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Post scritti nel maggio, 2004

12/05/2004

Luoghi, mondo, cittĂ 

di Enrico Bianda, alle 09:33

koolhaas.jpg Prendo spunto da una serie di articoli che mi hanno aiutato a ricontestualizzare il lavoro sul viaggio di cui abbiamo ampiamente parlato in questi giorni. Per ordine segnalerei un gustoso pezzo di Giuseppe Scaraffia sul Sole-24 Ore di domenica, in cui viene segnalata l’uscita di un saggio a questo punto impedibile: si tratta del volume “Climi bollenti. Viaggi e sesso dai giorni del Grand Tour” di Ian Littlewood, autore inglese che pare essersi occupato a lungo di viaggi e viaggiatori. La questione centrale del saggio, che è un’indagine pruriginosa e sapiente nei meandri della voluttà da viaggio, è la spinta extra-colta che avrebbe mosso molti grandi viaggiatori dell’epopea del viaggio di conoscenza e autodeterminazione. Stiamo parlando, signori, di Byron, Gide, Maupassant, Verlaine, Rousseau, Wilde e altri che se ne andavano per il Mediterraneo speranzosi di fare incontri interessanti, con giovani prostitute, cortigiane, ingenue ragazze dei paesi che incontravano, dalla Francia del Sud fino all’Abissinia.
Irresistibili i racconti della carrozza di Byron, corredata, o meglio accessoriata con sedili trasformabili in lettino, pronto per le acrobazie sessuali del poeta, che mentre saltellava tra una tomba e una lapide del cimitero ebraico del Lido di Venezia, evidentemente pensava anche a come passare la serata appena vergati i versi di un’opera memorabile.

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09/05/2004

Tutto il mondo è in un metro quadrato?

di Antonio Sofi, alle 13:21

A proposito di viaggi, e di luoghi, come letture della domenica (che si suppone sempre essere giornata libera, che quasi mai lo è, ma almeno ci si illude):

– Su Il Foglio di Venerdì 7 Maggio, un bell’articolo di Stefano Pistolini sul “distretto industriale” del porno a Los Angeles, Usa. Su Il Foglio, in pdf, previa iscrizione.

– Su D – La Repubblica delle Donne di ieri 8 Maggio (non ancora on line), Gabriele Romagnoli racconta, in un articolo intitolato “Qualcosa di verde” delle differenze cromatiche nel mediooriente. Quando i colori identificano una comunitĂ , e una religione.

– Su Il Foglio di ieri Sabato 8 Maggio (on line, previa iscrizione), una paginata di Camillo Langone (di cui scrive anche Nicola), su “Cosa si perde il cosmopolita”. Vi si sostiene che il turismo distrugga non solo il luogo d’arrivo ma anche il luogo di partenza.

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07/05/2004

Il viaggio, le fiabe, le opinioni pubbliche

di Antonio Sofi, alle 22:36

Il blog del corso Nuove forme dell'opinione pubblica Un mese fa abbiamo aperto su webgol il blog del corso di “Nuove forme dell’opinione pubblica”, tenuto da Enrico Bianda all’interno del corso di laurea in Media e Giornalismo dell’UniversitĂ  di Firenze.
Gli intenti erano, inizialmente, indefiniti e insieme chiarissimi.
Volevamo aprire ad una qualche visibilitĂ  pubblica uno spazio storicamente chiuso e impenetrabile come quello di un corso accademico. Aprire uno spazio pubblico (un blog, a tutti gli effetti – anche – un luogo di costruzione dell’opinione pubblica, o delle opinioni pubbliche) dove il lavoro fatto in aula, dal docente e dagli studenti, potesse lasciare una qualche traccia anche al di fuori dei limiti spazio temporali di un corso accademico.
Si può dire che l’obiettivo minimo di far entrare un po’ di aria fresca nelle polverose aule universitarie, lasciando uscire, senza peraltro particolari pretese, parte della conoscenza prodotta all’interno dell’universitĂ , aprendosi al confronto e allo sguardo altrui, sia stato raggiunto.

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06/05/2004

Internet cerca il suo Kennedy

di Antonio Sofi, alle 23:35

il dibattito Kennedy vs Nixon del 1960Non saprei ben dire perchè, ma mi sono accorto di tendere a rifuggire dallo scrivere su webgol proprio degli argomenti di cui invece mi occupo piĂą diffusamente, e in vari ruoli, all’esterno del blog. Che sono quelli inerenti alla comunicazione politica. Ne ho però scritto per Internet News, in un articolo intitolato Internet cerca il suo Kennedy, e mi faceva piacere segnalarlo anche qui, nel caso qualcuno avesse voglia di dargli un’occhiata.

Il titolo, devo dire, è tutto merito di Sergio Maistrello (che ha pure un bel blog rinnovato e fresco di pulito), impagabile: io avevo pensato ad un titolo talmente palloso e improponibile che, infatti, ho pensato bene di dimenticare.
In questo articolo sostengo, con un pizzico di divertita provocazione, la tesi che Internet sia un media mezza-stagione e che, per ora, Internet non basti a vincere le elezioni. Soprattutto (ma questo lo dico ora) se continua ad essere usato in modo sbagliato (e parlo dell’Italia). Ma a leggerlo forse si capisce di piĂą.

Se proprio siete poi appassionati della materia, ho scritto un altro articolo sull’argomento, riprendendo in parte alcune cose dell’articolo di Internet News, e approfondendone, in modo ancora piĂą divulgativo e sintetico, gli aspetti piĂą politici. Lo trovate sulla rivista on line dell’Irpet Toscana che pubblica dei bei numeri monografici piĂą o meno mensili. Nel numero di questo mese, dedicato a Informazione e politica, oltre indegnamente me con un articolo dal titolo Internet come luogo di rappresentanza politica permanente (e l’assenza di Sergio si nota – vi da l’idea di che razza di titoli sono capace), potete leggere delle interessanti riflessioni di Rodolfo De Cristofaro, Massimo Leone, Enrico Menduni, Giovanni Gozzini, Carlo Sorrentino, Gabriele Canè.

04/05/2004

PiĂą blog, e piĂą giornalismi

di Webgol, alle 09:19

macchinasascrivere.jpgOltre le scuse di cui sotto, alcune considerazioni un po’ più serie sull’incontro di studio di ieri allo Iulm, ma a là blogger, ovvero scritte in treno senza la dovuta riflessione e/o la necessaria sedimentazione.

Da “il blog è giornalismo?” a nuove domande
Una prima considerazione è di carattere generale. Rispetto ad un precedente (bel) convegno sui blog tenutosi all’Università della Tuscia quasi un anno fa, organizzato da Gino Roncaglia, con la presenza di molti blogger, è stato facile rilevare – e sarebbe stato strano il contrario – un avanzamento, e insieme un miglioramento, della discussione pubblica sui blog. La domanda in parte esplicita, in parte sottesa, strisciante, un anno fa era “Il blog è giornalismo?”. Oggi, partendo dal titolo dell’incontro “I Blog in redazione. Anche in Italia i Blog stanno cambiando il giornalismo. Come?”, per continuare con molte delle cose sensate che sono state dette dai relatori, a noi pare evidente un piccolo ma significativo cambiamento di prospettiva. La domanda oggi è diventata “Il blog, che tipo di giornalismo è?”, “in che modo i blog modificano il campo giornalistico?”.
Insomma quali sono i punti di contatto, di incontro e sovrapposizione, i momenti e gli spazi di condivisione, le convergenze tra il giornalismo (i giornalismi) e il blog (i blog).
Perché è pur vero che, come va dicendo Luca Sofri da un po’, e con ottime ragioni, il blog non esiste, ma è altrettanto vero che è possibile capovolgere l’affermazione e sostenere, con altre buone ragioni, che esiste una infinita varietà di blog. Cui si contrappongono, quasi specchiandosi, una infinita varietà di giornalismi. Una infinita varietà di formati, di metodi, di luoghi, di professionalità, di mestieri che conformano il campo giornalistico. Tanto che i punti di contatto tra giornalismo “professionale” (intendendo con questa definizione il semplice fatto di essere remunerato), e giornalismo blog sono oggi così molteplici e differenziati da essere difficilmente riconducibili a poche modalità esaustive.

Di seguito alcune delle cose dette ieri.

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04/05/2004

Un altro uso è possibile

di Webgol, alle 08:20

Tra i tanti usi giornalistici dei blog discussi nell’incontro di studio organizzato da Angelo Agostini allo Iulm di Milano, presenti autorevoli relatori, da Francesco Uboldi a Luca De Biase, da Luca Sofri a Leonardo Coen, c’è anche quella delle pubbliche scuse. Causa sciopero delle ferrovie, e ultimo treno disponibile per Firenze alle 18.00, abbiamo dovuto abbandonare più o meno furtivamente l’aula nel bel mezzo dell’intervento di Carlo Annese, mentre raccontava l’aneddoto di una peculiare modalità di bookmarking adottata da un giornalista poco aduso ad internet (ovvero tenere sempre il computer aperto, con explorer fisso su quel sito, giorno e notte). Quindi ci scusiamo con Carlo, innanzitutto, nonché con Edoardo Camurri (Klamm), e Massimo Mantellini, che ce li siamo proprio persi completamente, con loro, eventuali altri intervenienti ed eventuale discussione, che di solito è anche la parte più stimolante. (Paolo Ferrandi siamo riusciti a sentirlo). Tra l’altro, il treno, lo abbiamo preso all’ultimo secondo utile, dopo aver saltellato come goffi camosci tra mille pozzanghere, preso metro e salito scale con orridi fiatoni sedentari. (In realtà andrebbe distinto: Enrico saltava volteggiando con la grazia di un ballerino di flamenco da una pozza all’altra, Antonio preconizzava il suo annegamento nelle pozze mentre usava la borsa del computer come bilanciere da funambolo).

02/05/2004

Daumantai, la terra attorno alle croci

di Enrico Bianda, alle 17:41

Collina delle Croci, Lituania, Novembre 2003, foto di Antonio Sofi - clicca per la breve galleriaPercepisci di essere in un altro mondo, in un altro tempo, quando avanzi con difficoltĂ  nel fango dei campi: cammini pesantemente, zolle di fango argilloso ti rimangono attaccate agli scarponi, ti guardi intorno e vedi solo lontane capanne in una luce tagliata dalla pioggia fine.
L’unico sentiero che collega le poche case e le fattorie di Daumantai – la campagna vicina alla Collina delle Croci di Siauliai, in Lituania – è impraticabile da qualsiasi mezzo che non sia un trattore. Solo che qui di trattori non se ne vedono.
Ci avviciniamo, io e la mia guida, Frà Kazis, francescano in visita all’eremo delle Croci, ad una delle fattorie: ad accoglierci un cane che gira ossessivamente attorno ad un piolo piantato per terra. Ha ormai scavato un fosso perfettamente circolare, rabbiosamente, abbaia da ore, e adesso che ci ha visto ha anche accelerato la corsa attorno al palo che lo tiene legato ad una catena.
Kazis chiama a voce alta la donna che vive dentro alla fattoria. Si apre lentamente la porta di casa, si affaccia una coperta rossa con dentro una testa segnata da qualche capello bianco.
Ci fa entrare.
Ci togliamo le scarpe fangose nella camera di passaggio, prima di entrare nell’unica stanza riscaldata, il salotto. Seduto in fondo, vicino alla stufa a legna, un vecchio. Sarà con loro due che parlerò. Anzi li lascerò raccontare, con calma. Lui è molto malato: porta con se i segni della tubercolosi e parla lentamente. Si chiama Zabrauskas.

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