12/05/2004
Luoghi, mondo, città
di Enrico Bianda, alle 09:33
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Prendo spunto da una serie di articoli che mi hanno aiutato a ricontestualizzare il lavoro sul viaggio di cui abbiamo ampiamente parlato in questi giorni. Per ordine segnalerei un gustoso pezzo di Giuseppe Scaraffia sul Sole-24 Ore di domenica, in cui viene segnalata l’uscita di un saggio a questo punto impedibile: si tratta del volume “Climi bollenti. Viaggi e sesso dai giorni del Grand Tour” di Ian Littlewood, autore inglese che pare essersi occupato a lungo di viaggi e viaggiatori. La questione centrale del saggio, che è un’indagine pruriginosa e sapiente nei meandri della voluttà da viaggio, è la spinta extra-colta che avrebbe mosso molti grandi viaggiatori dell’epopea del viaggio di conoscenza e autodeterminazione. Stiamo parlando, signori, di Byron, Gide, Maupassant, Verlaine, Rousseau, Wilde e altri che se ne andavano per il Mediterraneo speranzosi di fare incontri interessanti, con giovani prostitute, cortigiane, ingenue ragazze dei paesi che incontravano, dalla Francia del Sud fino all’Abissinia.
Irresistibili i racconti della carrozza di Byron, corredata, o meglio accessoriata con sedili trasformabili in lettino, pronto per le acrobazie sessuali del poeta, che mentre saltellava tra una tomba e una lapide del cimitero ebraico del Lido di Venezia, evidentemente pensava anche a come passare la serata appena vergati i versi di un’opera memorabile.



Oltre le scuse 



