30/06/2004
Fabrizio M.
di Mauro Gasparini, alle 11:04
Che oggi lavora come giornalista sportivo in un quotidiano locale. Storia vera.
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Era maggio. Fabrizio M. aveva ventitré anni e la squadra che allenava stava per disputare (in casa) la finale di un torneo non ufficiale organizzato nell’ambito dei festeggiamenti per i sette secoli della frazione di Paù, una pieve menzionata per ben due volte in atti ufficiali della Repubblica Serenissima.
Come molti altri piccoli centri Paù si era trasformato in un quartiere dormitorio per un migliaio di persone che calcisticamente professavano fedi più elevate, cosicché solo grazie alla passione di pochi artigiani del paese si era riusciti a costituire un’associazione sportiva che si occupava esclusivamente delle giovanili: in tutto tre squadre. Gli allievi rappresentavano il punto d’arrivo di qualunque carriera calcistica a Paù, poi o si smetteva o ci si trovava una squadra altrove.
L’occasione della finale era per quasi tutti i giocatori in campo l’ultima e la più ambita: non solo per la finale, ma per la finale in casa propria davanti ad almeno un centinaio di persone; probabilmente più della somma di tutte quelle che avevano avuto come spettatori durante i sette anni della loro militanza Pauellese.





Un blogger americano,
Non ho ancora spiegato a mia figlia che l’Inter è squadra femmina, anche perché la sua passione nerazzurra mi preoccupa, soprattutto per il disincanto che le procura. Ma io non avevo fatto nulla per educarla bene, trascinandola per un lungomare toscano con addosso una maglia granata taglia baby, a celebrazione dell’ultima coppa Italia.
Scrive
Come promesso, metto on line il
Beh, il
Potrebbe cominciare in questo modo: batt.fuc.mont.62.


