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23/06/2004

Un blog per Gaucci (in risposta a Carlo Annese)

di Antonio Sofi, alle 09:52

Caro Carlo,

ti avevo coinvolto un po’ biecamente in una serie di riflessioni riguardo al tema “sport, informazione e blog” che abbiamo da poco iniziato a declinare su Webgol.
Cos’era successo? Avevo letto una cosa che mi aveva colpito.
antipasti.gifUn blogger americano, Steve Rubel, aveva provato a stare per una settimana a “dieta informativa” di big media. Niente televisione, giornali, radio: solo blog. I risultati, tu li riporti, non erano particolarmente sconvolgenti, seppur condivisibili. I blog non forniscono una copertura esaustiva delle news, ma si configurano come un buon punto d’ingresso all’ecosistema informativo, utilizzando criteri di selezione (si potrebbe dire di notiziabilità) in parte coincidenti, in parte dissonanti da quelli tradizionali.

In fondo la metafora della dieta regge: cibarsi solo dell’informazione blog è come mangiare solo granaglie (mi scusino i macrobiotici), ed è consigliabile completare la dieta blog con una maggiore varietà informativa.
O ancora, rimanendo nel culinario, e riprendendo il concetto di “entry point into the news space“, il blog è, spesso, uno “starter”, un antipasto. Che non riempe del tutto la pancia.

Comunque. Cosa mi aveva colpito di quell’esperimento? Un piccolo distinguo. Rubel ha rilevato come la copertura blog fosse ottima e abbondante sulle hard news politiche, sulla cultura, sullo spettacolo, ma deficitaria, per esempio, sullo sport.

Eppure, in America così come in Italia, non si può certo dire che lo sport sia un tema poco trattato dai media! In Italia poi! Tre quotidiani nazionali tematici, partite in tv, i talk show, le radio locali, e così via.
Come mai i blog non se ne interessavano? Al di là di sensazioni soggettive, solo allora ho notato, per esempio, che neanche il Blog Aggregator di Giuseppe Granieri aveva la categoria “sport”. E non per una dimenticanza di Giuseppe, ma perchè, oggettivamente, sarebbe rimasto un tema non utilizzato. (Ma ora, nel nuovo The Filter in beta test, c’è – e speriamo che sia un buon segnale: talvolta la mera possibilità genera bisogni).
Insomma chiedevo aiuto a te nell’incapacità di darmi una risposta sensata, che andasse al di là di mere supposizioni.

Perdonami questa lunga premessa ma mi serviva per riorganizzare le idee.

Quello che tu scrivi mi ha molto colpito. La tua riflessione merita una attenta lettura, e la consiglio vivamente ai pochi matti che ci stanno leggendo, perchè dà risposta a molte delle domande che ci stiamo, più o meno consapevolemente, facendo in questi giorni.

Per esempio. Riporto alcune tue parole, che danno voce alle mie supposizioni più pessimistiche:

Temo che oggi lo sport abbia perso molto della dimensione “umana” a cui tu vuoi rimanere legato, ma sia ormai in prevalenza il frutto di un immenso mercato. Intendendo con questa parola il business, gli sponsor, i procuratori, il mercato dei corpi e dei risultati. Il destino, spesso, si decide in laboratori, scientifici ma anche di soluzioni marketing, nei quali c’è ben poco di eroico e gli atleti sono spesso scelti per fotogenicità o disponibilità ad accettare qualsiasi trattamento pur di raggiungere notorietà e ricchezza. Perfino la tua “palla che rotola” cambia continuamente forme, materiali, a volte dimensioni, risultando a volte intrattabile, come dire: poco rotolabile.

Penso: sacrosanto.
Eppure mi chiedo: cosa interessa di più al singolo appassionato di sport, all’avventore da bar che tu evochi, ai milioni di tifosi delle varie discipline, al ragioniere di Pescasseroli o allo studente di Pizzo Calabro, versioni sportive della mitologica casalinga di Voghera?
Le mille pubblicità di Totti, le bizze di Vieri, le mutande firmate, le polemiche e i supermovioloni, o lo sport giocato?
Me lo chiedo. Lo sport che dà emozioni, giocato all’interno delle regole e di uno sano spirito di competizione (senza isterismi machisti a là Fallaci, come giustamente dici tu).

Talvolta, sempre più raramente in effetti, si fa rivedere quell’eroismo leale, piccole grandi storie di epica sportiva: forse eccezioni che confermano le regole. Il punto è che il vero appassionato, quando la palla rotola veramente, se ne accorge, eccome. E gli piace, non c’è sponsor che tenga.
E non solo la guarda: ma ne cerca anche una adeguata copertura informativa. Oserei dire: narrativa. Che vada oltre il tabellino e la cronaca della partita, che quella ha avuto occhi (e competenza) per guardarsela da sè. Spesso non la trova e si assuefà ad altro: ma non è colpa sua.
Eppure capire cosa interessa al ragioniere di Pescasseroli non è cosa semplice.

Una risposta, apparentemente sconfortante, la dai tu quando scrivi che la Gazzetta dello Sport, quotidiano per il quale lavori, non ha guadagnato una copia da quando, con ottimi risultati (è il mio parere), ha intrapreso una strada “narrativa”. Meno tabellini e cronaca, più storie: storie di sport, piccole e grandi, e proprio come le intendevo io, che anche alla terzultima pagina della Rosea facevo riferimento.
Non ha guadagnato neanche una copia, scrivi. Nè modificato la considerazione generale del pubblico. (Ma su quest’ultima cosa non sarei così sicuro).
Ma queste, caro Carlo, non sono e non possono essere operazioni di marketing.
Ma operazioni culturali, spesso dai tempi lunghi. Che possono stimolare un diverso approccio allo sport, ma che non possono dare effetti immediati o tangibili, a mo’ di gadget o di donnina nuda in copertina.
Io, per dire, è la prima cosa che ho pensato, festeggiarei più che altro il fatto che nemmeno una copia sia andata persa!
E’ il segnale che la strada è quella giusta, fatta la tara della difficoltà e delle resistenze del contesto.

Infine, lasciami dire che condivido le tipologie di blog sportivi che individui (giornalistici, d’appartenenza, opinione condivisa), nonchè la possibilità, grazie alla flessibilità e alla capacità dei blog di diventare un luogo di “comunicazione passionale”, inteso come luogo in cui scrivere delle proprie passioni, seppure di nicchia.
Scrivi poi:

Gaucci

Credo che manchi un quarto tipo di blog, che potrebbe proprio espressione di un sito-giornale come quello della Gazzetta: un sito di supporto. Con questo, intendo sia un blog tenuto da una o più firme di riferimento del quotidiano, sia (soprattutto) i blog a cura di campioni sportivi. In entrambi i casi, si potrebbe ottenere un rapporto molto più diretto, controllato e utile con i lettori-utenti di quanto non riescano a garantire i forum, che peraltro sono stati notevolmente ridotti negli ultimi tempi. Durante un’Olimpiade, ad esempio, credo che il blog possa essere una forma di comunicazione privilegiata tra gli sportivi e tifosi o i semplici appassionati.

Te lo dico subito. E’ una grande idea. I forum non fanno per la Gazzetta, l’ho sempre pensato. Si riproduce l’effetto bar e si perde la forte personalizzazione delle firme del quotidiano. I lettori della Gazzetta (anche i meno “sgamati”, fidati) hanno spesso un forte rapporto fiduciario con i singoli giornalisti, li seguono tra le pagine con affetto e costanza. Vedrei bene anche dei blog divisi per disciplina e affidati a campioni e/o esperti. Se la Gazzetta apre un suo spazio blog, io scommetto sul loro successo, per quello che può valere.

E, visto che me lo chiedi, caro Carlo, ti rispondo: un blog datelo anche a Gaucci.
Se si riesce a fargliene capire il senso, secondo me accetta.
Ci sarà da divertirsi.

con affetto,
a.


  • Vo’ dove mi pare
  • Un altro uso è possibile
  • Campi di gravità e passi in avanti
  • Blog a cinque stelle

  • 8 Commenti al post “Un blog per Gaucci (in risposta a Carlo Annese)”

    1. Michele Marziani
      giugno 23rd, 2004 12:07
      1

      Credo di essere la prova provata: ho letto tutto il post fino in fondo, ma non so proprio chi sia Gaucci…;-)

    2. Effe
      giugno 23rd, 2004 13:51
      2

      il noto stilista, no?

    3. floria/lorenza
      giugno 23rd, 2004 18:52
      3

      ma non esiste solo lo “sport-business”. Esiste anche lo sport degli appassionati, delle serie minori, delle discipline meno pubblicizzate, dei ragazzini, le tante realta’ dello sport di provincia, alcune molto belle, altre che scimmiottano i “fratelli maggiori”… Anche di queste realta’ marginali i blog possono occuparsi (per ora se ne occupano le pagine di cronaca locale) appunto in modo “narrativo”, laterale, con lo stile, per intendersi,delle “Storie dell’Altro Mondo” di Zucconi. Ragiono piu’ da letterata, ovviamente, che da un punto di vista “giornalistico”. Eppure… perche’ no?
      P.S. Non conoscete Gaucci? Non conoscete un pezzo di Italia! Mi prenoto fin d’ora come fedele lettrice del suo eventuale blog

    4. jest
      giugno 24th, 2004 01:11
      4

      a me la Gazzetta sembra molto migliorata. E ha bisogno di vendere di più? Sul serio?

    5. polenta
      giugno 24th, 2004 01:12
      5

      “Ma operazioni culturali, spesso dai tempi lunghi. ”
      Manitù ti benedica e ti conservi Antonio Sofi, e nel frattempo scartavetri le pupille a quelli che sono incastonati nella logica del “se non succede oggi non succederà mai più” come gli intarsi di madreperla sulle antine delle credenze.

    6. antonio
      giugno 25th, 2004 18:45
      6

      anche a me sembra molto migliorata. e anche a me piacciono le storie minime, di uno sport non (o meno) corrotto. (tra l’altro ho tra le mani un piccolo gioiello di questo tipo del nostro Mauro “polenta”: lo metterò al più presto). Gaucci poi, Michele!: diciamo che spero lo conoscerai attraverso il suo blog. ;)
      grazie per queste confortanti condivisioni :)

    7. antonellina
      giugno 26th, 2004 20:42
      7

      ciao! volevo solo dirti che ieri mi sono diplomata e che la parte sui weblog ha riscosso troppo successo tra i proff :)
      è piaciuta tanto anche la descrizione abbastanza improvvisata di una pagina di blog…webgol appunto! grazie tantissimissimo dell’aiuto!
      ciao ciao
      antonellina

    8. Jane
      febbraio 15th, 2006 22:59
      8

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