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02/05/2004

Daumantai, la terra attorno alle croci

di Enrico Bianda, alle 17:41

Collina delle Croci, Lituania, Novembre 2003, foto di Antonio Sofi - clicca per la breve galleriaPercepisci di essere in un altro mondo, in un altro tempo, quando avanzi con difficoltà nel fango dei campi: cammini pesantemente, zolle di fango argilloso ti rimangono attaccate agli scarponi, ti guardi intorno e vedi solo lontane capanne in una luce tagliata dalla pioggia fine.
L’unico sentiero che collega le poche case e le fattorie di Daumantai – la campagna vicina alla Collina delle Croci di Siauliai, in Lituania – è impraticabile da qualsiasi mezzo che non sia un trattore. Solo che qui di trattori non se ne vedono.
Ci avviciniamo, io e la mia guida, Frà Kazis, francescano in visita all’eremo delle Croci, ad una delle fattorie: ad accoglierci un cane che gira ossessivamente attorno ad un piolo piantato per terra. Ha ormai scavato un fosso perfettamente circolare, rabbiosamente, abbaia da ore, e adesso che ci ha visto ha anche accelerato la corsa attorno al palo che lo tiene legato ad una catena.
Kazis chiama a voce alta la donna che vive dentro alla fattoria. Si apre lentamente la porta di casa, si affaccia una coperta rossa con dentro una testa segnata da qualche capello bianco.
Ci fa entrare.
Ci togliamo le scarpe fangose nella camera di passaggio, prima di entrare nell’unica stanza riscaldata, il salotto. Seduto in fondo, vicino alla stufa a legna, un vecchio. Sarà con loro due che parlerò. Anzi li lascerò raccontare, con calma. Lui è molto malato: porta con se i segni della tubercolosi e parla lentamente. Si chiama Zabrauskas.

Aspetto che il calore di quella stanza mi abbracci. Aspetto anche che si asciughi la condensa sulle lenti delle macchine fotografiche. Fuori è di qualche grado sotto zero. Kazis parla con i due anziani. Io ho il tempo di guardarmi in giro. Mi accorgo che gli oggetti sono stati tutti accatastati in questa camera. La luce filtra dalle finestre appannate. Riesco appena a gettare un’occhiata in una stanza accanto. Da li viene aria fredda. C’è un letto con una pila di coperte di lana. E calzini. Un’infinità di calzini di lana grossa. Guardo ai piedi dei due lituani e anche lì, calzini.
La luce color pastello si posa sugli oggetti poveri rivestendoli di un’aura magica. In questa casa, tra questi campi, alle spalle la Collina delle Croci, ascoltando questa lingua medioevale, pensando alla toponomastica di queste campagne pare davvero di essersi perduti in una dimensione del passato: mi aspetto da un momento all’altro di veder passare un cavaliere dell’ordine della spada.
Zabrauskas parla con difficoltà. Respira a fatica. La moglie sembra sdrammatizzare. Ride in scoppi di ilarità. Accelera il dialogo quando il marito langue e si chiude nel silenzio. Siamo seduti attorno alla stufa. Il silenzio scende tra di noi. Con imbarazzo capisco che l’incontro è finito. Il vecchio ha chiuso gli occhi. La vecchia non parlerà da sola. Non ha storie da raccontare, dice. Non le credo ma lo accetto.
Il freddo e la sera ci aspettano fuori.

Sinestesie.
Foto: sei foto della collina delle croci, di Antonio Sofi, su photowebgol
Suoni: Zabrauskas, sua moglie e Fra Kazis che parlano (mp3, 25 sec., 300 kb ca)
Blog: altri post sulla collina delle croci: Voulez vous dancer? (a.s.), l’odore dei frati (e.b.)


  • La supercazzola slava e i frati di viaggio
  • L’odore dei frati
  • Ostalgie canaglia. Kinderzone: nessuna colpa, nessuna gloria.
  • Voulez vous danser?

  • 4 Commenti al post “Daumantai, la terra attorno alle croci”

    1. Altri occhi
      maggio 10th, 2007 14:09
      1

      [IMG ]Grande reporter e grande maestro. E’ un vero peccato non conoscere anche solo una delle sue parti: un privilegio è invece restare assorti nella lettura del suo articolo Daumantai, la terra attorno alle croci e avere la fortuna di sentire da lui della storia di quella Lituania passata attraverso il restringimento della sua clessidra, per la narrazione dei nuovi Peasi membri dell’Unione Europea. Condividendo poi

    2. tt
      maggio 3rd, 2004 07:30
      2

      le foto della collina delle croci sono la prova della non necessarietà di un film come Passion o di esibire anche una sola goccia di sangue per ridimensionarci davanti alla crudezza della realtà di un Calvario. m’inquieta ancor di più il contrasto con le parole di quotidianità mite del bellissimo brano.

    3. Red Apple
      maggio 3rd, 2004 12:40
      3

      Enrico, il tuo stile è un abbraccio fatto di parole: appoggio la testa su di loro e mi lascio cullare…

    4. diletta
      maggio 18th, 2006 00:23
      4

      questo luogo mi provoca una suggestione imbarazzante. Non so spiegarmi perchè e mi rendoconto di quanto possa contareuna prova visiva…a raccontarlo non ci si crederebbe.

    5. diletta
      maggio 18th, 2006 00:26
      5

      ottima l’attenzione agli oggetti.l’accatastamento delle cose mi fa pensare alfilm di un regista polacco di cui non ricordo il nome,”ogni cosa è illuminata”.
      l’immagine delle coperte e dei calzini d’impatto.

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