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20/05/2004

Davanti ad una statua su una guglia

di tt, alle 09:08

Fra le tue pietre e le tue nebbie faccio
villeggiatura. Mi riposo in Piazza
del Duomo. Invece
di stelle
ogni sera si accendono parole.
Nulla riposa della vita come
la vita.
U. Saba

[foto di Sirio Magnabosco]
Up There, Milano 2004, foto di Sirio Magnabosco - clicca per andare al suo sitoSi accendono i ricordi, in questa città mobile, fluida, sempre in trasformazione, dove nascosta corre la linfa di una storia non ancora del tutto cancellata, segreta, come i Navigli che ne attraversano le viscere, le meraviglie celate al viandante distratto e tutte da scoprire nei vecchi cortili, nei chiostri, nei palazzi signorili e nei giardini privati, gioielli di bellezza discreta e pudica destinati a sguardi rari, non orfani del proprio ieri.
Si posano gli sguardi più attenti su dettagli di memoria, che come tracce segnano il tessuto urbano, e i passi conducono direttamente al passato, strato dopo strato, dove la frenesia della vita contemporanea è solamente un’eco lontana, e il respiro sospiro di fantasmi dentro emblemi, prigioniero di tante sovrapposizioni.
Ed è la Milano romana, la Milano longobarda, la Milano rinascimentale a dar voce al cuore della città. E il Barocco, poco, e il Liberty in tripudio. E si incontra anche la Milano delle ombre, dei tempi dei nostri nonni e genitori, a raccontarsi, lì, all’incrocio delle Cinque Vie.

Non lontano dal Duomo,
un incrocio di guerra.
Dietro le assi, ancora le macerie.
E non solo qui. Nei pressi,
ci sono case sventrate,
pareti di piastrelle, una volta bagni
oppure cucine.
Siamo in centro, a Milano.
Tra le ferite.
In un presente senza fine.

In questo presente di disperanza costante senza attenuanti e di riferimenti che si sgretolano giorno dopo giorno sono pochi i passi da fare per incamminarsi ritornando verso quella Piazza, simbolo di una città vissuta come una promessa non sempre mantenuta ma generosamente condivisa, dove alzare gli occhi, fermamente decisi a non smarrire la propria fragile e precaria identità, davanti a una statua su una guglia, che riluce nella sera.

La Madunina

Un barbaj d’or
tacàa sù in ciel
col fil de la nostra speranza.
A. Clerici


  • La legge di Pasquino (non il politologo)
  • Un velo all’ordine
  • De Chirico e le piazze senza tempo
  • Mercato del pesce, Malta

  • 6 Commenti al post “Davanti ad una statua su una guglia”

    1. Effe
      maggio 20th, 2004 15:07
      1

      Suggestivo e vi[si]vo”, as usual. Ma provi a farlo con Rozzano, se ci riesce.

    2. su
      maggio 20th, 2004 15:55
      2

      mi chiedo spesso se per me Milano non sia ormai nulla più che un insieme di ricordi, soprattutto altrui. La Milano che amo è quella dei racconti dei miei genitori e dei loro amici, e anche un po’ la Milano di quando ero piccola. Sono tenacemente attaccata a quell’idea di Milano e mi emoziono quando riesco a ritrovarla un po’, sempre più raramente, nella città che è oggi. Belle le tue parole. ciao

    3. Red Apple
      maggio 20th, 2004 16:11
      3

      Le tue parole smussano la mia idea di Milano, una città che mi ha tolto tanto e a cui, però, non ho dato nulla. Quello che hai scritto mi riconcilia con una parte di questa città che non ho mai voluto vedere. Esitono le città che non si vedono, pur essendo lì, reali davanti agli occhi di tutti?

    4. antonio
      maggio 20th, 2004 19:09
      4

      fungo da trackback manuale reticolare. Su Milano anche questo bel post di giallodivino http://giallodivino.clarence.com/permalink/148644.html
      Mi sa che devo, al più presto, trovare il modo di conoscere meglio questa città – che, le poche volte che ho visitato, non sono mai riuscito a capire.

    5. SignorinaSilvani
      maggio 20th, 2004 20:09
      5

      Lei è sempre bravissima, Dottoressa Titti; dipinge con la penna (o meglio, la tastiera). :-*

    6. gabryella
      maggio 21st, 2004 18:09
      6

      già, una fibrillante, elegante ed animata metropoli europea, resa con un’occhiata poetica e sottile che, letteralmente, la ri-anima..

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