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14/05/2004

Quando la città trattiene il respiro

di Santa Di Pierro, alle 12:08

Controra a Malta, Marzo 2004, foto di Antonio SofiCi sono luoghi che hanno uno, mille ritmi. Ci sono città che non si spengono mai. Frenetiche o lentissime. Perché le città sono contenitori di forze vettoriali che fuggono in tutte le direzioni, si dilatano, si frantumano, si moltiplicano. Talvolta, le città, semplicemente, respirano. Inspirano ed espirano. Uno, due. Giorno, notte. Vi sono delle città, però, in cui il battere e il levare è diviso da un’insolita pausa. Un momento che sta tra il giorno e la notte, che non è, però, il pomeriggio. E’ la controra: uno stallo temporale urbano.

Tipico delle città di provincia del sud, la controra è un vero e proprio modo di essere della città e dei suoi abitanti. Si è abituati a percepire i centri abitati attraverso un ritmo che subisce variazioni minime; rallenta a notte fonda e si acutizza nelle ore di punta. Ma avete mai visto una città durante la controra? Avete mai provato a fare una passeggiata in uno di questi luoghi, tagliandoli dalla periferia al centro fra le tre e le cinque del pomeriggio?

Pochi giorni fa torno per qualche giorno a casa dai miei, al Sud. Abituata ormai ai ritmi della grande città, prendo un appuntamento alle 15:00 per rivedere una vecchia amica. Sole alto, cielo terso: decido di raggiungere il posto a piedi, nel bel mezzo della controra. Prendo lo stradone che dalla periferia, attraverso un piccolo sottopassaggio, sbuca sul corso principale, nel cuore della città, la zona dove le case costano di più e i negozi sono più prestigiosi. Il sole picchia in testa, il riverbero del silenzio è moltiplicato da spazi che sembrano più grandi senza gente, macchine in movimento, bancarelle. Nella piazza principale sono sola, tutto intorno a me sembra immobile, sospeso, le strade deserte, i bar chiusi. Una pausa prima del levare. Ogni tanto una nota, un segno: rumori invisibili.
Gli ultimi piatti riposti sullo sgocciolatoio. Qualcuno abbassa la tapparella per guardare meglio la TV o forse solo per riposarsi all’ombra. Il rumore lontano di un phon. La musica di una radio locale in piena frequenza.

Non sto parlando di un paesino, dove le donne hanno tutte la stessa acconciatura perché c’è un solo parrucchiere per signore, lo stesso per tutte. Parlo di una cittadina di provincia di oltre 50.000 abitanti. Dalla periferia al centro, un reticolato di strade deserte, un intero comune ininterrotto, addormentato ogni giorno dalle tre alle cinque del pomeriggio.
Durante questo lasso di tempo, in inverno o in estate, i negozi sono chiusi; le botteghe, le piccole aziende, gli ambulatori: chiusi. Non c’è nemmeno l’extracomunitario che da noi chiamano bilò (riproducendo il fonema del termine arabo che, presumo, significhi tappeto) e che in genere è sempre in giro a vendere cianfrusaglie multicolori.
Eppure solo poche ore prima la città era un groviglio di rumori: clacson, il frastuono rotto degli scooter truccati, il vocio del mercato del pesce, e della frutta, la gente ancora ferma al bar del centro per prendere l’aperitivo prima del pranzo. Lo stesso luogo alle 5 della sera diventa nuovamente vivo, attivo, in movimento. Il silenzio di prima viene interrotto dalle saracinesche dei negozi che si alzano, dalle macchine che si mettono in moto, dalla musica dai bar, dallo schiamazzo dei bambini che scendono a giocare a pallone nelle strade più interne.

Alla voce controra il dizionario dice: termine regionale e dialettale – le prime ore del pomeriggio, specialmente della stagione calda, tradizionalmente destinate al riposo.
Ma il vocabolario non rende giustizia a questa aritmia della vita delle città di provincia del sud. E’ vero, quando fa caldo è impossibile lavorare (anche a Milano fa caldo d’estate in quelle ore). Ma non è soltanto una questione climatica. Queste due ore che separano la giornata lavorativa hanno un valore sociale determinante: durante la controra si sta con la famiglia, ci si ritaglia il tempo di fare l’amore prima ancora di essere sfatti dall’intera giornata, si vive la casa non come luogo di passaggio ma come vero e proprio centro nevralgico delle dinamiche affettive. Durante queste due ore, d’estate si va al mare prima di riprendere a lavorare oppure ci si incontra in privato, non in piazza o nei luoghi pubblici che, per così dire, riaprono i battenti dalle cinque in poi. Si ha la possibilità di riposarsi e di lasciarsi andare all’otium. Un lasso di tempo in cui si può vivere una dimensione privata nel bel mezzo della giornata, attività che , da altre parti, si riserva soltanto alle ore serali.

La controra determina un carattere sociale forse meno produttivo rispetto ad altri, ma senza dubbio più sano. Su questo modo particolare di suddividere la giornata (mattina, controra, pomeriggio, sera, notte) gli abitanti modellano il loro modo di pensare e di vivere. La giornata sembra durare di più, non è divisa solo in a.m. e p.m., e nemmeno soltanto in due: la prima parte della giornata in cui si è al lavoro e quella serale in cui c’è tutto il resto. Per le persone che conosco e che vivono al sud c’è sempre tempo per fare qualcosa, come se il tempo si potesse dilatare a piacimento. Quasi non andasse, in fondo, così in fretta come dicono. Una filosofia di vita fatta di mezze tinte: non c’è mai qualcosa di troppo bianco o troppo nero, vi è sempre una pausa sfumata nel mezzo.

Mi piacerebbe aggiungere alla definizione del dizionario che la controra è, anche, una pausa tra due suoni. Un piccolissimo momento d’apnea in cui la città rallenta il proprio battito. Una dimensione privata, ma allo stesso tempo sociale, ricavata nelle ore diurne. E’ un interstizio in cui si conservano consuetudini e valori che definiscono l’appartenenza non solo ad un luogo ma anche a come quel luogo respira.

Uno, due. Uno, pausa, due.

Pregasi telefonare ore pasti, orario d’ufficio, ore serali. Tra le tre e le cinque del pomeriggio, però, non rispondo.


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  • 13 Commenti al post “Quando la città trattiene il respiro”

    1. miic
      maggio 14th, 2004 13:41
      1

      paesi fortunati, e civili. la controra è la cosa del sud che mi manca di più

    2. carnefresca
      maggio 14th, 2004 13:50
      2

      secondo me il concetto di controra è fisiologico anche se, ipocritamente, non riconosciuto negli orari d’ufficio: muoversi dopo i pasti fa male allo spirito:-D

    3. PlacidaSignora
      maggio 14th, 2004 15:26
      3

      Bello, molto bello.

    4. tt
      maggio 14th, 2004 15:44
      4

      ultimamente sto leggendo qui un brano più emozionante dell’altro. le parole mi sembrano tutte inadeguate per un appropriato commento. quanto vi sono grata, spero si comprenda.

    5. Donnapesca
      maggio 14th, 2004 19:33
      5

      La presbiopia si corregge con la distanza. O con un paio di lenti. Il resto, Red Apple, lo sai già..

    6. n.
      maggio 14th, 2004 21:38
      6

      bello!

    7. Red Apple
      maggio 17th, 2004 11:22
      7

      Grazie per i vostri, fin troppo buoni, commenti!
      :-)

    8. mina
      giugno 29th, 2004 14:41
      8

      bello,no?

    9. maestropaolo
      gennaio 3rd, 2005 17:56
      9

      Caldo e morbido, come la controra vera!

    10. apple
      giugno 17th, 2006 14:35
      10

      Sono una napoletana e vivo da 2 anni a milano….in realta sono ancora queste le cose che mi mancano della mia citta!!sotto questo aspeto milano è fredda!!!

    11. Maurizio - Dulevànd
      febbraio 6th, 2007 14:29
      11

      Ciao Santa, faccio parte di un gruppo musicale di stanza a Roma ma di natura meridionale il nostro nome la dice lunga
      (Dulevànd in dialetto andriese vuol dire Da Levante) ti invito a visitare il nostro spazio su MySpace
      http://www.myspace.com/dulevand un nostro brano è proprio dedicato a questo spazio di cui tu hai ben descritto lo stato d’animo. Spero che noi siamo riusciti a descriverlo altrettanto buona con la musica.
      buon ascolto e aspetto tuoi commenti, la mia mail ce l’hai.
      grazie
      maurizio – Dulevànd

    12. sicano
      agosto 6th, 2007 18:04
      12

      La controra… che meraviglia. Penso alle estati dell’infanzia in Sicilia dai nonni.

    13. oyasuminasai
      settembre 8th, 2008 18:56
      13

      Bella la controra, soprattutto quando fuori ci 43 gradi. Mi piace quell’atmosfera “calorosa” nel vero senso della parola. Potersi rifugiare nello scantinato per trovare un po’ di fresco, sensazioni secondo me impareggiabili.

      Andriese trapiantato in Toscana

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