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25/06/2004

Il codice smarrito delle arti marziali

di Emmegi, alle 17:50

[Martial Art Spirit, un koan 3d.
clicca sull’immagine – 2,8 mega ca, 15 sec]

Martial Ar Spirit, filmato 3d di emmegi - clicca per vedereJames era diventato famoso per il suo Yoko Geri, chi lo aveva visto all’opera lo descriveva come un calcio fulminante e potentissimo, un vero e proprio colpo definitivo capace di cambiare la sorte del combattimento (kumite).
Sapevo che prima o poi avrei visto arrivare il piede di James e sapevo che quel piede mi avrebbe messo in seria difficoltà. Ci avevo pensato dall’inizio dell’incontro ma quando lo Yoko Geri arrivò non riuscìi a fare molto per impedire che mi si conficcasse sul fianco destro. Immediatamente dopo James chiuse la distanza e mi proiettò a terra con un perfetto kosoto gake rivisitato alla statunitense (ovvero terribilmente doloroso).

Per mia fortuna James si portava sempre dietro un unguento, un intruglio, che aveva effetti “miracolosi” per curare le conseguenze del suo calcio. Negli spogliatoi James ficcò un dito nel vasetto dell’unguento, tirò fuori un bel po’ di quella poltiglia puzzolente e la spalmò sul mio fianco malconcio. Grazie a quella medicina fatta in casa riuscii ad andare alla cena di benvenuto organizzata dal mio Maestro per accogliere gli amici americani.

Gli americani rimasero al dojio per una settimana, James mi insegnò con pazienza infinita i segreti del suo Yoko Geri, capii che quel calcio era il frutto di una ricerca che sfiorava la scientificità, una ricerca che prendeva in considerazione la tradizione marziale, gli studi sulla muscolatura, sulla respirazione, ecc. Un vero capolavoro.

James era un economista, per conoscere altri modi di vedere il mondo aveva lavorato in Giappone, in India, in Tibet. A trentaquattro anni aveva deciso di tornare a New York e mettere la testa a posto. Lavorava per una societĂ  di consulenza e tutte le mattine alle 8:20 era in ufficio: entrando a lavoro presto poteva uscire prima e andarsi ad allenare al dojio.
Lavorava in una delle due Torri Gemelle.

Molto tempo fa, in uno sperduto monastero arroccato sulle montagne del Giappone. Un giovane monaco Zen chiese ad un Maestro nell’arte del bushido (via del guerriero) fermatosi al monastero per meditare e scrivere un codice d’onore dei guerrieri di spiegargli la ragione per cui un samurai come lui, abituato a combattere e uccidere, aveva deciso di fermarsi in un luogo di preghiera, pace e meditazione. La leggenda narra che il Maestro si alzò dalla posizione della meditazione, si guardò intorno, ed indicò due gatti che si stavano azzuffando per la conquista del territorio. “Quelli potrebbero essere due samurai” – disse il Maestro – “come i samurai sono abituati a combattere, la loro vita è uno scontro continuo, come i samurai anche quei gatti hanno scelto di vedere il loro avversario negli occhi, hanno deciso di affrontarlo faccia a faccia. Io sono qui per scrivere un codice che regoli il combattimento tra samurai, che obblighi i guerrieri a guardarsi negli occhi, che punisca con l’onta del disonore chi colpisce alle spalle. Queste sono le arti marziali, sono la via che ci insegna a combattere, ad affrontare l’avversario che ci sta di fronte e che sta dentro di noi.”

Quando praticavo ancora il Karate, e quest’arte occupava un posto importante nella mia esistenza, mi feci trascinare nella disputa che da sempre divide in due il mondo delle arti marziali.
Da una parte c’è chi ritiene che le arti marziali trovino la loro ragion d’essere nell’espressione sportiva e accettano senza problemi di trasformarle in “sport da combattimento” da praticare in luoghi chiamati palestre.
Dall’altra parte uno sparuto gruppo di sognatori inorridisce ogni volta che sente parlare di “sport da combattimento” e si incavola come una bestia quando sente parlare di palestra e non di dojio.
Quella tra queste due correnti di pensiero è una querelle che dura da almeno quarant’anni, da quando cioè gli occidentali, i giapponesi, i tailandesi ed i coreani hanno capito che potevano far soldi con il Karate, il Judo, il Ju Jitsu, il Kendo, l’Aikido, la Muai Thai ecc.

Oggi che le arti marziali significano ben poco per me e vedo dall’esterno quella disputa, mi sembra che il codice del samurai non sia servito a niente. In fondo i primi a violarlo e a buttarlo al macero furono proprio i giapponesi che lo avevano inventato. Questa è un’epoca in cui è normale colpire alle spalle, è normale perché è facile e si può scappare senza che il tuo avversario possa guardarti negli occhi prima di morire.

Credo che le arti marziali siano quasi estinte, questo è il tempo per gli sport da combattimento, le tutine colorate, i muscoli scolpiti e pompati, i tatuaggi aggressivi, i pugni e i calcioni, le facce da cattivi e da cattive, i soldi che girano vorticosamente, i ring, le palestre e i furbacchioni.

Sinestesie
Filmato 3d: Martial Art Spirit – un breve koan in 3d [mpeg, 2,8 mega ca, 15 secondi]


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  • 6 Commenti al post “Il codice smarrito delle arti marziali”

    1. reginadelsole
      giugno 26th, 2004 11:08
      1

      Lo sport da combattimento, credere che il nemico sia fuori è il principio di ogni guerra e la fine di ogni arte, anche marziale….del resto esiste una categoria di marzialisti romantici, che credono di spostare montagne con la forza della mente, miti alla Mai Pei di Tarantino, sogni di colpi mirabolanti al nemico da sferrare mentre ti prepari tranquillo il caffè..pettegolezzi da dojo, sogni esotici di occidentali infanti…allora preferisco lo sport da combattimento, limitato ma piĂš onesto

    2. carnefresca
      giugno 26th, 2004 19:53
      2

      ho visto il filmato, è un concetto. quella è l’uniforme del kendo, quell’architrave che sta dietro il samurai è un mon, una porta sacra attraverso la quale si arriva agli dei.
      sarebbe a dire che si muore.
      la farfalla è un concetto zen.
      io ho interpretato che dalla farfalla prende il movimento. la leggerezza del colpo. preciso come il battito d’ali di un insetto. cioè, con la stessa naturalezza. la farfalla gli passa davanti e a lui si illumina il kiai. il plesso solare. vuol dire che ha capito. simula il colpo ed è illuminato.
      il colpo è perfetto.
      grazie alla farfalla.
      non so se ho capito, ma so che è bellissimo.
      :-)

    3. ice-d
      luglio 1st, 2004 09:09
      3

      Ho praticato karate per anni. Prima di cominciare a praticarlo, su consiglio di un amico, ho letto “Lo Zen e la via del Karate”. Un libro illunuminante. Quando ho cominciato eravamo in 30 e piu’ allievi. Qualche anno dopo, all’esame per la cintura nera, solo in 4. Chi vuol tirare pugni e calci si stanca subito. Chi vuole imparare qualcosa persiste e cresce sia moralmente che fisicamente. Dopo qualche tempo, si acquista una maturitĂ  tale che si capisce che non serve tirare calci e pugni per essere piĂš forti. Si capisce che la miglior vittoria in una battaglia, è quella che si è vinta senza combattere. L’essenza del shotokan è la vittoria con un solo colpo. Ma non è detto che il colpo sia un calcio o un pugno.

    4. emmegi
      luglio 5th, 2004 09:27
      4

      Per un paio di settimane ho deciso di non rispondere al commento di reginadelsole, non lo ritenevo necessario, poi ho cambiato idea perché c’è una cosa nel commento che mi provoca l’orticaria. Se si legge con un minimo di attenzione si scoprirà che io non parlo di nemico ma di avversario, tra nemico e avversario c’è una bella differenza che sfortunatamente poche persone riescono a capire. Condivido invece il discorso sulla tendenza a vedere il nemico sempre e solo fuori di noi, ma quella sul nemico è un’altra storia, estranea a quanto ho scritto e intendevo scrivere, mi sembra invece ingenuo attribuire a questa tendenza la causa dei conflitti, questi si scatenano su substrati di interessi economici contrapposti, le altre motivazioni sono pretesti da dare in pasto a chi si dovrà fare ammazzare e dovrà ammazzare. Condivido anche il discorso sulle leggende e i pettegolezzi da dojio, i colpi mirabolanti, i salti mortali a 50 metri di altezza, ecc. ecc. Condivido perché ritengo che non appartengano alle arti marziali ma alla fuffa marziale, ai furbacchioni, e ai sogni dei ragazzini di ogni età. Glisso invece sulla onestà degli sport da combattimento ma invito chi legge a guardare un nuovo “bel” programmino su Italia 1, si chiama Real Fighter, ci sono esponenti degli sport da combattimento che frantumano muri con la testa e i calci e si “pseudo inchiappettano” con mosse simil Judo. Il programma è presentato da Ascanio Pacelli (noto al grande pubblico come partecipante al Grande Fratello) credo che il bel programmino Mediaset confermi proprio che questo è il tempo per gli sport da combattimento, le tutine colorate, i muscoli scolpiti e pompati, i tatuaggi aggressivi, i pugni e i calcioni, le facce da cattivi e da cattive, i soldi che girano vorticosamente, i ring, le palestre e i furbacchioni. Per concluder mi riprometto di regalare (appena mi sarà possibile) a reginadelsole una bella maglietta con dedica del mio amico Marco Ruas noto free fighter brasiliano degli anni ‘90.

    5. alex
      febbraio 17th, 2009 14:15
      5

      lo spirito non si estingue … i miti lo tramandano e i sogni lo tengono vivo.

    6. Andrea
      settembre 12th, 2009 13:53
      6

      spetta a noi scegliere a che realta’ appartenere. Le arti marziali tradizionali non si sono estinte, bisogna saper cercare e seguire cio’ che si vuole realmente apprendere.
      (ottimo blog)
      Un saluto
      Andrea

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