ancora Tallin, e non lo è giĂ  piĂą.

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01/06/2004

L’in-vedibile delle torture

di Enrico Bianda, alle 00:03

Spectators at the lynching of Jesse Washington,
one man raised for a better view. 1916, Waco, Texas.

Spectators at the lynching of Jesse Washington, one man raised for a better view. May 16, 1916, Waco, Texas. From www.musarium.com/withoutsanctuaryC’è una canzone di Billie Holiday, Strange Fruit, forse La canzone di Billie Holiday, insieme a tutte le versioni di Motherless Child, che parla di corpi di uomini neri che pendono, mossi dal vento, come strani frutti, dagli alberi del Sud.
In questa canzone vediamo, letteralmente vediamo, il corpo di un uomo che resta rigido, a pochi metri da terra, è il corpo di un uomo di colore, i vestiti stracciati, la pelle straziata, sporca di pece o di grasso. Questo corpo pende da un ramo, da un pilone di un ponte, da un lampione in una cittadina del Sud degli USA, forse Georgia, Kentucky, o un altro qualsiasi stato di questo paese. Siamo intorno ai primi decenni del 900. Era abbastanza diffusa la pratica del linciaggio. Giustizia sommaria, popolare, spesso a pochi metri da un carcere e da un patibolo ufficiale.

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